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Equo compenso

Un'altra piccola nota a margine di tutta questa discussione su soldi e fumetti. Parlo dei volumi  a fumetti destinati al mercato librario, perché mi pare che il nocciolo del problema stia da quelle parti.

Sento parlare di compensi "equi", come una sorta di miraggio. Nel momento in cui la percentuale per l'autore è equa (diciamo fra il 6 e l'8%), il guadagno sarà automaticamente equo. Cioè, proporzionato alle vendite. Perché è a quelle che deve essere proporzionato. Se poi non è proporzionato alla fatica e all'impegno dell'autore, purtroppo nessuno può farci nulla. Non è così che funziona, in quel mercato (l'edicola è un'altra faccenda). Non è così che deve funzionare. Anche perché fatica e impegno da soli non garantiscono la bontà del prodotto finale. Io potrei fare una gigantesca fatica e impegnarmi al massimo a scavare buche e poi riempirle, tutto il giorno, ma non per questo meriterei un lauto compenso. Ma sto divagando, scusate. 

Che scrittori di narrativa, musicisti, pittori, attori di teatro o cinema non riescano a vivere solo di quel loro lavoro, è (purtroppo) normale. La soluzione di solito è cercare altri lavori, magari in settori non troppo distanti. O che comunque lascino un po' di tempo da dedicare alla scrittura, alla musica, alla pittura, alla recitazione... e, sì, al fumetto. 

(Io stesso ho sceneggiato fumetti la sera e nei fine settimana per tre anni, mentre facevo soprattutto un altro lavoro. E in quel periodo, per dire, ho scritto gran parte delle storie finite su Topolino Noir.)

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ULTIM'ORA: nel frattempo, Roberto Recchioni QUI ha posto domande (retoriche) su cui sarebbe bene riflettere.

Commenti

quello che dici è ovvio e sacrosanto, ma credo che il discorso fosse un po' più estremo di come lo metti giù tu.
se io scrivo un libro, prendo un anticipo di 2-3000 euro. siccome sono l'ultima ruota del carro, presumo che ci siano autori che prendono un anticipo più cospicuo, ma mi baso sui miei dati che, diciamo, sono molto vicini al minimo sindacale. oltre a quei 2-3000 euro prenderò delle royalties, a seconda del venduto.
io non sono contraria a che avvenga la stessa cosa nel mondo del fumetto, in linea di principio, ma capisci anche tu che se sono un disegnatore (e grazie al cielo non la sono) e mi offrono un anticipo di 200 euro per un libro di 100 tavole non siamo neanche vicini allo scenario da te prospettato.

2-3000 euro come anticipo su un romanzo non sono male. Se li prendi, non sei poi l'ultima ruota del carro e l'editore immagina di venderne un paio di migliaia di copie. Non male.
200 euro di anticipo dovrebbero essere scoraggianti soprattutto perché lasciano presumere un'ipotesi di vendita ridottissima.
Ma al di là di tutto, ripeto, il problema non è l'anticipo, quanto la percentuale di royalties. Il minimo garantito a me interessa soprattutto come cartina tornasole dell'impegno e della fiducia da parte dell'editore. In fondo, il minimo garantito è costituzionalmente una sorta di scommessa: "io, editore, scommetto che almeno X euro di royalties te li frutterà, questo libro, vendendo XX copie. E quindi questo X, a te autore, lo do subito."

Partendo dal presupposto che la percentuale all'autore sia equa (e non lo è in un mondo in cui distribuzione e librerie mangiano più di metà del guadagno) il problema è il volume di guadagni che muove. Che per uno scrittore può essere anche accettabile, perchè riesce a lavorare su più progetti contemporaneamente, e a sommare gli utili, ma per un disegnatore (o un autore completo) non è la stessa cosa.

