È molto raro che in Italia (e non solo in Italia, a quanto pare) uno scrittore di narrativa riesca a vivere soltanto dei suoi libri. La maggior parte deve fare un altro lavoro. Magari nel campo dell'editoria o del giornalismo, senza "allontanarsi" troppo.
E parlo pure di autori noti, che pubblicano per case editrici grosse e blasonate. Che addirittura fanno capolino nelle classifiche dei libri più venduti.
Ora i fumetti sono tornati nelle cosiddette "librerie di varia". E questa è un'ottima cosa, una scommessa da fare. Il rovescio della medaglia è che, per il mercato editoriale, un libro a fumetti è come ogni altro libro. Parliamoci chiaro: quando si vendono duemila copie, va già bene. Ma pure la metà basta. E, anche in questo caso, il mio è un discorso generale che riguarda editori grandi e piccoli, più e meno specializzati.
Il risultato è che decidere di fare fumetti per tale mercato significa, per un autore, non riuscire (probabilmente) a vivere solo di questo.
Per chi sceneggia, la situazione è certamente più accettabile rispetto a chi disegna. Voglio dire, mettersi nel fine settimana o la sera a scrivere qualche tavola di sceneggiatura non è un enorme sacrificio in termini di tempo. Mentre disegnare una tavola porta via facilmente un'intera giornata (e conosco molti a cui non basta).
In ogni caso, per una volta, la colpa è davvero del sistema. E pensare che il mercato editoriale italiano sia particolarmente avaro con gli autori di fumetto significa avere una visione ristretta delle cose. Ristretta e forse un po' vittimista.
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Per inciso: io vivo dei fumetti che scrivo. Ma, per la maggior parte, sono pubblicati in edicola. Tutto un altro discorso, quindi. (E poi mi è andata bene, certo. Ringrazio madama Fortuna ogni giorno.)
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Commenti
Marco Ficarra 04/lug/2010 23:01:53
Tito Faraci 05/lug/2010 09:20:38
Marco Ficarra 06/lug/2010 22:48:08
Tito Faraci 07/lug/2010 08:09:48
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