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Flusso di coscienza di Tito Faraci

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Indipendenti da chi?

Factory


Milano. Siamo alla metà degli anni Ottanta. Ho i capelli lunghi, vesto sempre e solo di nero, non sono ancora un giornalista musicale, ma "soltanto" (non che sia poco) un fanzinaro. È un sabato sera e io e un mio amico andiamo a un festival di musica indipendente, mi pare dalle parti del parco Sempione.
Oltre all'esibizione di svariati gruppi rimossi dalla mia memoria – e non solo per il tanto tempo passato – il programma prevede una conferenza sulla musica indipendente, appunto. Il minimo dell'originalità. (Come dire, oggi in un festival di fumetto, una conferenza sulle graphic novel. Ma, suvvia, non divaghiamo.)
Al tavolo, un paio di musicisti e altrettanti giornalisti musicali. Facciamo conto che mi sono dimenticato di chi si trattasse di preciso, okay? In fondo, non ha importanza.
A un certo punto, mentre io e il mio amico già stiamo cominciando ad annoiarci – cioè, poco dopo l'inizio – dall'ultima fila si leva la voce di un tizio con una fiera cresta da punk. "Indipendente da cosa?" si mette a urlare. Poi corregge il tiro: "Indipendenti da chi?" E va avanti, va avanti. "Indipendenti da chi? Indipendenti da chiiii?
Gli esimi conferenzieri sbuffano, alzano gli occhi al cielo. E poi qualcuno dell'organizzazione si occupa di fare sloggiare il punk. L'ordine è stato ristabilito. Però…

Però io e il mio amico ci scambiamo un'occhiata. "Ma non era una cattiva domanda…" faccio io. "Già," risponde lui, "stavo per dirti la stessa cosa."

Ho ripensato spesso a quella scena. Dispiacendomi di non avere alzato la mano, per ripetere la domanda. Musica indipendente da cosa?  Da chi? E, al posto di "musica", potrei mettere "cinema" o, certo, "fumetto".
Vorrei avere una risposta, dopo tanti anni. Invece ho solamente la domanda. Il che, però, non è nemmeno così poco. 

 

