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In cantiere

Building
 

Quando finisco il lavoro "normale" e ho la coscienza a posto, se non sono troppo stanco, riattacco con il romanzo. Mia moglie dice che forse è quello a darmi le palpitazioni, ma non è vero. Non credo. Ho un contratto, ma il giorno della consegna è ancora (abbastanza) lontano. Nessuno mi insegue con il fiato sul collo, nessun disegnatore ha bisogno di essere rifornito costantemente. Niente stress. 
E poi io sono un trattore. Non corro, però non mi fermo. 

È strano come questo tipo di scrittura, per me in fondo nuova, riesca a essere assieme faticosa e rilassante. Ed è strano come il romanzo proceda un po' allungandosi e un po' gonfiandosi. Da un certo punto in poi, ha cominciato a essere un cantiere sempre aperto. Ogni tanto mi metto all'opera su un nuovo piano, alzando il palazzo. E ogni tanto torno giù, ad aggiungere mattoni, fino alle fondamenta. 

Vado dentro, e mi chino a scartavetrare una frase. A cercare un parola. Poi esco e indietreggio, per dare un'occhiata all'insieme da lontano. Per controllare che il palazzo stia in piedi. Sapendo che a reggere un edificio non sono le rifiniture dei bagni, ma le fondamenta e le colonne portanti. Non le belle frasi, ma la trama e i personaggi. A fare i fumetti, quei fumetti che faccio io, qualcosa lo avrò pure imparato. Scrivere un romanzo è un'altra cosa, lo so, difficile per chi è alle prime armi, e spesso ho paura di far(mi) male. 
Ma una storia è sempre una storia.

Commenti

Ho la sensazione che quand'eri più giovane razionalizzassi meno nello scrivere fumetti, ci mettessi più entusiasmo selvativo.

Un bel casino, ma lo sai già.
Un romanzo non è quasi mai una storia.
Lo leggerò volentieri.

Ciao

Avevo la grinta che hanno i giovani. O, almeno, dovrebbero avere. Così come con gli anni bisognerebbe guadagnare la classe.

E' meglio la storia. E' meglio perdersi. E' meglio aspettare. E' meglio salvare il salvabile, prima che tutto venga inglobato. Dall'ipervelocità che tutto connette. Ma tutto cosa? Stima. Ché la calma è la virtù dei forti, come le scelte. E poi, com'era la canzone dei Morcheeba "Roma wasn't built in a day" (dimmi te che mi vado a ricordare!)

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