Flusso di coscienza - Flusso di coscienza

Flusso di coscienza di Tito Faraci

RSS Feed

Certi piccoli peccati

Torno sulla questione del post precedente. Mi dicono che Massimo Gramellini, ieri, abbia riproposto il suo articolo a Che tempo che fa usando il termine "fiction" al posto di "fumetto". Non ho visto la trasmissione, ma così risulta anche da testo riportato QUI.  Ovviamente mi fa piacere l'aggiustamento di tiro che, peraltro, dà un senso leggermente diverso e, a mio a parere, più centrato all'intero concetto espresso. (Di certo, frutto di autonoma riflessione. Dubito molto, infatti, che il mio precedente post possa essere entrato nel radar del giornalista. Non mi ritengo tanto influente e visibile, figuriamoci.)

Intanto, ho fatto una riflessione anch'io, su come a volte tutti noi usiamo in senso dispregiativo termini come "hollywoodiano" – anche se il cinema di Hollywood ha generato tanti e tanti capolavori – o "melodrammatico" – anche se il melodramma merita grande rispetto – o "da operetta" – anche se si tratta di un genere a cavallo fra teatro e lirica che ha avuto dignità e importanza, anticipando fra l'altro il musical. E un tempo, quando ero lettore appassionatissimo di fantascienza (non che l'abbia mai rinnegata), soffrivo quando sentivo un'assurdità definita "roba da fantascienza": ora mi sembra che non si faccia più, ma forse sono io che non me ne accorgo. 
Con le parole si possono commettere peccati più gravi, lo so, e questi sono veniali. Forse, però, una maggiore attenzione non guasterebbe, da parte di tutti, o almeno una maggiore consapevolezza. Lo stesso Gramellini avverte del pericolo di perdere il significato delle parole, appunto. E la sua riflessione sulla parola "eroe" è acuta e importante. Leggetevela. 
Per quanto riguarda il fumetto, c'è pure da dire che di angherie ne ha subite tante. Oggetto di pregiudizi che vanno ben oltre l'uso improprio del termine. E noi fumettari, se a volte siamo un po' suscettibili, ne abbiamo buona ragione. Cercate di capirci.