Commenti

Ommioddio...e se questa fosse LA domanda? E se qualcuno a quell' incontro avesse risposto 42? Il mondo oggi potrebbe essere diverso....... ;)
mi hanno sempre fatto ridere
Fiera Cresta da Punk è cresciuto e cambiato. Oggi ricorsa lo zio Fester, ma sembra un personaggio nato sotto il segno dei pesci in una canzone scritta da un tale i cui capelli puntano sempre verso sud in direzione del pavimento che raggiungerebbero se non fossero incollati con qualcosa che minaccia la ns atomosfera. Ha buttato la sua laurea eccetera e lavora in una radio ancora eccetera, ma dopo il crepuscolo si chiude nel suo studio e lascia tutto il mondo fuori, come diceva il signor Rossi prima di ritirarsi, e riprende il suo canovaccio di un racconto in cui, in un futuro lontano come la ripresa della Grecia, il computer Pensiero Stupendo spiega a chi lo chiede che la risposta è 42 perchè è l'età in cui alla Roberts ed alla Turlington è stato detto di piantarla di spalmarsi photoshop sul faccino per non imporre modelli irraggiungibili alle clienti di alcuni unguenti che non escono dalle pagine di Magico Vento. Julia e Christy l'hanno presa bene e hanno chiesto a quale modello dovessero guardare x tornare sulla retta via. Pensiero Stupendo si è acceso come un albero di Natale e ha emesso un dagherrotipo futuribile con il faccino da cyborg dell'ultima Pravo. La mamma di Calista Flockhart disegnata da Dave Cooper che cita Crepax. Non proprio quello che immaginava il Dinamico Duo. Le hanno viste ad un provino per Baywatch The Movie diretto da Von Trier secondo le regole del dogma. Musiche dei Righeira feat. Subsonica. Chissà come sarebbero andate le cose se qualcuno gli avesse risposto quella sera !
La cosa che mi stupisce è che nessuno si sia premurato di rispondergli... Ma per indipendente non si intende(va) chi pubblica per etichette piccole non major, che non facendo conto sul lucro, sui grossi numeri, non hanno la necessità di pubblicare roba commerciale... e quindi indipendenti dal "mercato"? Indipendenti dalle vendite, in pratica, dal numero di acquirenti... E' quello che ho sempre creduto... Però sicuramente ora qualcuno mi smentirà. Anche perché se il significato di "indipendente" era quello, nella pratica oggi molti cosiddetti "indie" pubblicano per major, o molte etichette indipendenti sono state fagocitate dalle major, che le strizzano sperando di tirar fuori un nome interessante da mettere poi sotto contratto quando tutto il rischio d'impresa se lo sono presi i rami più periferici, che possono essere potati in qualsiasi momento... Quindi alla fine quel punk era una sorta di sibilla cumana, poiché oggi "indipendente" è sempre meno indipendente, adesso la sua domanda ha ancora più senso che negli anni '80 mi sa... In pratica aveva capito tutto!
@giorgio...volevo rispondere io esattamente nei termini tuoi ma poi ho pensato che forse la domanda era sarcastica (tant'è vero che nesuno rispondeva "serio") e ho lasciato perdere. Per il fumetto è la stessa cosa solo che più che essere fagocitate dalle grosse case editrici,le etichette/studios ecc ecc spariscono e gli autori migliori finiscono nelle major.Nel fumetto italiano l'ambito "indie" è una sorta di vivaio per le grosse realtà ditoriali
Sicuramente la domanda era sarcastica, contemplava una critica anche piuttosto lucida, ma mi stupisce appunto che nessuno gli abbia risposto su cosa si intendesse per indipendente, almeno a livello teorico, quale fosse il significato originario... Il che denota una certa "immaturità" in un certo senso... probabilmente molti "indipendente" lo interpretano come una sorta di "anarchico", o rivoluzionario...
È la stessa cosa che sempre mi domando quando leggo delle imprese regolarmente sgangherate di qualche "autonomo" (da che cosa? da chi?)
Tito, la domanda richiede una lunga risposta al di là di tante semplici ironie. Mi riprometto magari di cercare di rispondere prossimamente su questo schermo, se hai voglia di discuterne seriamente, e soprattutto con la consapevolezza che nessuno ha la verità in tasca e che per quanto mi riguarda il discorso "indipendente da cosa?" è tutt'altro che chiuso e lineare. Intanto ti linko un video in cui ne abbiamo parlato pubblicamente con Laura Scarpa, noi di Sherwood Comix e Burp!, rivista di bologna, un annetto fa: http://webtv.sherwoodfestival.it/media/sherwood-comix-burpsherwood-festival Poi, se no si fa confusione, @Chantel: "autonomo" è un chiaro e limpido riferimento politico ad una identità precisa, che in Italia non ha neanche avuto poca importanza per tanti diritti di cui godiamo tutti oggi. Ci sono vari libri che ne ripercorrono il percorso, tra cui i tre volumi "Gli autonomi" di Derive Approdi di recente pubblicazione. Se definiamo "sgangherato" qualunque cosa su cui non siamo d'accordo non è che costruiamo un bel mondo, secondo me. Baci! c.
Scusate se non sto intervenendo. Sono un po' con l'acqua alla gola, di ritorno a Milano dopo una lunga (e bella) assenza. E i casini erano qui, ad attendermi. Comunque, ho letto i commenti con grande interesse.
