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Dalla parte del male

Haas
 

Il protagonista di Io ti farò del male è un assassino. Che uccide quasi sempre per soldi e, a volte, come semplice "effetto collaterale". Uccide anche innocenti, anche donne (una forse nemmeno maggiorenne), anche gente perbene. Eppure Derek Haas costringe il lettore a stare sempre dalla sua parte. Operazione già vista altrove, ma raramente spinta a questi livelli. E il risultato è a tratti disturbante: termine spesso usato a vanvera, ma, fidatevi, non in questo caso.

Molto più di un thriller da spiaggia. E lo dice uno che apprezza parecchio i thriller da spiaggia.

Commenti

Derek ha un nome da cattivo ed una bella faccia cattiva a la J.R.Ewing.
Da bambino, probabilmente, se ne stava sparapollato sul tetto del garage a guardare il gatto dei vicini che giocava con il topo dei vicini.
Ha scritto il remake di quel treno per Yuma ed ha reso simpatico quel cattivone di Crowe che non poteva contare sul sorriso canaglia di Glenn Ford nel primo film.
Ha scritto la versione in celluloide di Wanted incentrata sulla versione politicamente corretta del supercriminale Millarico.
Ha 40 anni e quindi passarà almeno altri 40 anni a raccontare di quanto è simpatico il gatto quando artiglia il topo tramortito.
A meno che non lo salvi qualcuno proponendogli di intepretare, nel remake del Maratoneta, la parte del dentista che non crede nelle anestesia ma nella catarsi. Nella parte del titolo, J.J.Abrahms o Josh Whedon o qualcun altro di quei maghetti televisivi che raccontano la storia dalla parte del buono. Antichi. E cattivi perchè buoni. Pfui.

CREPASCOLO! Sei tornato!
Finalmente!

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