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Cavarsela con poco

Simpsons_comic_guy
 

Se mi chiedono di definire che cos'è il fumetto, mi sento messo alle corde. D'istinto mi viene da dire che il fumetto è fumetto. 
Il che, me ne rendo conto, è cavarsela a buon mercato tentando di apparire profondo e "zen"...

Sono abbastanza sicuro di un paio di cose che il fumetto non è. 
Non è un genere, anche se può raccontare storie appartenenti a tutti i generi. Non è un linguaggio, anche se ha un linguaggio.

A conti fatti, penso che il fumetto sia un'arte. So che per certuni questa definizione è sbagliata perché conterrebbe (condizionale d'obbligo) un giudizio di valore positivo, che molti fumetti non meritano. 
Ma, per dire, la musica è un'arte e su questo siamo tutti d'accordo... anche se molta musica in circolazione - la maggior parte, temo -  è di ben poco pregio.

Però, a ripensarci, continuo a preferire la prima risposta. Il fumetto è fumetto. 
Oh, insomma, quella roba lì.

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Commenti

La discussione dell'altro giorno ti ha agitato.
Occorre smascherare al più presto Crepascolo e invitarlo a mangiare una cotoletta.
Quel tizio ha un sacco di cose da raccontare.

Più che agitato, mi ha dato da meditare. Bene. E bravo Crepascolo che, verso la fine, ha centrato il nocciolo della questione. Capire, almeno, che cosa NON è il fumetto. Messa così, sembra una cosa semplice. Invece...

Io non mi ci spaccherei troppo la testa. Ma io non sono un fumettista, come sai. Quindi, anche le discussioni teorico-estetiche mi lasciano un po' freddino.
Mi viene sempre in mente la storiella del millepiedi che se ne andava in giro come ogni giorno, bello tranquillo, muovendo le sue zampette con grande maestria e perfetta coordinazione.
Un giorno, uno scarafaggio che evidentemente tendeva a non farsi i cazzi suoi, domandò al millepiedi: "Ma come accidente fai a camminare senza mai inciampare?"
Il millepiedi si pose per la prima volta in vita sua il dilemma. Si chiese come faceva a fare quello che aveva sempre fatto, voleva capire l'intima natura del meccanismo che padroneggiava. Si mise lì, ci pensò e ci ripensò, e alla fine non riuscì più a camminare, perché gli sembrò impossibile riuscire a muovere mille zampette tutte insieme.
Insomma, la pratica distrugge la grammatica. Ma anche la grammatica a volte fa dei bei danni.

Quel millepiedi non aveva un mutuo da pagare.

stavo per rispondere lo stesso, solo con "affitto" al posto di "mutuo".

Non ho capito la vostra posizione, Tito & Susanna. Secondo me il millepiedi non ha fatto granché bene a porsi il problema. Poteva continuare a camminare e, così facendo, procurarsi il davivere il damangiare. Invece, si pone i problema e patatrac.
(Quanto mi piacciono le discussioni allegoriche, orpo d'un cane!)

È che oggi vorrei pormi il problema, ma ho un editore (anzi, due) alle spalle con la frusta...

Ma dopo torno. Non è che mi sto tirando fuori dalla discussione, eh.

"Appena definito, mi sento già finito!" sentenziava Lupo Alberto. Aveva ragione. Dedichiamo il nostro tempo a pensare e fare bei fumetti. Per il resto c'è la critica.

Amen, fratello.

Il fumetto per me semplice e molto banale lettore così come altri miei interessi (cinema,musica,scrittura,disegno, pittura, collezionismo) è difficile da catalogare.
Spesso ci penso a queste passioni che occupano il mio tempo libero e alla loro ragion d'essere.
L'unica spiegazione che riesco a darmi è che ho bisogno di evadere dal mio io,dalla mia vita,dai miei problemi e nutrirmi di storie altrui (vere o finte che siano) che appagano i sensi e soprattutto stimolano il cervello e riflessioni che qualche volta mi accrecoscono anche spiritualmente.
Penso sempre che questa mia ricerca "culturale" verso cinema,teatri,musei,fiere librerie e fumetterie sia in fondo quello che Dante fece dire a Ulisse "Fatti non foste per viver come bruti".
Almeno mi ci illudo.

boh, secondo me il fumetto è uno strumento per raccontare.
come tutti gli strumenti lo puoi usare come ti pare, cercare di dargli un altra definizione rischia di ghettizzarlo (ulteriormente).

mancai l'apostrofo dopo "un",sorry :)

Manca l'accento, ma non il buonsenso.

La tentazione di scrivere che la frase '' il calabrone, aereodinamicamente, non può volare, ma non lo sa e vola '' è falsa perchè qualcuno lo ha informato ed è atterrato nella mia cotoletta è forte, ma troppo evocativa. So essere macho come i mascelloni delle vecchie pubblicità della Marlboro Country - ieri ho visto impanare un pettino di pollo, dopo che era stato passato nell'uovo, senza perdere contatto con la reatà - ma l'immagine di quella creaturina in caduta libera sulla pappa è più di quanto possa sopportare.
Io amo i fumetti - ho letto che J. Conrad, di madre lingua francese, era sicuro che non avrebbe scritto una sola riga se non avesse imparato l'inglese perchè '' il genio della lingua '' lo aveva rapito - io a questa cosa credo fermamente: siamo più o meno sensibili alle forme d'arte ed alcune ci scelgono, come nel gioco del silenzio. Infatti a parlare sono la musica o la poesia o l'operetta che, per citare Allen, è sostenibile solo da persone geneticamente modificate.
Il ''mio '' modo di cavarmela con poco è spostare la questione: non definire il fumetto, ma leggerlo, perchè me lo ha chiesto. Continuamente.

Oh, era ora, Crepascolo! Cominciavo a preoccuparmi!
Ma dove eri finito?

Stavo cercando di sbirciare dentro XL / REPUBBLICA TV - Bonelli, Tex e il fumetto italiano - guarda il dibattito in studio, ma il mio pc non è d'accordo.
Il suo medium d'elezione è il fotoromanzo d'antan. Ho provato a trasmettergli il mio amore per i comics, ma non digerisce nemmeno le ultime prove di Dave Sim o i cartoons su carta dei Luna Bros. Di contro, mi propina melodrammoni con una giovane Scicolone ( che sembra disegnata da Don Heck e dipinta da Dan Brereton ) ed un Marcello ancora acerbo ( matite di Dave Lapham o del Matt Wagner del primo Batman/Grendel ). Il plot è classico, la recitazione enfatica, quella di Mastroianni arriva quasi alla parodia dei tic di Nazzari, ma gli occhioni bistrati della Loren catturano l'occhio e lo tramortiscono come nemmeno le generose scollature.
Io credo che il mio terminale - che è arrivato all'autocoscienza molto prima di H.A.L. - sia innamorato. Mi infligge le lettere a caduta di Matrix quando insinuo che Scilla Gabel, tutto sommato, era brava come a diva di cui è stata la controfigura.
Rimodula il mio desktop - un braccio di ferro tra Zagor e Gallieno Ferri disegnato da Roberto Diso - in un abbraccio appassionato tra la Lollo e De Sica Jr.
Prima o poi la spunterò, ma stasera devo concedergli il punto: ho riprovato a sintonizzarmi con lo SBE show, ma mi sono ritrovato a contemplare l'Amedeo nazionale della cena delle beffe mentre mi ricordava che chi non era con lui si sarebbe imbattutto nella peste. Cattivo.
Una serena serata.

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