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Flusso di coscienza di Tito Faraci

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Il ritorno dell’Uomo di Baltimora

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Sono proprio felice che per L'uomo di Baltimora, storia sceneggiata da me e ottimamente disegnata da Giovanni Bruzzo, Claudio Villa abbia realizzato una delle più originali e suggestive copertine del Tex a colori della Repubblica. In edicola da ieri.

Lo so, lo si dice sempre (e spesso a proposito), di tutte le storie. Ma questa è davvero particolare. Ho tentato di raccontare anche il… raccontare. Di lavorare sull'eroe e sulla percezione dell'eroe. Il che, messo così, può suonare terribilmente tedioso. E allora mi fermo, prima dell'autogol, limitandomi ad assicurarvi piombo, sangue e polvere. 

Commenti

confermo! bella storia! complimenti!
Molto bello il richiamo al tao che indica come scrivente e scritto siano metà dello stesso lato della medaglia, in questo caso una moneta lanciata in aria dal solito Pop perchè il solito Tizzone d'inferno possa bucarla nel centro prima che inizi a calare come il sole dopo il crepuscolo. Ricordo un vecchio Kull disegnato da Mike Ploog dove il re di Valusia, pettinato come le coriste di Video Killed The Radio Star, spiegava al suo pard pitto quanto fosse importante il menestrello che li accompagnava, l'unico in quelle venti tavole a non brandire la spada, perchè avrebbe narrato nei secoli le gesta dei guerrieri. Una folgorazione per il mio neurone solitario nutrito a budini alla vaniglia ( gli altri bimbi del doposcuola erano ghiotti di cioccolato ) che partorì , in quei giorni, la sua prima storia western di cui ora tento una sintesi: Baltimora Budo è un nomade alla Eastwood/Leone/Kurocoso che non ama le armi e passa il tempo spenzolandosi da ponti sopra burroni ed assaporando la fragola solitaria che cresce protetta dal galoppo furioso del Settimo Cavalleggeri. Fin qui non proprio adrenalinico, lo riconosco, ma avevo otto anni e mi pareva che l'estate non sarebbe finita mai. B.B. arriva nella solita cittadina angariata da un signorotto dal baffo malandrino che stipendia una posse di lavativi ed è scambiato per un ranger in incognito ( citaz di Anni Ruggenti di Zampa ). I bandidos gli danno appuntamento nella main street dopo il crepuscolo per uno showdown, se ha il coraggio. B.B. arriva puntuale come la ristampa di un fumetto SBE esaurito. Li affronta dicendo che chiunque può centrare un bipede con la colt, ma pochi sono in grado di parare dieci rigori uno dietro l'altro. E' montata una rete in meno tempo di quanto ne occorra a dire ''piombo sprecato, hombrecitos ! ''. Budo è in porta, sole alle spalle al tramonto. Para uno dietro l'altro dei bolidi che nemmeno negli anime a tema. Arriva a nove. Il malcreato del decimo tentativo è tanto nervoso che lancia la palla in orbita. Un silenzio irreale per un secondo eterno come la mia estate. Il tizio alza le mani in aria e dice che, da piccolo, se ne stava sempre in un angolo a scrivere novelle perchè non sapeva giocare a futbol e gli altri bambini non lo cercavano. E' raggiunto da un nugolo di pallottole come un San Sebastiano messicano e nerd. Budo è già ripartito a caccia di fragole.