Successivo » « Precedente

Non particolarmente

RaymondChandler
 

(...) Vivo soprattutto di calore, come un ragno appena nato, e le orchidee sono solo un pretesto per questa fornace. Vi piacciono le orchidee?"
"Non particolarmente," dissi.
Il Generale socchiuse gli occhi. "Sono orribili. La loro carne assomiglia troppo a quella umana, il loro profumo puzza di corruzione come una puttana."

.

Bello, vero? Bellissimo. È un celebre passaggio di Il grande sonno, di Raymond Chandler. 
Negli ultimi tempi, la "legge" per i giovani scrittori è non usare mai gli avverbi in -ente (analoghi a quelli inglesi in -ly). Ma lo vedete, lo sentite, come suona giusto quel "Non particolarmente" ("Not particularly") messo da Chandler in bocca a Philip Marlowe?

Anche nella scrittura, ci vuole orecchio. Assolutamente.

Commenti

Ho perso il mio primo lavoro retribuito perchè ho scelto di tradurre '' Non in modo particolare'' la risposta di Phil Marlowe.
Si trattava di un fumetto di una sola pagina che si poteva leggere sul retro di una scatola di Corn Flakes.
La dida ci diceva che eravamo in Amazzonia. Un capo di una tribù di tagliatori di teste chiedeva al capitano Marlow di conradiana memoriam se gli piaceva la frittata di ragni e si sentita rispondere '' Non in modo particolare, ma vado pazzo per i Wake-up Flakes !!!''.
Secondo me, l'alternativa ''Non particolarmente '' con quel avverbio di modo che arrivava troppo velocemente all'orecchio pinzettato del destinatario non rendeva l'idea del torpore che accompagna il momento - eterno - del risveglio dei giovani divoratori di cereali a cui il prodotto era indirizzato.
La mia soluzione mi sembrava migliore - immaginavo la voce di un Enrico Maria Salerno nei panni di Clint Eastwood che che ammantava di cadenza il motto.
Mi impuntai. Anche loro.
Chiesi al mio capo se dovevo ritenere concluso il rapporto che mi legava al'agenzia ed ottenni solo un definitivo ''assolutamente''. Cattivi.

Grandissimo passaggio e romanzo! Dev'essere proprio all'inizio, a pagina 2 o 3, o sbaglio?

Crepascolo, ma quanto è meno secco e meno efficace "Non in modo particolare". Ma, chiaro, stai scherzando.
Seriamente, è sempre un piacere quando passi di qui.
Giorgio, sì, è all'inizio del libro (anche non così tanto all'inizio).

Anche questo, agli scrittori, dovrebbe essere proibito: dire una cosa e negarla subito dopo: "é all'inizio, no non è all'inizio".
Agli scittori, eh! Intendiamoci!

Ma i lettori dovrebbero imparare a leggere, a sentire il ritmo e a percepire il senso di una ripetizione.
"È all'inizio (anche se non così tanto all'inizio)."
Come dire: "è bello, ma non così tanto bello", oppure: "presto, ma non così presto".
Credo che si capisca anche senza usare i corsivi su "così tanto". O no?
Ma, sai, io non sono uno "scittore". E scrivo "è", voce del verbo essere, sempre con questo accento. Si vede che manco di creatività.

Ho capito: sei un dattilografo.
E con una gigantesca coda di paglia, per giunta!

Caro Gino, caro Franco,
credo possa interessarvi sapere che, insieme alla notifica di un commento, ricevo via mail l'indirizzo IP dello scrivente. Uno solo, nel "vostro" caso.
Decidi chi sei: è un passo importante, nella vita. Qui, naturalmente, va benissimo uno pseudonimo. Però UNO, dai.
Ciao, grazie

Questa è forse la migliore versione del dialogo tra Marlowe e il generale Sternwood, diretta e credibile. Nel film di Hawks il dialogo è molto simile, ma diventa troppo artificioso (anche se c'era Faulkner alla sceneggiatura, se non ricordo male). Magari la colpa è dell'adattamento italiano.
Due annotazioni: sugli avverbi credo che gran parte della ritrosia degli scrittori giovani vada addebitata a molti manuali che ne sconsigliano l'uso, ma l'attacco più duro agli avverbi lo ha dato Stephen King in On Writing, spiegando i motivi della sua avversione (oltre che della sua antipatia per la forma passiva).
Una curiosità personale: ma è davvero così bello "Il grande sonno"? Adoro Chandler, i romanzi di Marlowe li ho letti e riletti, ma questo forse è il meno interessante.

Quello che più ho amato è Il lungo addio, ma anche il Grande sonno è, per me, un grande romanzo. Gusti personali, sia chiaro, molto influenzati anche da... questioni di cuore.
Ho appena riletto On Writing, che un libro straordinario. Ma va preso più come una testimonianza - preziosissima, onesta e a tratti struggente - piuttosto che come un manuale. Poi chi legge questo blog sa come la penso sul RE...

Il lungo addio è un capolavoro della letteratura in generale.
Io cominciai a leggere Chandler a 13-14 anni, all'inizio di una estate. Visto che la maggior parte delle recensioni che avevo letto precedentemente erano piene di elogi sul Grande Sonno, andai in libreria e lo comprai, insieme a Finestra sul vuoto. Devo dire che se non avessi letto quest'ultimo, piacevole ma poco di più, probabilmente non avrei continuato a leggere Marlowe. Invece la storia del doblone Brasher mi convinse, e così vennero tutti gli altri (compresa la sceneggiatura di Playback).

Scrivi un commento