Ciao Tito. Il tempo è tiranno ma ci tenevo a non chiuderla così, per cui provo a elencare in pochissimi punti cosa, secondo me, è "indipendente" e cosa no. Punto uno: il termine "indipendente" non ha nulla a che fare con la qualità del prodotto che così si definisce. Ci sono cose indipendenti belle e cose indipendenti brutte. Idem per le cose "non" indipendenti (che non hanno bisogno di un'etichetta in sè, è cosa nasce come "indipendente" che ha bisogno di smarcarsi dal resto per chiarezza col lettore, non il contrario, in media). Punto due: la scena che descrivi del punk che urla "indipendenti da chi?" è una cosa che in diversi contesti ho visto mille volte. Un esempio pratico, il Festival di Radio Sherwood di Padova ( http://www.sherwood.it ). Trenta giorni in cui al prezzo di un euro (tranne concerti stratosfericamente grossi in media proposti alla metà circa dei prezzi che si vedono in giro da altre parti) si entra e si assiste a spettacoli, dibattiti, si mangia tra ristoranti pizzerie kebab etc... Non hai idea di quante volte, data la natura "a monte" politica del festival, in cassa all'entrata gente insulta, per dare un euro! urlando cose tipo "compagni di merda", "altro che compagni", "ma non eravate comunisti" e amenità del genere, per il fastidio di pagare UN EURO! Morale della favola, dietro a quel punk vedo solo la realizzazione pratica del motto: "c'è sempre qualcuno più indipendente di te", che in questo caso si può declinare anche in "c'è sempre qualcuno più a sinistra di te". Punto tre: cosa distingue un'opera "indipendente" da una no? Che la prima è pensata e realizzata indipendentemente da ragionamenti sul potenziale mercato che avrà. Cioè, il mercato è un ragionamento che semmai arriva dopo, ma l'opera in sè è frutto di altre ragioni: urgenza narrativa, necessità di veicolare informazioni di un certo tipo, diffusione di idee... Punto quattro: siamo in un'epoca di grande confusione sotto al cielo, e a me stesso certe etichette iniziano a stare troppo strette. Le antologie di fumetto indipendente Sherwood Comix, a cura mia e di Emiliano Rabuiti, edite finora da un certo numero di editori, nascevano con questo intento: portare certo tipo di fumetto, che nasce da suggestioni altre rispetto alla "vendita", nel mercato e vedere se avrebbe funzionato. Alla fine, ha funzionato, e le nostre antologie hanno saputo trovarsi un mercato. Ma nascono sempre da suggestioni altre (fumetti dal taglio ecologico per Global Warming, fumetti dedicati alle comunità in lotta - Tav, NoDalMolin - per Resistenze, fumetti contro le intolleranze per ZeroTolleranza e così proseguendo...). Punto cinque: le "indipendenze" non sono tutte uguali. Esiste il DIY (Do It Yourself), di diretta estrazione punk, che consiste nell'autoproduzione più estrema, nel "farsi tutto da soli". Da poco ho partecipato a questo progetto, 15 desideri http://www.15desideri.com , un cd più libro con testi erotici di Alda Teodorani, coprodotto insieme da tante realtà DIY italiane e anche straniere. La raccolta di testi erotici scritti e letti ad alta voce da una scrittrice horror, "musicati" da gruppi "indipendenti" e dai generi più disparati. Ti sembra che sia una cosa che possa dialogare con il mercato odierno ;-) ? Credo di no, eppure lo fai e vedi che un suo giro, a volte anche maggiore di tante cose pensate esplicitamente per "vendere", ce l'ha, e piace. Punto sei: non ho tutto chiaro neanche io. Soprattutto, per come si è trasformato il mercato oggi, col fumetto che si veicola sempre più in forma "libro", io trovo fumetti che ritengo "indipendenti" pubblicati da editori "tradizionali". La stessa cosa che è successa con quello che solo fino a pochi anni fa era il fumetto autodefinito "alternativo" americano (Clowes, Seth, Matt, Brown etc...) che ora riempie gli scaffali delle librerie. Se partiamo dal fatto, ed io parto da questo fatto, che "indipendente" non è una scusa per "non professionale", ci sono libri come quello sul G8 - curato da te se non sbaglio -, di Marra, o quello su Cucchi di Toni Bruno, o ancora quello su Aldovrandi di Antonini/Spataro che fatico a non ritenere "indipendenti", sapendo da che stimoli sono stati concepiti dai loro autori. Per cui, la questione è tutt'altro che chiusa e secondo me tutt'altro che definibile con battutine e sorrisini a mezze labbra. Una scena indipendente esiste: Burp! a Bologna, ANTIFA!nzine a Roma, il progetto Sherwood Comix, sono le cose che io seguo e conosco meglio. Tre progetti che nascono dai centri sociali e che non esauriscono tutto quanto di definibile "indipendente", come 15desideri dimostra, e tanti altri progetti in giro per la penisola - chissà quanti non ne conosco! Se penso al passato recente del fumetto nostrano, cos'era Self Comics http://www.selfcomics.com se non il più alto esempio di produzione "indipendente" a fumetti italiana degli ultimi