Flusso di coscienza - Flusso di coscienza

Flusso di coscienza di Tito Faraci

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Fattore Cajelli

Maiden-X-factor
 

Certo che i resoconti delle puntate di X Factor fatti da Diego Cajelli sono sempre uno spasso. Se già non lo sapete, fate un salto QUI, così date un'occhiata anche alla nuova veste del blog. 

E, sì, guardo anch'io quel programma. Non so bene se per il mio lato frivolo oppure per quello maniacale. 

Commenti

Ma grazie!
La mia signora mi costringe ad assistere allo scempio. Iersera all'ennesimo acuto calante ho seriamente considerato l'ipotesi dell'harakiri. E intanto su Live (canale 702 di Sky) c'era un concerto di David Gilmour. Ogni tanto facevo zapping. Il confronto, ancorché improprio, era crudele. Una piccola nota a margine. Questa fetentissima trasmissione viene spacciata per "programma musicale", giusto? Bene. Ho fatto un calcolo. Di musica complessivamente se ne sente tra i 18 e i 25 minuti su un totale di tre ore. Trasmissione musicale un par de ciufoli. Detto ciò, Diego è un grande. Si sa.
Vedi, Fausto, è che a me piace parlare - e sentire parlare - di musica. Mi intriga, mi diverte. È come per molta gente, immagino, sentire parlare di calcio. E a X Factor di musica si parla, eccome. Mi diverte perfino beccare gli svarioni (e ne faceva perfino Morgan!)
Tito, non voglio mica dire che chi guarda XF sia un minus habens, ci mancherebbe. La differenza forse sta nel fatto che parlare di musica (che, come diceva Laurie Anderson, è come danzare di architettura) mi pare un esercizio un po' vuoto. Specie quando non si sta parlando di musica, ma di canzoni - che è una subspecie. Tuttavia, capisco anche il fascino perverso del trash (a un certo punto la Tatangelo ha definito una canzone "molto inglese"; roba da inseguirla per tutta via Mecenate con un bastone) e le cronache di Diego mi fanno spanciare (quel ragazzo ha della genialità). Non posso però nascondere che un'intera serata "dentro" quella gelatina mi abbia alla fine stordito e, credimi, intristito.
In effetti, forse parlare di musica un po' è un vizio. Ma di quelli meno gravi, diciamo. Tipo mangiare troppo cioccolato o bersi una birra in più una sera fra amici. Le canzoni però non sono una subspecie: i Beatles e i Clash, gli Who e i Joy Division, i Doors e i Radiohead, gli Stones e Tom Waits... hanno fatto tutti canzoni. Io sento solo canzoni.
Subspecie non è una definizione denigratoria. Prende solo atto. La canzone è una forma derivata della composizione musicale, un contenitore enorme e mutaforma in cui non a caso ci stanno Who e Clash ma anche Marco Carta e il pattume sanremese. Sull’importanza della canzone, del resto, si era giù espresso Gramsci, com’è noto. Anch'io ascolto canzoni. Non solo, ma anche. Però sempre meno. La trasmissione di cui si sta parlando, tuttavia, ha poco a che vedere sia con la musica sia con la canzone. È un’altra roba - come Diego mette così brillantemente in evidenza nei suoi resoconti - e parla di altro. È commedia umana tendente al soapish. Ma qui il discorso si intorcina e si avviluppa trascinandoci a fondo. Mi fermo e torno a zio Paperone.
Non so, certe volte penso che prima di tutto, prima di tutta la musica, ci sia stata una canzone... che un uomo primitivo abbia cantato, per invocare i suoi dei o per scacciare i suoi demoni o, chissà, per imitare un animale che ululava alla luna. Che la musica, quella senza voce umana, sia venuta dopo, sia derivata da quello, che prima di tutto sia servita per accompagnare canzoni. Ma sto scivolando nel poetico da due soldi. Meglio che anch'io torni a scrivere.
