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Flusso di coscienza di Tito Faraci

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Soffrire invano

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C'è una cosa che vorrei aggiungere a quanto scritto due giorni fa. Ne ho già parlato lì, nei commenti, ma ci torno perché mi sembra importante. Anche se forse non mi renderà più simpatico. 

I geni incompresi esistono. Ma sono una rarità. Dopo un rifiuto, un altro, un altro ancora… conviene prendere in seria considerazione l'ipotesi che quella strada non faccia per voi. Serenamente. Per voi stessi, per amor proprio. 

Peggio di soffrire, c'è solo soffrire invano.

Commenti

I geni incompresi saranno sempre meno se il Governo ricomincerà a finanziare la ricerca. E non avremo sulle spalle questi bamboccioni iper-qualificati che si riciclano in occupazioni temporanee che li accompagneranno fino all'età della pensione che non avranno. Mio zio è proprietario di un Luna Park, uno degli ultimi dove è ancora possibile ammirarsi in uno specchio deformante che non sia la nostra immagine virtuale in un social network ed uno dei primi a credere in una formazione seria del personale. Il candidato assistente manutentore della calci-in-culo ( chiedo scusa per il francesismo, ma calcio è una parola di moda in questi giorni ) ha una di quelle lauree che saranno spendibili nel ventiduesimo secolo e parla con disinvoltura diverse lingue morte che erano vivaci quando ha cominciato a studiarle. Lo faccio salire sul Galeone Basculante - guarda il mio costume da Capitan Creepascool, il corsaro freak, come se si trovasse davanti ad una creatura di Kafka che sta diventando un personaggio di Lovecraft - e decido che, considerato l'entusiasmo del fanciullo, gli appiopperò un paio di giri a velocità warp. Serro la mia cintura di sicurezza, il discepolo di fianco a me fa lo stesso. Siamo seduti davanti al mio pc - una barca con tutte le comodità - e sto guardando l'illustrazione del post del signor Faraci a cui sto aggiungendo un commento. Partiamo. Raggiungo una velocità che porterebbe Valentino Rossi a desiderare di essere solo un personaggio di Manara, ma il giovine ha la stessa espressione dell'emoticon dello ''have a nice day''. Non fermo la giostra per un tempo sufficiente ad ascoltare un live dei Guns & Roses con bis di November Rain ed il sorrisone del mio compagno di centrifuga andava da uno dei suoi orecchi alla macchina dello zucchero filato, dall'altra parte del campo. Inchiodo. Scende e mi dice che stava cercando da tempo una idea per un cortometraggio da presentare alla Sagra della Calma Assoluta - l'annuale convention degli ex nevrotici che promuovono uno stile di vita più accettabile - senza riuscire a trovare qualcosa di innovativo. Mi schiocca un bacio sotto la benda nera, dove la guancia è solcata da un trasferello di cicatrice, e mi dice che il suo micro film consisterà in un'ora di una suora con il cappellone a cappelletto che si tuffa nel latte di bufala. Io sono ritornato a sfogliare i curricula (quanti ex cartoonists desiderano lavorare sull'otto volante, probabilmente per riposarsi ) chiedendomi una volta di più se il genio non è la capacità di trovare la monetina dove si è certi che non era stata persa, come l'ubriaco della barzelletta, sicuri che prima o poi qualcuno punterà la luce sul bersaglio, se siamo fortunati ed abbiamo lo shining, o nei nostri occhi, se siamo solo i tizi che, alla fine, staccano il biglietto al cliente che si siede nella macchinina e ti restituisce lo zucchero che ha filato, se non regge il dolce su e giù. Ma così è la vita e lo show e tutto il resto. Forse.
