Flusso di coscienza - Flusso di coscienza

Flusso di coscienza di Tito Faraci

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Senza editori

Stimo molto Makkox. Seguo il suo lavoro con ammirazione, interesse e divertimento. È davvero un grande. Ma, checché ne dica il mio amico Roberto Recchioni, QUESTA intervista mi ha rattristato. Il pensiero che, per fare un libro curato, sia necessario farlo da soli, senza un editore, è terribile. È un segno di brutti tempi, non di migliori.

Vi racconto una cosa, allora.
Oggi pomeriggio ho fatto una lunga e bella riunione con la editor del mio romanzo. Mi ha aiutato moltissimo a cogliere nodi che andavano sciolti, angoli da smussare, spunti rimasti nella penna. Mi ha aiutato a risolvere un paio di problemi, a decidere che strada prendere nel punto in cui mi ero fermato.
Ha curato il mio libro. Poi, con altre persone della casa editrice, abbiamo parlato della copertina, del lancio, della promozione…

Questo è il lavoro che si fa in una casa editrice. Che bisogna fare. Non è un'eccezione, ma la regola.
Questa è la tradizione, e spero che sia anche il futuro. (E non importa, in questo senso, che una casa editrice si occupi di narrativa o fumetti.)

 

Commenti

Io invece sono entusiasta di quel che ha fatto Makkox. Secondo me il ruolo degli editor dovrebbe limitarsi alla correzione di bozze. La creazione artistica deve appartenere totalmente all'autore, non essere diluita o modificata dagli editor, perchè non sono loro gli autori. Una casa editrice dovrebbe pubblicare un'opera a scatola chiusa. Ma secondo te Alan Moore si è fatto correggere Watchmen, prima di pubblicarlo?
Tito sposo in pieno il tuo ragionamento. Cla
(A me risulta che l'editor di Watchmen sia stato Len Wein: http://en.wikipedia.org/wiki/Len_Wein)
I problemi dell'editoria sono tantissimi. Però, in un momento in cui viviamo una "editoria senza editori", ambire a "un paese senza" è un'ingenuità imbarazzante. Ho sentito fare a Roberto quei discorsi durante la scorsa Lucca (nel corso di uno dei Comics Talks) e ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a un uomo carico di fede (e, come sempre mi succede in questi casi, mi sono sentito respinto). La stessa sgradevole sensazione mi assale leggendo l'intervista a Makkox. Pensare oggi che la produzione di storie sia un atto individuale che non ha bisogno di un livello di interlocuzione industriale è antistorico. Pensare che i mezzi non cambino i prodotti è quantomeno sciocco. L'autoproduzione è UNA possibilità. Assumere che essa debba divenire il modello unico è un dogma. Personalmente non credo neanche in quel dio.
Il fatto è che, oggi come oggi, gli editori che hanno davvero il coraggio di pubblicare nuovi libri, da autori promettenti ma sconosciuti al grande pubblico, sono davvero pochissimi. A mio parere, l'autoproduzione (almeno iniziale), è un modo come un altro per farsi conoscere e/o notare da qualcuno di questi editori.
Secondo me i due discorsi sono condivisibili e uno non esclude l'altro. Dipende da che tipo di artista sei. Bisogna anche essere capaci di rapportarsi con un editor. Comunque non solo Alan Moore ha avuto degli editor, ma leggendo un paio di sceneggiature si scopre pure che i disegnatori non hanno eseguito alla lettera tutto quanto ma qualche modifica ogni tanto la facevano.
Gli editori che pubblicano a scatola chiusa non si chiamano editori, ma tipografi. C'è una sostanziale differenza. Sul ruolo degli editor si è discusso molto anche sul blog di Tito. Così come per un medico che sbaglia un intervento ce ne sono centinaia che curano persone e spesso salvano vite, esistono pochi editor che possono fare danni (ed è indiscutibile che esistano) e altri che rendono grande un autore. Mi piace ricordare Grazia Cherchi, che ha fatto in modo che Stefano Benni diventasse Stefano Benni. In generale, diciamo che i discorsi ideologici - così come quelli, diciamo così, cerchiobottistici - non servono a nulla. Makkox, comunque, è un genio.
tito, sicuro che il caso in questione sia un "segno dei tempi" e non uno specifico, limitato desiderio personale? Aver voglia di fare un certo libro con le proprie manine, perché ci si diverte a farlo, non vuol dire escludere che si possa farne un altro, e ben curato, con un editore. Poi se si allarga il caso a un dibattito generale, possiamo riprendere la solita questione autoproduzione vs. ruolo dell'editore. Ma non mi pareva che questo librino, voluto come esercizio personale da Makkox, sia chissà quale segnale (e qui la penso, come ho scritto qlc giorno fa, diversamente da roberto)