Chi ti dice che la percentuale di distributore e librai sia iniqua?
Se quella percentuale per l'autore è accettata da fior di romanzieri, con tanto di agenti a proteggerne gli interessi, non ti viene il sospetto che sia giusta?
E poi... ma hai idea di quanto tempo ci vuole per scrivere un romanzo? Di quanto tempo si divora?

Allora, la percentuale che indichi tu non è accettata da fior di romanzieri, è un dato errato che non so sulla base di che dati hai estrapolato. Ti posso garantire (ma non posso divulgare documenti) che uno scrittore da centinaia di migliaia di copie prende intorno al 15%. Se non, con i nuovi modelli di vendita anche di più (ma in italia non c'è ancora un mercato digitale fiorente. In america Konrath guadagna 400 dollari al giorno vendendo ebook intascando il 30% di royalties delle vendite).
Mia personale opinione (ma condivisa) su distributori e librai, ma bisognerebbe fare un discorso troppo ampio su rese, tredicesima copia e affini. Comunque sono ingiuste perchè chi rischia è l'editore ed è quello a cui alla fine spetta la fetta minore del guadagno. Per quanto riguarda il tempo che occorre a scrivere un romanzo lo so quant'è, ne ho scritti due. Si divora tempo è vero, ma ci puoi pensare mentre fai altro: mentre fai la spesa, mentre bevi il caffè, prima di addormentarti. E' tempo che si divora ma che non richiede di stare seduto a un tavolo con un foglio davanti.

Abbi pazienza, Simone. Che uno dei rarissimi scrittori da centinaia di migliaia di copie arrivi a quella percentuale non mi stupisce e non cambia nulla. L'eccezione non fa la regola.
E anche in Italia le case editrici stanno proponendo il 20% almeno per il formato digitale agli autori (perfino a me... tutti). Che è tutta un'altra questione, però.

si comunque stavamo parlando di scrittura di fumetti, che permette di realizzarne diversi al mese contro il disegnatore che ne realizza molti meno all'anno.
In italia purtroppo al momento non c'è un mercato digitale importante come può essere amazon in america.

Che la scrittura di fumetti sia così rapida e così poco impegnativa da poterne scrivere "molti" in un mese è discutibile, a meno di non essere un genio assoluto o tirare via alla meno peggio. Ed ènche un tantino sprezzante nei confronti dello "scrittore vero". Il tempo "perso" a pensare un soggetto, sia pur facendo altro (girando in tondo in una stanza e fumando come un pazzo -per esempio - o facendo una passeggiata e rischiando di farsi investire agli incroci) fa parte delle ore di lavoro, credo. E dal mio punto di vista, sono le più dure e frustranti. Chi scrive sa che quello che compare sulla pagina è spesso frutto di infinite e spossanti revisioni, ripensamenti, aggiustamenti, modifiche.
Volendo ribaltare il discorso, un conto è avere il nulla davanti, una scadenza vicina e a volte il cervello in stand-by, un altro è avere una traccia ben definita e tentare di utilizzare in modo efficiente le ore seduto al tavolo. Che poi il lavoro del disegnatore sia faticoso e obbligato è ovvio, ma non diciamo questo è più facile e questo meno, questo è più lungo e l'altro no, mi sembra una assurdo confronto di competenze.
Riguardo il peso economico del distributore anche a me è sempre sembrato alto, ma credo sia una questione di rapporti di forza.

Diciamo che il lavoro del disegnatore è di norma più lento. Ma credo che qui si stia andando fuori tema.

è chiaro che nessuno di voi vive con un disegnatore. le case editrici dovrebbero iniziare a dare dei soldi al convivente del disegnatore per il solo fatto che lo sopporta.
ho detto.

E io dovrei fidarmi, cocca? Solidarietà con Armando!

ecco, è per colpa di atteggiamenti come il tuo se nel settore c'è GROSSA CRISI! :)))

Secondo me il problema è un altro:

la possibilità che le xxx copie vendute da un piccolo editore di fumetti diventino un po' alla volta x.xxx o xx.xxx copie è infinitesimale.

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