Flusso di coscienza - Flusso di coscienza

Flusso di coscienza di Tito Faraci

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Solo per voi

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C'è questa cosa strana che non mi spiego bene. Ve la voglio raccontare. A voi.
Questo blog è seguito da migliaia di persone. Ci sono un po' di amici, di quelli che conosco personalmente e vedo anche qui nella vita reale. Ma, per la maggior parte, si tratta di gente che non conosco e, probabilmente, non conoscerò mai. Che siano così in tanti ovviamente mi gratifica, oltre farmi sentire un maggior impegno a scrivere cose interessanti. A tentarci, almeno.
La mia famiglia – mia moglie e i miei figli – invece non frequenta abitualmente questo blog. Ora, la cosa strana è che non solo non mi dispiace, ma addirittura preferisco così. Le poche volte che danno un'occhiata qui, provo una specie di… oh, insomma, sensazione di imbarazzo. È strano, proprio strano. Mi fa piacere se un mucchio di estranei leggono il blog – prego, accomodatevi! Ditelo anche ai vostri amici! C'è ancora qualche sedia libera, là in fondo… – ma non se a farlo sono le persone con cui ho il più grande, schietto e importante rapporto di intimità. Forse proprio perché il me stesso che appare qui è, in ogni caso, un me stesso mediato, filtrato. Diverso dal me stesso riservato alla sola mia famiglia. Eppure mi sembra di essere così sfacciatamente sincero…
Ma, ripeto, è una cosa che non mi spiego bene. Il ragionamento si inceppa. Magari qualcuno di voi riuscirà a spiegarlo a me.

Commenti

Forse qui scrivi cose che non dici alla famiglia, non certo segreti, solo cose. O forse sono i commenti che ti "imbarazzano"...chissà :)
Oh, i commenti qui sono sempre civilissimi. Mi ritengo fortunato.
Perché per rapportarci agli altri usiamo sempre delle maschere. Decine di maschere, centinaia di maschere. E ci crea imbarazzo il fatto che chi ci conosce con una maschera, poi ci possa beccare con un "travestimento" diverso, per quanto innocuo. Perché le maschere celano le nostre pulsioni più profonde e reali. E il cambiamento di maschera ci fa temere che il nostro gioco (nella vita) venga scoperto. Soprattutto se chi rischia di scoprirlo sono le persone che sentiamo di amare di più.
Sì, credo che sia questo. Anche o soprattutto questo. Qualcosa su cui riflettere. Grazie.
credo che il Di Nocera abbia colto nel segno. Sarebbe tipo i genitori ad assistere una lezione del figlio. (una situazione che mi immaginavo spesso alle medie e che mi imbarazzava tantissimo solo a visualizzarla a mente)
Un buon esempio, Massy.
Sono d'accordo col Di Nocera e con Massy, anche a me capita la stessa cosa: non ho sicuramente tanti lettori come te ma mi fa sempre piacere che colleghi, lettori, sconosciuti vari leggano il mio blog, dove scrivo cose anche intime se voglio... Eppure anche a me fa un po' "strano" se lo leggono la mia ragazza o i miei familiari... La stessa impressione che ho avuto le poche volte che i miei genitori venivano a sentirmi suonare... Mi ritrovavo a essere più "morigerato", a dire meno cazzate al microfono, scatenarmi di meno...
Condivido le vostre sensazioni, Tito e Giorgio. Anch'io provo imbarazzo. Un amico mi dice di continuo che devo spendermi per pubblicizzare il blog, ma io gli ripeto ogni volta che non l'ho aperto per trovare fama e gloria, l'ho aperto per scrivere quello che non riesco a dire. È una forma di espressione, una liberazione. Se qualcuno legge sono felice, meglio, se accade l'opposto fa niente. La spiegazione pirandelliana di Alessandro risponde all'interrogativo posto in modo esauriente.
Non credo esista nickname migliore di FrankMacGuffin per spiegare la cosa. Le maschere che appiccichiamo ai ns zigomi virtuali sono il pretesto narrativo che ci permette di portare a casa il bottino diaboliko. Ne parlavo qualche notte fa nel corso di una seduta spiritica con le Giussani sisters. Il Re del Terrore avrebbe potuto entrare nottetempo nella stanza della ''commare'' ( la cassaforte dei Soliti Ignoti '' ndr ) e far saltare il portello con il plastico, ma vuoi mettere il divertimento di 120 tavole a due vignette ! Almeno così la pensano tanti pendolari riconoscenti. Sto divagando, sorry. In sintesi ( it's late, I know ), noi tutti abbiamo un mcguffin - per alcuni è un nuovo punto di vista sulla particella fantasma, per altri il cul dell'Adalgisa ( La Classe operaia non va in paradiso ndr ) - che ''sentiamo'' solo nostro, nel senso che ne amministriamo senso e direzione ed il modo migliore x dichiararne la proprietà è escludere quanti sarebbero, facilmente, eredi. Questa cosa del Mackoso sta prendendo piede anche nel ns medium preferito, sia a livello macro ( quante saghe USA partono dal ricicciare e sviscerare un pretesto d'antan ) sia a livello micro ( tutti quei personaggi che emettono raggi e che hanno un mirino tra loro ed il bersaglio, il memo che ricorda loro il tabù del deragliamento ). Forse.
Forse scomodare le maschere è un po' troppo (anche se anch'io penso che la direzione sia quella lì). Ciò che io penso è che, tenendo un blog, c'è una parte di noi (magari piccola) che non solo scrive, ma *ci* scrive. Ossia crea – post dopo post – un personaggio, il personaggio autore del blog. Il meccanismo funziona anche se si è sincerissimi, perché basta un piccolo filtro, inconscio, a creare un personaggio). Anche perché io penso che il personaggio che si crea nel blog sia spesso somigliantissimo a ciò che siamo realmente (lo penso di questo blog, per esempio). Però credo ci sia una parziale consapevolezza (specie se poi si scrive anche per mestiere) che quello che si è in rete e quello che si è realmente (specie con i propri affetti più cari) può non coincidere al cento per cento. Questa parziale consapevolezza, unita alla sostanziale inconsapevolezza del processo (per cui il blogger non ha una chiara percezione di dove applica il filtro, quindi i correttivi al proprio personaggio) credo possa generare imbarazzo. Come se la parte che (di nascosto anche a noi stessi) ha fatto sì che sul blog si sia un po' più brillanti o che la si sappia un po' più lunga che nella vita reale (che poi in realtà no, si è così brillanti anche nella vita reale, solo con percentuali più basse che sul blog), insomma come se quella parte lì, quella autoriale su se stessi, abbia un po' paura di essere scoperta da parte di chi ci conosce intimamente. Lo so, sono pazzo.
Del resto, ora che ci penso, a casa non incoraggio neppure la lettura dei miei fumetti. (Anche solo semplicemente perché li lascio in studio o, addirittura, non me li procuro quando escono.)
@ Crepascolo L'ho scelto non a caso. Frank MacGuffin è l'espediente che mi permette di scrivere il blog, la cui URL porta il mio nome e cognome reali.
io, sul mio blog, posto solo racconti. su cento pezzi cento, quattro o cinque sono dedicati alla mia famiglia. quando mia figlia ha letto quello scritto apposta per lei, ne è nata una reazione a catena buona e sentimentalmente deliziosa. per cui: io sono il mio blog, il mio blog vuole bene alla mia famiglia, la mia famiglia legge il mio blog. non era per fare quello "contro", ma solo per lasciare una firma in più su questo muro amichevole. Lorenzo
C'è quasi da invidiarti, Lorenzo.