Dici, Matteo? Eppure a me è sembrato un po' un manifesto generale. Il senso mi è parso: "se vuoi un prodotto curato, devi fartelo da solo".
Non rispondo mai agli articoli, commenti o post sul web, ma questa volta mi preme farlo. Il problema della sua riflessione è che, con tutto il rispetto, lei giudica la questione da un punto di vista totalmente falsato. Lei è un autore importante e sono sicuro che ha dovuto farsi le ossa per entrare nell'olimpo, ma le assicuro che non si trovava in un panorama editoriale come il nostro. In Italia si fanno tante belle cose, conosco anche personalmente fantastici autori, ma il problema è di chi deve iniziare. L'autoproduzione è una strada spesso obbligata, gli spazi "d'esordio" sono sempre più risicati. Non ci sono più piccole produzioni pronte a rischiare su mister nessuno, quindi mister nessuno deve farsi strada da solo e se l'autoproduzione è un buon metodo perchè no. Mi sembra manchino gli spazi per costruirsela una carriera, quindi, sempre più frequentemente, iniziamo ad inventarceli; dopo tutto scrivere o disegnare sempre e solo per se stessi senza un responso di pubblico dopo un po' diventa frustrante. Inoltre vorrei anche far notare una brutta abitudine delle case editrici -tipica discussione a cui o assistito o preso parte in prima persona a una fiera- editore: Molto carino il progetto, ben presentato i disegni sono carini, vi facciamo sapere tra un mesetto- Perchè dopo un mesetto nessuno si degna di rispondere anche con una mail precompilata che dice agli autori di trovarsi un lavoro alle poste? Se è così bello essere seguiti da una casa editrice allora perchè le case editrici non si degnano mai di dirti cosa hai sbagliato? Il problema qui non è in come gli sceneggiatori o disegnatori guardano alle case editrici, ma come queste hanno iniziato a voltare le spalle agli stessi. Sono stato prolisso e verboso e me ne scuso, colpa della giovane età e dell'empatia verso l'argomento.
Detesto fare interventi veltroniani, ma in questo caso mi tocca. credo che un autore possa produrre ottimo materiale, da solo. credo che molti editori, specie nel mondo fumettistico, siano inutili. è un triste dato di fatto. ma credo anche che nella maggior parte delle case editrici serie ci siano grandi professionisti, che sono in grado di fare molto, moltissimo, per il tuo libro. ti segnalano cose a cui non avevi pensato, ti fanno riflettere sulla trama, sulla leggibilità e sul metatesto. non sono inutili sciocchezze. nemmeno il più lungimirante degli autori è in grado di mettere tra sé e la sua opera la distanza necessaria per fare tutto questo altrettanto bene. mi reputo molto fortunata ad aver lavorato con un paio di editor di prima categoria. e, Mik, glielo lo sta dicendo una che non è un'autrice affermata e che non sta in nessun olimpo. ma concordo sul fatto che alcune realtà vadano evitate. non quelle che sottopongono il tuo lavoro a un editing, ma quelle che non lo fanno, non ti promuovono e non ti rispettano. di quelle sì che si può fare tranquillamente a meno.
Ringrazio in particolare Mik, per l'intervento (ma non mi dare del lei, per favore!). L'autoproduzione di cui parla è certamente diversa da quella di Makkox. Un modo per farsi notare, per fare sentire la propria voce... per avere qualcosa da mettere sotto gli occhi di un editore, magari. Sulla cui opportunità, anzi, necessità non ho nulla da ridire. Però, ripeto, è un altro discorso rispetto a quello di Makkox.
