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Tempo di distruzione

Bisognava distruggere per poter ricostruire (magari utilizzando le macerie). Il rock "classico" alla fine degli anni Settanta era diventato una cattedrale troppo massiccia, pesante. Troppo vecchia.

Gli anni Ottanta sono spesso associati a un'idea di frivolezza, di edonismo (reaganiano). Per la musica non è stato così. Ci sono stati il post punk, la new wave e la no wave, le sperimentazioni più estreme dell'elettronica industriale. Vertici insuperabili, da cui infatti si è poi tornati indietro verso le radici. Cose complesse, ardue, che ti chiedevano molto.

Oggi riesco a sentire, insieme, PIL e Led Zeppelin, Frank Zappa e Coil, Rolling Stones e Siouxsie and the Banshees. Nessun problema, nessuna contraddizione. 
Riesco a vedere connessioni, fili sottili e cavi di acciaio. Oggi per me il rock è uno soltanto, pieno di cose diverse ma collegate. Ma all'epoca è stato giusto e necessario guardare solo avanti. Il tempo presente era il futuro.

Commenti

sulle connessioni. Spesso mi perdo per ore sul tubo a fare paralleli tra tempi e generi diversi.
L'altra notte ho confrontato i "primi 10 anni di attività", confronto tra 70-80 e 80-90.
Insomma il passaggio da questo: http://www.youtube.com/watch?v=UhecfKyKxfU
a questo:
http://www.youtube.com/watch?v=bTirB6ggE70

e il passaggio da questo:
http://www.youtube.com/watch?v=7dy7RTicVr0
a questo:
http://www.youtube.com/watch?v=08o2jMVUfJw

Più se ne fanno più le cose tornano, poi con una libreria cosi sconfinata di confronti se ne possono fare infiniti.

Come ti capisco! Mi ci perdo anch'io!

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