Commenti

Nel mio piccolo ti avevo preceduto di qualche ora, scrivendo un commento all'articolo pubblicato sulla pagina di Facebook di Gramellini, per far notare il brutto uso della parola "fumetto". Ho seguito anche "Che tempo che fa", e ho avuto piacere del cambiamento nel paragone. Non solo gli scrittori di fumetti sono suscettibili, anche i lettori non sono da meno. Bel blog, comunque. Peccato che l'abbia scoperto da poco :D
Ma non è che, in generale, ce la si prende un po' troppo? Si potrà dire “fumetto” o “fantascienza" o "roba da ragionieri" senza che i rappresentanti delle rispettive categorie prendano d'aceto? Oppure, siccome lavoriamo nel fumetto, il fumetto è sempre arte, sempre grande, sempre bello, sempre profondo e intelligente? Quando la difesa di un valore diventa difesa di una corporazione, io (scusami tanto, Tito) preferisco non farne parte.
Il punto è che purtroppo quell'uso dispregiativo di fumetto è troppo diffuso e da troppo tempo. Rispecchia davvero una certa diffusa, appunto, percezione semplicistica del fumetto. Il senso di questo post è comunque un'autoanalisi, un mea (nostra) culpa: noi tutti usiamo anche modi di dire come "hollywoodiano" o "da fantascienza"... Si tratta di peccati veniali, ma vale la pena, secondo me, di rifletterci. Il fumetto non è sempre grande né sempre bello. E, allo stesso tempo, però, non può essere sempre additato come prodotto di poco conto, e usato come relativa metafora. Poi, insomma, un conto è esprimersi in un certo modo a tavola fra amici... un altro in un editoriale di un importante quotidiano nazionale. Corporativismo è una parola un po' grossa, soprattutto in questo momento storico (e in Italia). Nel fumetto io non ne vedo. (Per la verità, nemmeno in un senso "sano" di coesione e solidarietà.)
E, tuttavia, quell'accezione dispregiativa non arriva dal nulla. Sappiamo bene che in epoche non remote in cui altre forme di espressione - il cinema, la letteratura - proponevano capolavori, gli editori di fumetto si accontentavano di sfornare a nastro storielle e storiacce tagliate grosse per palati non troppo educati. È anche vero che oggi i rapporti si sono riequilibrati (in taluni casi, addirittura ribaltati) e il fumetto ha conquistato una propria nobiltà. Ma per lavare quel “peccato originale” ci vorrà ancora un po' di tempo. Io la vedo così.
Ecco, su questa strada ti seguo più volentieri. Premesso che nel fumetto classico ci sono fior di capolavori (da Krazy Cat a Popeye, da Flash Gordon a Dick Tracy, per non dire del fumetto disneyano, e poi la EC Comics e poi...), c'è stato anche tanto, troppo pattume. Le ragioni di ciò sono complesse. (Negli anni Cinquanta, in America, subirono persino una caccia alle streghe che costrinse ad "abbassare la guardia".) Fatto sta che, oggi, NON bisogna mai abbassare la guardia. Lo dico a chi i fumetti li fa, lo dico quindi anche a me stesso: cerchiamo di non farci mai beccare con la camicia fuori dai pantaloni (cit. Stephen King).
Spezzo una lancia a favore del mio ex allievo Gramello - non è noto, ma il ragazzo era un discreto matitista - che conosco da quando era una corda tesa tra John Ridgeway ( Hellblazer, The Agent, The Spectre ) e Gio Freghieri ( colonna della SBE ). Se esiste un emulo di Bernstein e Woodward sulla faccia della Terra che considera i comics una sua necessità sussidiaria che antepone solo al respirare ( chiedo scusa x il plagio al signor Allen ) è il vecchio Max. Ricordo al coltissimo pubblico del signor Faraci che in Italia si usa il termine fumetto in senso dispregiativo alludendo ai canovacci dei fotoromanzi. I ns nonni guardavano alle 'zine ( con una enne sia chiaro, questo è un blog x famiglie ) delle ns nonne e non si capacitavano della pochezza delle trovate con cui ignoti condivano la vita della bella Sofia Lazzaro, corda tesa tra la implume Scicolone e la sontuosa Loren. E pensare che Will Eisner ha dichiarato di dover molto alla roba che da noi era spacciata da Grand Hotel ! Non mi fraintendete. Io STIMO davvero l'abilità di chi trova l'ennesima variazione sul tema '' Ella ama non amata Colui che il Briccone ha deciso di allontare perchè innamorato perso di Ella ''x le stesse ragioni x cui il signor Dupin di Poe stigmatizza quanto la dama presenti difficoltà che nemmeno gli scacchi. Nel mio corso di introduzione alla Nona Arte pretendevo che i miei studenti scrivessero la sceneggiatura di un fotoromanzo ( ho letto che anche Mark Millar intendeva realizzare il suo ''1985 '' in quel modo, ma rinunciò x i costi ndr ) e Gramello ne presentò uno di cui tento una sintesi: Tracio è un ceffo con la camicia sempre fuori dai pantaloni innamorato perso di Caterina la Gatta, ragioniera disoccupata che sogna una carriera come ghost writer in sci-fi zines. Tracio teme che Cat faccia gli occhi dolci a Stefano '' Il Lampo '' re delle lavanderie che si è fatto strada a muso duro in un racket gestito da cinesi. Per fare in modo che il rivale si concentri altrove e abbassi la guardia sul fronte Gatta, Tracio intercetta un convoglio che trasporta amido nei lab tracici e mischia al composto una soluzione di cauccìù. Le camice così trattate prendono un che di gommoso. Capita che parecchi clienti del Lampo siano su di un traghetto che capita sopra uno scoglio non segnalato. I capi intrisi con tracce di gomma tengono a galla i passeggeri fino all'arrivo dei soccorsi. Ste è un eroe, ma Cat gli preferisce il tizio con la camicia che gli copre le chiappe ( '' sono i ragazzi cattivi che ti fanno battere + forte il cuore '' sentenziava Laura Dern in Cuore Selvaggio ). Onestamente, ai tempi, il suo elaborato non mi sembrò all'altezza degli standard del fumetto mainstream e consigliai a Gramello di fare altro. Ho sbagliato ?
@Vitaliano "E, tuttavia, quell'accezione dispregiativa non arriva dal nulla. Sappiamo bene che in epoche non remote in cui altre forme di espressione - il cinema, la letteratura - proponevano capolavori, gli editori di fumetto si accontentavano di sfornare a nastro storielle e storiacce tagliate grosse per palati non troppo educati. " Trovami un altro medium che a pochi anni dalla nascita "ufficiale" ti regala Little Nemo e Krazy Kat e poi ne riparliamo.
Marco, non è il caso di essere polemici. Io faccio il fumettista, quindi figurati se mi metto a denigrare il mio lavoro. Ho semplicemente detto che in passato il fumetto proponeva storie di secondo ordine. Certo, c'erano eccezioni, che erano, perlappunto, eccezioni - tra cui, quelle da te citate. Se leggi interamente il mio commento, ho aggiunto che oggi i rapporti si sono equilibrati se non ribaltati. Sicché tra gli "scrittori" più venduti ci sono Fabio Volo e Federico Moccia, i cui libri nascondono capolavori come Blankets o Maus.
Che poi anche andando a valutare il "pattume" delle riviste degli anni '50 i capolavori si trovavano. Nella narrativa, se non ci fossero state riviste come "Amazing Stories", "Atounding Stories", "Weird Tales", non avremmo avuto nemmeno Asimov, Lovecraft o Howard. Le "rivistaccie" di fumetto grossolano sono state pur sempre palestre e campi di sperimentazione. Così come nell'iniziale fumetto dei giornali (Crazy Kat, Little Nemo) gli autori avevano molto più spazio per la sperimentazione: oggi come oggi chi pubblicherebbe "Up Side Sown" di Gustav Verbeke? Per cui se bisogna ripudiare le etichette di Wertham, non bisognerebbe nemmeno disprezzare troppo le pubblicazioni grossolane, a mio parere.
Questo del "fumetto" come termine di paragone negativo è purtroppo un vizio duro a morire. Purtroppo si tratta certamente di disattenzione lessicale, ma che nasce - o almeno cresce - nell'eterna svalutazione del mezzo. Ricordo una storia di Rat-Man (peraltro con un cameo, se così si può chiamare, proprio del grande Tito) in cui si leggeva: "Il fumetto. Da quando è nato, per più di un secolo è stato disprezzato e sottovalutato. Ma dopo tante battaglie, oggi il fumetto è finalmente finalmente considerato 'la nona arte'. La settima sono gli oggetti in pasta di sale. L'ottava è il rutto parlato."

Scrivi un commento