Uno dei tuoi (vostri?) migliori interventi.
Forse detta così, è una questione ridotta troppo ai minimi termini. Dopo quanti rifiuti bisognerebbe arrendersi? E perché? Io sono dell'idea che se si sanno gestire i rifiuti, la resa non deve essere un'ipotesi da prendere in considerazione (anche se, alla lunga, verrà da sé). Occorre mantenere viva la passione e la motivazione, capire perché i lavori sono stati rifiutati, sottoporre le idee vecchie e nuove a persone che riteniamo competenti e fare tesoro di tutti i consigli che riceviamo, anche dopo tanti rifiuti. Oggi abbiamo internet: perché non sottoporre i nostri lavori alla rete? Non bisogna avere paura della sofferenza, occorre lavorare duro. Nel frattempo, però, se non riusciamo a trovare la chiave per comprendere i nostri errori, è meglio cominciare a coltivare nuove passioni, dedicando un tempo decrescente alla scrittura, in attesa di trovare qualche buona idea. Ad esempio, leggere. Se nel frattempo la passione si spegne, allora non era cosa per noi (ma allora la resa viene naturale). Concordo, tuttavia, sul fatto che intestardirsi è deleterio, ma non bisogna avere paura di soffrire, forse è questa la parte peggiore del tuo post, e questo vale in tutti i campi: se i nostri avi avessero avuto paura di soffrire (morire), oggi saremmo sotto una monarchia assoluta (ok, facciamo finta che non lo siamo :) ). Stando sul tuo filo di pensiero (solo per fare l'esempio di un manga che ho appena finito di leggere), Tite Kubo avrebbe dovuto arrendersi: non l'ha fatto, ha chiesto feedback ed oggi abbiamo un manga di successo in più. Tu potrai dire "Tite Kubo era un genio non ancora compreso, per lui il discorso non vale". Ma se si fosse arreso avremmo perso un genio: nessuno, nemmeno l'autore stesso, può dire a priori se uno è un genio o no. Potrebbe esserlo e non saperlo oppure crederlo senza esserlo, ma queste due figure sono indistinguibili, perfino dopo un'eventuale pubblicazione (non sono gli editori, quanto il pubblico a decidere chi è un genio). Per questo, secondo me, consigliare la resa in modo così semplicistico, in tre righe, rischia di farci perdere delle buone idee (e in un mercato che sa di gallette rafferme come quello italiano questo è il male assoluto). Sorvolo su tutti i problemi che affliggono il mercato italiano del fumetto (e quindi soprattutto gli aspiranti autori), che sarebbe da demolire e rifare da capo prendendo ad esempio realtà ben più frizzanti (senza considerare che la lotta fra editoria tradizionale e editoria virtuale si ripropone fra gli albi classici e le sempre maggiori spinte del webcomic).
Il mio è un invito a "prendere in seria considerazione" una ipotesi. Almeno-fare-questo: considerare anche quella possibilità, sebbene all'inizio possa fare soffrire. U invito a non partire dal presupposto, paranoico, che se dieci editor - facendo il loro lavoro - ti dicono che quella non è la tua strada... siano loro a sbagliarsi e tu l'incompreso. Bisogna credere in se stessi, ma non ciecamente. Se ho usato tre righe è per essere chiaro. Per essere semplice, che non è lo stesso di semplicistico. Perché si può essere semplicistici, invece, anche usando trecento righe.
Per me, Crepascolo è un genio. Spero che sia anche compreso.
Sì, ha del genio. E cominciamo a comprenderlo in molti. Fra l'altro, oggi con un incipit di sorprendente (per lui) e brutale chiarezza.
Dai, Crepax dicci chi sei. Baricco? Il pronipote del Gadda? Il cugino intelligente di Moccia? Luther Blisset?
Questo post è sale su ferite ancora aperte. Io sono ancora in analisi per superare la presa di coscienza di cui parli. P.S. Anche se non intervengo mai, ti seguo ancora, Tito ;-)