La canzone è una forma relativamente recente di composizione. Prima c'era la musica senza parole. E prima ancora il suono, ossia ciò che l'uomo riuscì a ottenere maneggiando, elaborando, piegando e adattando grazie alla sua intelligenza i rumori della natura - il canto degli uccelli, per fare un esempio. Non a caso, è opinione unanime che l'uomo impari prima a suonare e poi a scrivere. Anzi, che, forse, prima di imparare a comunicare con le parole, comunichi con i suoni. Ma prima ancora del suono e del rumore, c'era il silenzio. Come scrive ottimamente il maestro Barenboim, la prima nota di una qualsiasi musica proviene dal silenzio che la precede. E, pertanto, adesso torno per davvero nel mio silenzio. Grazie per la squisita conversazione.
Grazie a te! È sempre un piacere.
Non riesco ad essere obiettivo quando si parla di Dave Gilmour. Il compagno di una signora che gestiva la portineria del condominio in cui sono cresciuto era un clone del musicista. Guardia giurata, usciva al crepuscolo con altri loschi signori presi di peso da una bettola nelle storie di Conan di Buscema/Alcala, ma senza spadoni. Ero convinto che nottetempo svaligiassero appartamenti. Dave sembrava il + pericoloso. I figli della compagna del vigilante cantavano tutto il giorno. Vivevano in quattro in un micro-appartamento, ho visto edicole più grandi, la madre credeva che l'aglio fosse la spezia suprema ed il patrigno sembrava sempre concentrato su di un rif particolarmente ostico. Eppur cantavano. Qualche anno dopo, Crepascola - allora dj in una radio + piccola di una edicola -ha intervistato Gilmour. Non aveva cuore di dirgli che è nata nell'anno di Dark Side of the Moon e che era cresciuta con il brit-pop. Floyd era solo un ragazzo scozzese che le aveva fatto assaggiare lo haggis, cosa per la quale non lo aveva mai perdonato. Maledicendo il suo capo che aveva mandato la sua amica Marianna ad intervistare Gary Barlow, Crepascola si tolse di impaccio chiedendo a Dave quale fosse stato il periodo + felice della sua vita. Il genio sorrise appena e rispose che negli anni settanta si era nascosto a Milano a meditare sulla società ed i suoi legacci. Impiegato presso la Mondialpol, passava le notti componendo quella che nelle intenzioni doveva essere la Musica Primordiale ( '' ero certo che oltre non si potesse andare: eravamo tanto distanti dalla sorgente che avevamo dimenticato il sapore dell'acqua fresca e pura (...) il suono di qualcuno che invoca i suoi dei o scaccia i suoi demoni '' ). Non ne fece poi nulla - dimenticò i suoi spartiti ( '' quattro note in croce graffiate su di una Gazza scolorita '' ) nel caveau di una banca in cui i suoi pards stavano procedendo ad un prelievo non autorizzato ( ''erano anarchici come nemmeno i Clash ! voi italiani non sopportate le regole ! '' ). Felicità è sapere di essere stati quasi sul punto di afferrare la coda della cometa, ma senza prenderla, che ci si scotta. Almeno per Dave. Crepascola avrebbe preferito un pass per il backstage dei Take That. Io ne sono comunque innamorato, ma la notizia della reiunion della boy band non mi ha entusiasmato. Cattivi.
5 anni che non ho la televisione e ancora non mi manca. Puoi propormi i commenti di Vlad Dracul ma io quei programmi mica li guardo. Fausto, é giusto, la musica é principalmente (bel) suono. Beh, é musica anche la dissonanza, ma alla fine anche gli stridii e distorsioni più feroci possono risultare belli se usati nel modo giusto. I testi espressivi lasciamoli alla poesia, dico io. Frivole emozioni umane, puah, chi ne ha bisogno quando si possono evocare i lati più intensi e imperdonabili della natura con dei tamburi e delle corde con casse di risonanza giganti?