tempi? Self Comics nasceva proprio per questo: produrre storie a fumetti che non trovavano spazio nel mercato di quegli anni. Poi mi viene in mente la Critical Book & Wine (http://www.criticalbookandwine.it/web/index.php), progetto di "fiera itinerante" teso a valorizzare la produzione vinicola e libraria indipendente. Insomma, se tanto si muove attorno a questa "scena" autodefinita, direi che comunque la scena esiste ed è viva. Si può riderne o no, come di tutto, ma non far finta che non esista o dileggarla addirittura, a maggior ragione oggi che, fortunatamente, paletti e confini tra uno e l'altro mondo si fanno sempre più labili (questo temo perché il mercato "non indipendente" si stia restringendo sempre di più, ma è un altro discorso). Bon, giusto i miei due puntini sulle "i". Baci! c.
@claudio calia: -- Se definiamo "sgangherato" qualunque cosa su cui non siamo d'accordo non è che costruiamo un bel mondo, secondo me.-- Il bel mondo che hai in mente tu esclude la critica? Complimenti. Mi piacerebbe poi sapere di quali diritti saremmo debitori, fra tutti, agli Autonomi. Manco parlassi dei Radicali...
@chantel ho risposto a una critica, non l'ho affatto esclusa. Per il resto, quello che chiedi mi sembra un tantino offtopic, non mi sembra il caso di risponderti qui. saludos, c.
-- ho risposto a una critica -- Non hai risposto affatto: hai solo detto che, criticando gli Autonomi, io contribuisco a preparare un brutto mondo. -- Per il resto, quello che chiedi mi sembra un tantino offtopic, non mi sembra il caso di risponderti qui. -- Ecco, non ti sembra il caso di rispondere. Dev'essere una prassi autonomistica… Ciao
@Chantel Il tutto è partito da te che dicevi gratuitamente che gli autonomi fanno cose "sgangherate", non da un tuo saggio di analisi politica sull'Italia degli ultimi quarant'anni. Battuta fuori luogo su un post che con quello che hai detto non centra niente. Ti ho risposto a margine di una risposta intopic - educatamente mi sembra - e continui a operare stalking nei miei confronti cercando un continuo e imbarazzante botta e risposta - che ora smetto di alimentare -, senza dire nulla su ciò a cui questo post è dedicato (e su cui ho scritto decisamente più righe che quelle riservate alla tua battuta). E continua a offendere allora, c'hai ragione te. saludos c.
Avevo deciso di stare un po' ad ascoltare, senza intervenire, anche perché il tempo oggi è quello che è. Per favore, però, chiudiamo questo botta e risposta che mi sembra girare in tondo? Non c'è bisogno che nessuno risponda a questo mio intervento. Anzi, pregherei proprio di NON farlo. Grazie
-- Il tutto è partito da te che dicevi gratuitamente che gli autonomi fanno cose "sgangherate", -- No, bimbino: è partito da te che hai detto, gratuitamente, che preparerei un brutto mondo. -- e continui a operare stalking -- ROTFL ma povera, piccola vittima inerme. Sì, smettiamola, va'.
Siete a casa mia. Avevo pregato di smettere. Detesto la censura, detesto l'idea di tagliare commenti. Per favore...
Per inciso, una casa "mia" di cui rispondo a questo sito, del Sole 24 Ore. A maggior ragione, basta.
Ti chiedo scusa, Tito.
Comunque, una cosa devo precisarla. Ho il dovere di farlo. Io parlo al "voi" perché è una questione di principio, ma: qui ad attaccare, e reiterare l'attacco, è stato Chantel. Avrei dovuto fermarlo subito. Mi scuso per non averlo fatto. E questo a prescindere dal fatto che io condivida opinioni e orientamenti di Claudio Calia. A ogni modo, prendo atto delle scuse di Chantel e le accetto. Faccio conto che non ricapiterà. È il genere di polemiche che né mi diverte, né mi interessa, né sono attrezzato per affrontare. Mio limite. Detto questo, oggi a tavola con un amico, ci si chiedeva (con ironia, ma...): è più indipendente un Bruce Springsteen - per dire, anche se non sono un suo fan - che fa dischi per una major, ma può permettersi di fare tutto quel che vuole... ... o la band che fa dischi per un'etichetta indipendente piccola, ma costretta a mille compromessi per emergere e restare a galla? Ci abbiamo riso su. Però pensosamente.
Tito, sono assolutamente d'accordo, e aggiungerei: è più indipendente Springsteen che può fare quello che gli pare oppure la band indipendente che per dimostrare di essere indie deve per forza avere quel tipo di suono, quel tipo di timbriche, ecc?
Solo un piccolo appunto all'ultimo paio di commenti: dobbiam decidere di cosa parlare ;-) Mentre per la musica sono appunti per lo più calzanti, ricordiamoci che per fare un fumetto alla fine bastano carta, pennarelli, una buona fotocopiatrice. Senza perdersi in nuove tecnologie etc... Insomma, il paragone con la musica "indie" ci sta, ma non in assoluto. A me colpisce molto di più quando in un albo fotocopiato - senza ragione alcuna - si scimmiottano stili e tendenze mainstream, quasi a sostituire il proprio book di disegni con l'autoproduzione (e svuotando, contemporaneamente, di senso l'autoproduzione stessa). Besos! c.