Quello che ho letto nell'intervista di Marco, un autore che Tito sa quanto enormemente stimo, è qualcosa di già sentito (anche se Marco la mette giù meglio). Il fatto è che anche lui mischia due discorsi: la libertà creativa (e tipografica), con la libertà economica. Da un lato, l'editore non serve perché ha idee del menga e non è in grado di dare valore aggiunto nè di spendere a sufficienza per carta e stampa di qualità. Dall'altro, in ogni caso non "paga" abbastanza questa ingerenza. Il discorso a me pare viziato da una discreta propensione alla prostituzione intellettuale (questa è per gli interisti). Perchè se l'editore è un cretino, ma ha i soldi, allora va bene? Inoltre: tutte le valutazioni economiche sull'autoproduzione mi sembra che manchino di un particolare importante. L'editore ha uffici, magazzini, persone e tasse da pagare. Chi si autoproduce, se può farlo per hobby, è chiaro che avrà conti che tornano più velocemente. Per Mik: il discorso qui è un altro, Makkox gode di vetrine importanti e ha vari editori che gli fanno proposte. Per gli aspiranti autori... che dire, anche in casa editrice abbiamo parecchie storielle "dell'orrore" sugli incontri che ci capitano. Hanno tutti un denominatore comune: noi parliamo, ma dall'altra parte non ci ascolta nessuno, convinti di essere geni assoluti e annoiati da chi evidentemente non ne coglie il talento.
come detto nell'intervista in questione, non consiglio l'autoproduzione a un esordiente. Penso batterebbe il muso nel selciato. Consiglio invece l'autoproduzione (come d'altra parte ha consigliato a me l'esperienza di Ausonia con Interni) ad autori già sgrezzati e maturi. Maturi e sgrezzati lo si diventa anche e forse soprattutto dal confronto con gli editor pro, che io credo di avere avuto nel tempo e continuo ad avere su altri progetti. I motivi per cui consiglio st'esperienza sono due: uno è quasi di radice bauhaus: esperire tutte le fasi produttive, anche dell'oggetto libro, oltre che dei contenuti; l'altro di natura economica: non so a chi dica meglio di me, ma incassare da un editore 8000 euro netti cash per un libro di 48 pagine tirato in sole 1000 copie per me sarebbe stato fantascienza. E comunque il libro non è "bruciato" per l'editoria classica, ove interessi, perché 1000 copie, esaurite tramite il canale web senza passaggio in libreria, numericamente non sono nulla: al limite un test. nelle argomentazioni che ho letto qui c'è un po' di strow man argument. Io non dico che l'editore sia bestia sanguisuga inutile, ma che il mercato e la filiera creano delle strettoie oggettive al prodotto, alla retribuzione dell'autore e alla qualità che non trovano colpevole assoluto. Semplicemente è così e per quel canale non può essere altrimenti.
Scusate la latitanza. Sono in viaggio e la connessione a internet è un po' altalenante. Ringrazio molto tutti dei commenti e, in particolare, Makkox che ha ribadito e chiarito la sua posizione con misura ed equilibrio.
Quindi Sergio Bonelli, Angela e Luciana Giussani, Luciano Secchi hanno sbagliato tutto a pubblicare senza un editor.
Quando pubblichi per una casa editrice di cui sei proprietario, in tutto o in parte, non significa che il tuo lavoro non riceva una cura editoriale. Anzi.
Quando la famiglia Bonelli lanciò i primi fumetti la cura editoriale la facevano loro, stesso discorso per le sorelle Giussani e tutti i fumetti della Corno. Erano semplicemente persone coraggiose, dei pionieri, che sapevano, o comunque rischiavano, quel che facevano. Conosco bene gli editors, molti sono capaci ma dovrebbero preoccuparsi della grammatica e i problemi legali legati al prodotto e non decidere secondo il loro gusto. Quando Fruttero e Lucentini, con tutti i loro meriti, curavano Urania tagliarono interi brani dai romanzi di Philip K. Dick riducendolo a un semplice raccontino di avventura cassando le parti più creative che hanno fatto di Dick l'autore geniale che era. Ed è. Se un autore scrive a salario l'editor ha il diritto di cambiare tutto quello che vuole ma se si scrive delle proprie fantasie, incubi, genialità tenga giù le mani. poiché l'editor vuol prevalere e l'autore anche le possibilità sono due, ti stampi da solo - e si può vendere bene - o chini la testa perché "così si venderà di più". In questo modo, paragonando il fumetto all'industria automobilistica il fumettista a salario sta all'operaio Mario Rossi come il fumettista creativo sta a Pininfarina. Nobile e dignitoso l'operaio fumettista ma artista proprio no. L'artista è un innovatore, uno che va contro gli schemi prestabiliti, che abbatte barriere anche pagando un prezzo.
Sembri molto esperto, Max. Lavori nel capo dell'editoria? Sai, per esperienza personale, cosa significa editare un libro? O un fumetto? Hai conosciuto almeno una delle sorelle Giussani... ci hai lavorato e parlato? Sai come va in Bonelli? Sai che cosa è un editor e qual è il suo rapporto con un autore mentre produce un'opera?