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Flusso di coscienza di Tito Faraci

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Scrittori di quel genere

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Lo avete notato? Molti scrittori hanno enormi difficoltà a dire che un loro libro appartiene a un genere. Anche quando poi, leggendo il libro in questione, ci si accorge che si tratta di un giallo, di un thriller o di un horror al mille per cento. 
Forse, per costoro, ammettere di muoversi all'interno di un genere significa svalutare il proprio lavoro. E perché mai?
Sarebbe troppo lungo elencare gli autori che hanno scritto capolavori nell'ambito della letteratura di genere da Dashiell Hammett a Stephen King e oltre.
O forse – il che, credo, sarebbe peggio – sono davvero convinti di non stare utilizzando i canoni di un genere mentre scrivono. Ma poi finiscono involontariamente per usarli tutti, pedissequamente.
Subendo le regole, invece di governarle (e, nel caso, violarle). 

 

Commenti

Mah, non mi sembra proprio. I generi della letteratura 'popolare' e la loro pratica sono stati rivalutati da tempo - vogliamo dire dagli anni Sessanta? E ultimamente lo sono stati perfino troppo, donde l'alluvione di noir e thriller delle più diverse provenienze, dall'Islanda all'Italia alla Catalogna, tutte nazioni prive di tradizione in quel senso fino all'altroieri, che ha assunto le caratteristiche di un'indifferenziata produzione industriale di massa dalla qualità sempre più incerta. Insomma, un presunto elitismo di una presunta società letteraria non si può davvero più usare come scusa... :-)
Forse perché gli scrittori hanno paura di essere troppo etichettati e finire per essere letti solo dagli appassionati di tale genere (che magari si arrabbiano se lo scrittore non ha seguito alla lettera i "canoni" del genere) ed essere snobbati da chi non è fissato col genere in questione. Già bastano abbastanza recensioni, forum, uffici stampa a etichettare il lavoro creativo di uno scrittore che probabilmente lo scrittore in questione, se non nega palesemente quantomeno evita di mettere anche lui delle etichette... E' capitato che un prodotto culturale (film, romanzo, fumetto, album musicale) fosse venduto come appartenente a un genere e poi fosse tutt'altro. Film animati con temi seri venduti come roba per bambini, film come la riduzione cinematografica di A Skanner Darkly venduto come mero film di fantascienza (deludendo un sacco di spettatori "vanzinari" che si aspettavano battaglie interstellari a colpi di cannoni laser), e via dicendo. Questo non per dar contro ai generi, io adoro i generi (io stesso mi ci sto cimentando con divertimento), ma posso comprendere la poca voglia di uno scrittore di essere il primo a etichettare il proprio lavoro.
Devo dire che nella comunità dei noiristi c'è un po' meno pudore sul genere. Anzi, lo si rivendica (non tutti, eh, ma quasi). Personalmente a chi mi chiede che faccio rispondo "scrivo gialli". E' la cosa più semplice.
Ed è una cosa che apprezzo, Sandrone. (E pensare che, nel tuo caso, "giallo" è davvero un po' "ruduttivo"...)