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Mettere la cera, togliere la cera

Violetta Bellocchio è una delle voci più brillanti, divertenti e squillanti che risuonano in rete. Se non la conoscete già, vi siete persi qualcosa e vi conviene rimediare precipitandovi QUI e QUA. Poi non dite che non vi voglio bene.

Lei si vede così: "grottescamente fiera dei propri tatuaggi alla Fast and Furious", e crede che entrambe le cose (ink più orgoglio grottesco) la facciano spiccare fra le giovani scrittrici italiane.

Già, perché Violetta è anche una scrittrice, con all'attivo un beffardo e sorprendente romanzo.

E poi la sa lunga, ma proprio lunga, di cinema. Il che ci porta al cuore della faccenda: ci siamo trovati (non casualmente) nello stesso cinema milanese, venerdì sera, a vedere A-Team. Alla fine non sapevo bene che cosa dirne. Figuriamoci cosa scriverne. Allora l'ho chiesto a Violetta. Ed ecco il risultato...

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Mettere la cera, togliere la cera

di Violetta Bellocchio


Immagine 9
 

Simpatizzo sempre con un attore che rende pubblici i propri esperimenti con il “metodo”, intesi come quei bruschi cambiamenti legati al corpo e allo stile di vita finalizzati a farlo entrare con maggior intensità in un determinato personaggio. In parte perché è una buona cosa da fare, in parte perché gli scrittori dovrebbero prendere appunti e adeguarsi, in parte perché il processo risulterà sempre piuttosto ridicolo a un occhio esterno. Senza contare il concretissimo rischio di essersi sottoposti a un'esperienza di extreme Stanislavski per un prodotto di serie B in cui non se ne accorgerà nessuno *.

 

Nel merito del film A-Team è entrata l'amica Dolores sui 400 Calci. Io vorrei fermarmi sulla cosa che ha fatto piangere tanti uomini quando è stato messo online il primo trailer: l'ormai famigerata scena di addominale.

 

Venerdì scorso su Friday Prejudice appariva questa frase:

“ [...] Bradley Cooper facendo Sberla può fare Bradley Cooper, e cioè lo sbruffone puttaniere criptogay facciadacazzo”.

Cooper è un veterano di diverse serie tv, esploso grazie a Una notte da leoni – The Hangover, dove interpretava il belloccio del gruppo ma come gli altri attraversava il film sudato, sabbioso e truccato da doposbronza. Già di suo ossessionato dal fitness, quando è stato scelto per A-Team deve averci intravisto lo stimolo per un regime di auto-miglioramento che nemmeno la ganza di Return of the Living Dead 3. Un regime che poi ha descritto come “... so fucked-up. It was very surreal. I had to literally transform my body”.

Nessuno si lamenta se in Sberla, e nell'attore di turno, viene individuato il “tipo” che deve piacere alle donne, pratica abbastanza comune quando si tratta di allargare un po' il pubblico di un prodotto a target maschile ** ; più strano che l'attore possa arrivare a dire “mi sono guardato in un monitor e la mia testa sembrava sovrimposta digitalmente al corpo di qualcun altro”.

La cosa arriva sullo schermo in due momenti. Uno in cui potresti non accorgertene perché a. lui è seduto, b. lui ha un asciugamano arrotolato a turbante in testa e c. viene portata avanti una conversazione che si vorrebbe di cruciale importanza per il plot, e uno che dura meno di dieci secondi, la cui presenza nel film serve esclusivamente a mostrarti i nuovi addominali di Bradley Cooper in mutande. Una scena messa lì talmente a buffo da scatenare le risatine del pubblico in sala. (Il vicino di poltrona ha commentato what a situation. Già, quello che una volta si sarebbe chiamato “gli addominali di Brad Pitt in Fight Club” o più prosaicamente “la tartaruga” ora viene chiamato “la situation”. Jersey Shore vince su tutto.)

In The Devil's Candy, il libro-diario sulla lavorazione di Il falò delle vanità, c'è un passaggio che racconta gli sforzi grotteschi del regista della seconda unità, accampatosi una settimana all'aeroporto JFK perché aveva scommesso con Brian De Palma di poter ottenere l'inquadratura perfetta di un aereo che atterra in sincrono al sole che tramonta. Benissimo, il “gesto” costato – dice Cooper – sei mesi di dieta e palestra punitiva è l'aereo del Falò delle vanità. L'inquadratura viene realizzata, dura dieci secondi, non cambia nulla ai fini del film, e di certo non ne risolleva le (magre) sorti. E anche senza mettersi a spaccare il capello con domande quali “la situation come l'avrebbe sviluppata e mantenuta il personaggio, dato che nel film la cosa più atletica che fa è infilarsi un accappatoio?” ***, un sondaggio informale tra le donne presenti in sala ha confermato quello che sospettavo: “sta male”, “non sta bene”, “stava meglio prima”. Mettere la cera non lo ha reso più gradito al target. Se mai, annulla quello che lo rendeva divertente e per cui è stato chiamato proprio lui. La classica patina supplementare che nessuno aveva chiesto, e che nel caso specifico rende tutto molto – come dire – gay? Si può dire “gay” sul blog di Tito Faraci? Posso dire altro, di fronte a un Gira la Moda travestito da action movie, che oltre ai mille travestimenti rituali prevede due magliette diverse per due scene ambientate nello stesso container nell'arco di 24 ore, addosso a un tizio che si vorrebbe ricercato dai Servizi Segreti di mezzo mondo **** ?

Poi ci credo che al riaccendersi delle luci ho trovato solo facce desolate come la mia. Poche, e più o meno coetanee. Proprio quelle per cui Cooper sarebbe un oggetto del desiderio age-appropriate, e che da ora in avanti ci penseranno tre volte prima di comprare un biglietto. Nel momento in cui è stato deciso che quel segmento del film era “per noi”, si è messo in moto il meccanismo opposto. E' la stessa differenza che passa tra Rollergirl nella prima mezz'ora di Boogie Nights e Rollergirl stravolta dalla coca che viene scopata malissimo in video.

Un processo, questo, che nove volte su dieci termina con la monicabelluccizzazione del personaggio: il momento in cui il pubblico di riferimento è pienamente appagato dal leggere o guardare una sua intervista, meglio se accompagnata da qualche immagine inedita, e non sente alcun bisogno di esplorare quello che sarebbe il suo “vero lavoro”, dischi libri o film che vogliate. Il passaggio economico in serie A coincide con il momento in cui nessuno paga più per un prodotto dove compari.

In meno di un anno Bradley Cooper è stato due volte sulla copertina di “Details”, rilasciando interviste che spaziavano dal bruciante attuale desiderio di farsi una famiglia all'ossessione giovanile per Elephant Man, e prestandosi a servizi fotografici che lo ritraevano braccia allargate su letti di motel in bianco e nero.

A un certo punto di A-Team lui attraversa a passo deciso una sala stampa, si mette una kefiah e il mondo implode.

 

 

 NOTE

 * Il discorso ovviamente non vale per Nicolas Cage.

** Arrivando a film come The Covenant, in cui di “tipi” che devono piacere alle donne ne vengono messi anche cinque o sei, cosa che contribuisce in non piccola parte al LOL WUT del prodotto finito.

***  Elemento molto insistito nel corso di tutto il film, e che mi porta a postulare l'esistenza di un feticcio para-plushie finora poco indagato: lo spugning.

****  Figlio mio, se cambi abito in ogni scena non sei una preparatissima e auto-determinata macchina da guerra pronta a tutto, sei Catherine Zeta-Jones nella Maschera di Zorro.

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