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Carta e moneta

Money
 

È molto raro che in Italia (e non solo in Italia, a quanto pare) uno scrittore di narrativa riesca a vivere soltanto dei suoi libri. La maggior parte deve fare un altro lavoro. Magari nel campo dell'editoria o del giornalismo, senza "allontanarsi" troppo.

E parlo pure di autori noti, che pubblicano per case editrici grosse e blasonate. Che addirittura fanno capolino nelle classifiche dei libri più venduti. 

Ora i fumetti sono tornati nelle cosiddette "librerie di varia". E questa è un'ottima cosa, una scommessa da fare. Il rovescio della medaglia è che, per il mercato editoriale, un libro a fumetti è come ogni altro libro. Parliamoci chiaro: quando si vendono duemila copie, va già bene. Ma pure la metà basta. E, anche in questo caso, il mio è un discorso generale che riguarda editori grandi e piccoli, più e meno specializzati.

Il risultato è che decidere di fare fumetti per tale mercato significa, per un autore, non riuscire (probabilmente) a vivere solo di questo. 

Per chi sceneggia, la situazione è certamente più accettabile rispetto a chi disegna. Voglio dire, mettersi nel fine settimana o la sera a scrivere qualche tavola di sceneggiatura non è un enorme sacrificio in termini di tempo. Mentre disegnare una tavola porta via facilmente un'intera giornata (e conosco molti a cui non basta).

In ogni caso, per una volta, la colpa è davvero del sistema. E pensare che il mercato editoriale italiano sia particolarmente avaro con gli autori di fumetto significa avere una visione ristretta delle cose. Ristretta e forse un po' vittimista. 

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Per inciso: io vivo dei fumetti che scrivo. Ma, per la maggior parte, sono pubblicati in edicola. Tutto un altro discorso, quindi. (E poi mi è andata bene, certo. Ringrazio madama Fortuna ogni giorno.)

Commenti

Quindi da ciò che dici dobbiamo dedurre che non c'è nulla da fare, gli autori si devono rassegnare a considerare la loro passione solo un hobby? A meno che non lavorino per l'editoria da edicola (Bonelli). Immagino che tu non voglia questo. Credo però che bisognerebbe insistere nel far cambiare l'atteggiamento da 500 copie di pareggio delle case editrici. Proprio nelli crisi bisogna investire sulla promozione perché altrimenti, come già avviene, limeranno fino all'impossibile il lavoro dei service, il mio lavoro Ram, e poi arriveremo al libro pagato dagli autori. Questo già avviene nell'editoria di narrativa.    

No, dobbiamo dedurre che c'è MOLTO da fare! Bisogna che il mercato cresca. E che ci siano ANCHE i "best seller" (parola pessima, ma per capirci). Libri a fumetti da 50000 copie, e anche di più, come ci sono libri di narrativa su queste cifre.
Questo significa, appunto, lavorare anche tanto e bene sulla promozione.
Il mio post voleva chiarire in che quadro generale si pone il problema. Non c'era alcuna rassegnazione.

Io ho lanciato un'idea, forse non è quella giusta, però è il tentativo di mettere insieme autori, editori e distributori per scommettere sulla lunga durata dei libri. Interrompere la cattiva abitudine di far morire un libro dopo solo tre mesi. La promozione deve far conoscere a chi potrebbe essere potenzialmente interessato il libro, non parlo di spam, ma semplicemente di allargare il bacino di utenti del fumetto. http://marcoficarra.wordpress.com/2010/06/24/scommettere-sul-fumetto/

Grazie dell'intervento. (Anche se tre mesi di promozione mi sembrano già... un miracolo.)

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