Mi dispiace molto, Michele. So che per me è facile dirlo, forse anche comodo (troppo comodo), ma credo davvero che ci siano tanti altri mestieri belli e importanti quanto scrivere fumetti.
Capisco che Tito sia tediato da milioni di aspiranti autori brocchi, pedanti e noiosi, ma arrendersi mai. Ma proprio mai mai mai. Con tutti i cagnacci che lavorano nei ruoli più disparati (fumetto, cinema, tv, musica) nessuno deve sentirsi poco portato o inadeguato. E nemmeno genio, ovvio. Se fosse per me farei smettere tanti "professionsti", più che far desistere gli aspiranti :-)
Caro Giuseppe, con molta franchezza, a me il discorso "con tutti i cagnacci che lavorano" fa venire l'orchite. Secondo me, valutare realisticamente i propri limiti, non è una resa. Anzi, semmai, è qualcosa di più vicino al coraggio. Il coraggio di vedersela con se stessi. Poi c'è un'altra cosa che mi infastidisce: questa interpretazione massimalista del mio post, non solo tua. Io parlo di (copio e incollo): "prendere in seria considerazione l'ipotesi". Cioè, semplicemente, valutare una possibilità, affrontarla invece che girarle le spalle. Non ho consigliato di arrendersi subito e neanche quasi subito. Uno può "prendere in seria considerazione l'ipotesi" che quella non sia la sua strada... ma poi concludere che invece lo è, malgrado i rifiuti e le difficoltà. E da questa riflessione, secondo me, trarrà nuova forza.
aggiungerei che non è scritto da nessuna parte che debba essere un mestiere. Io da 7 anni suono una chitarra acustica: autodidatta, pippa conclamata. Ho il senso del ritmo di un morto, col tempo l'ho migliorato ma oltre un tot non potò mai arrivare. Di sicuro la chitarra non sarà il mio mestiere, ciò non toglie che quell'oretta ogni giorno passata a strimpellare rimane uno dei momenti quotidiani più preziosi. Milgioro piano piano e me ne accorgo, è parte del divertimento, poi quest'anno ho comprato quella elettrica, non vi dico... Cosi si può decidere di diventare scrittori senza che vi paghi nessuno, o pittori o quello che vi pare, anche scrittori di fumetti. Vi trovate un altro alvoro che vi piace e che magari paga meglio (perchè da quel che leggo in giro...) e magari tra 40 anni, si spera in pensione, vi viene di nuovo in mente di far pubblicare qualcosa di vostro, o magari no e siete contenti cosi: ve li leggete voi e qualche amico.
Caro pog, non è la stessa cosa. Si può fare lo scrittore di prosa per hobby, ma non lo sceneggiatore: che accidenti me ne faccio di uno script se nessuno lo traspone? Massima frustrazione. Tito, grazie della solidarietà, ad ogni modo la mia era un'iperbole. Più o meno.
Michele ha ragione, purtroppo.
Ehi Ehi, nemmeno il post deve essere interpretato in modo massimalista. Sai quante volte ho pensato che scrivere e disegnare non sono cose che ordina il dottore? Figurati! Forse sbaglio, le regole le fai tu, ma credo che a una tua tesi sia divertente contrapporre un'antitesi, per cazzeggiare un po'. Il famoso discorso sui cagnacci non lo faccio tanto per denigrare i colleghi o dare false speranze ai brocchi, ma per suggerire che a volte un grosso culo aiuta più del talento. Esiste, insomma, una vasta schiera di autori onesti ma intercambiabili che chiunque (o quasi) potrebbe sostituire. La cosa davvero difficile, sempre, è essere l'uomo giusto, al posto giusto, nel momento giusto. Ciao!
Scusa, nella prima riga manca un "mio". Nemmeno il MIO post.
certo che hai ragione michele, non volevo parlare di te. Magari ho preso il discorso un po' troppo alla larga, pensavo solo al fatto che spesso si dà per scontato che ciò che ci piace fare debba essere per forza un lavoro, sotto una certa ottica è un po' triste.