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Flusso di coscienza di Tito Faraci

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Cicli

Bicicletta

Per molti anni ho appertenuto al primo anello della catena alimentare delle strade milanesi. Quello dei pedoni.

Sarà anche che guidare non mi piace, a differenza di mia moglie. Cedo ben volentieri a lei il volante, quando è possibile. (A proposito, perché c'è sempre qualcuno che mi chiede "ma hai la patente?" vedendo lei al posto di guida… mentre, quando il conducente è l'uomo, nessuno pone una domanda simile alla donna al suo fianco?!) E in ogni caso abbiamo un'auto soltanto, un po' perché disponiamo di un solo garage e un po' per un barlume di coscienza ecologica. Senza contare il risparmio.

Fatto sta, dicevo, che sono stato a lungo un pedone. Finché, un paio di settimane fa, ispirato da una figlia felicemente ciclista, mi sono procurato una bicicletta. Preoccupato dell'eventualità – tutt'altro che remota –  di vedermela rubare, ne ho cercata una brutta. Molto brutta, possibilmente. Una ricerca dai risvolti abbastanza comici ("Buongiorno, cerco una brutta bicicletta. Ne avete?"). Purtroppo, non volendo – per principio – acquistarla in luoghi in cui avrei finanziato il traffico di bici rubate, ne ho trovata solo una discreta, con tanto di rinomati freni a bacchetta. In compenso, ho comprato anche due catene che terrebbero buono King Kong. Speriamo che bastino.

Risultato: sono soddisfatto, mi sento più libero, il tragitto tra casa a studio – in gran parte lungo i navigli – è piuttosto piacevole. Fischietto, a volte. Ma…

Ma c'è un dilemma, una scelta difficile. Uno scontro fra etica e sopravvivenza, addirittura. Vedete, ho due possibilità:

A) Transitare sulla strada, con gli automobilisti che si muovono come se io fossi incorporeo e trasparente. Un fantasma. E tale cercano di rendermi. Il punto è che io non credo nei fantasmi e, da buon laico, sono piuttosto attaccato all'unica vita che ho. 

B) Spostarmi sui marciapiedi, con i pedoni che mi rivolgono occhiatacce e, talora, anche insulti. E li capisco, perbacco, dato che sono stato uno di loro!

Nel dubbio sto alternando le opzioni, ma così patisco gli svantaggi di entrambe e mi trovo in tormentosa indecisione. Magari qualcuno di voi mi aiuterà a scegliere…

Commenti

Beh, potresti fare in modo di "spiccare" di più in mezzo al traffico, magari modificando un po' la bici in modo da attirare l'attenzione, ma non troppo. Che ne pensi di questa personalizzazione? http://bit.ly/qbzXqL ;)
Ciao e benvenuto in sella! In questi casi quello che più conta è la massa critica, ovvero, più ciclisti ci sono, maggiore è la sicurezza per tutti, quindi: 1. evita assolutamente i marciapiedi in cui rischi la vita tua e di altre persone 2. vai sulla strada armato di prudenza e determinazione: la strada è anche tua in fondo. Per approfondimenti: http://piciclisti.wordpress.com/2011/09/27/ciclisti-padroni-della-strada/
Da ciclista milanese da tantissimi anni, qualche consiglio: 1) non è affatto vero che le bici più belle vengono rubate di più, anzi: secondo l'esperienza pluridecennale della mia famiglia vengono rubate assai di meno. in effetti la cosa ha anche senso: quando rubi una bicicletta, se sei un ladro di professione, lo fai per rivenderla, magari in mercatini dove tu giustamente non hai voluto comprarla. Ora pensaci: quante biciclette nuove (per esempio, del decathlon) hai visto in quei mercatini? quante invece scassone vecchie? Comunque generalmente coi bloster vai abbastanza sul sicuro (la catena si taglia con il tronchese, il bloster teoricamente si rompe col crick dell'auto ma io penso che sia un po' più difficile, poi lo trovo più comodo da portare dato che ha l'apposito sostegno). 2) Strada, sempre strada tutta la vita la strada. Io resto dell'idea che i peggiori pericoli per i ciclisti siano rappresentati dagli altri ciclisti: tempo fa ho rischiato seriamente di farmi ammazzare perché un ciclista sciagurato è sceso dal marciapiede su cui procedeva a velocità sostenuta immettendosi in strada senza guardare e costringendomi ad un'improvvisa sterzata: se fosse arrivata una macchina in quel momento mi avrebbe preso in pieno e sarebbe stata colpa mia (o meglio, sua) ovviamente uno non pensa che possano arrivare veicoli veloci dal marciapiede perché, stupidamente, non tiene conto dei ciclisti sciagurati. Non parliamo poi dei ciclisti croste che vanno pianissimo ma poi ignorano completamente i semafori. Quindi tu li superi a rischio della vita, ti fermi al rosso loro ti sorpassano bellamente infischiandosene delle auto che sopraggiungono, così devi risuperarle di nuovo e la cosa si può protrarre per svariati incroci semaforici. 3)Io ti consiglio strade strette, con poco traffico e senza mezzi pubblici. Gli autobus sono spesso una dannazione e ti sconsiglio di superarli, ma tanto vale accodarsi e fare le fermate con loro... altrimenti è tutto un gioco di tu-superi-me-io-supero-te che tira scemo te e l'autista del bus. 4) Le piste ciclabili. ce ne sono di due tipi: quelle sulla strada delimitate da linea gialla (tipo cerchia dei navigli) che sono ottime a parte eventuali macchine in doppia fila e di fatto sono strada e quelle tipo marciapiede (tipo viale argonne-corso indipendenza) che sono spesso usate anche dai pedoni. Io di solito evito queste ultime se ho fretta, mentre sono un'alternativa rilassante alla strada. I pedoni, se ci sono, si scansano: gli suoni con il tuo amorevole campanellino e se si lamentano ti fermi e gli fai notare come, stando a quel bel cartellone tondo blu, sono LORO che non dovrebbero essere lì mentre tu sei nel giusto. Poi, che continuino ad andarci per carità (ogni tanto lo faccio anch'io anche se cerco di evitare), però cedano il passo alle bici. Spero che ti possa essere utile...
Grazie dei bellissimi interventi. Lorenzo ha steso addirittura un trattato!
Tra il mio ufficio e casa mia la distanza è la stessa di quella che corre tra una cover SBE e la pagina in cui è riprodotta l'immaginetta del numero successivo, però molti miei colleghi arrivano in bici. Alcuni anche da molto lontano. Un paio di loro sono semi professionisti , gareggiano e uno è addirittura un pubblicista che scrive di ciclismo. Non hanno mai corso rischi perchè - a sentire loro - sfoggiano costumi di scena da tour ( body o calzamaglia trafitti da iconcine di commercials a volte ) e nessun automobilista italiano interromperebbe mai una gara. Immagina un serpentone di cartoonists che vanno da via Buonarroti ai loro studios indossando i loghi di Corteggi !
Io di solito alterno le due cose: cerco di stare sulla strada ma in certi tratti troppo pericolosi uso il marciapiede, andando pianiiiiissimo. Ma secondo me tutto ti sarà più chiaro quando avrai fatto il tragitto un bel po' di volte magari provando scorciatoie e strade alternative. Ad un certo punto avrai trovato la combinazione migliore di strade, marciapiedi, piste ciclabili (se le trovi!), passaggi nei parchetti ecc. che ti permetterà di risparmiare tempo e vita.
le ciclabili...queste sconosciute(agli assessori comunali!)
C) Tornare pedone e utilizzare la metro e/o le "due gambe", cha tanto arrivi comunque dappertutto.