Viene da sospettare che Michael Connelly si sia guardato qualche stagione di 24, prima di scrivere La città buia, ultimo (almeno per i lettori italiani) romanzo del ciclo di Harry Bosch.
È mezzanotte. Harry è seduto a casa propria, immerso nel buio e nella musica jazz. Aspetta qualcosa. Non sa neanche lui cosa, finché non arriva. È una telefonata del suo capo. È stato ritrovato un cadavere, a Mulholland Drive. È un nuovo caso, per il detective Bosch.
Harry si infila la giacca, controlla la pistola. Si guarda allo specchio, si vede vecchio. Ma non ancora così vecchio. Poi esce di casa e la storia parte, veloce come un proiettile. Senza un attimo di tregua, fino all'epilogo: dodici ore dopo.
È una lotta contro il tempo.
Il tempo dei minuti che scorrono. Il tempo degli anni che Bosch ha sul groppone. Il nostro tempo, in cui viviamo, a cui Bosch non riesce ad adattarsi. Non vuole riuscirci.
La città buia è il romanzo più breve di Connelly, ma anche uno dei più intensi. Una promessa mantenuta, ancora una volta. Un appuntamento rispettato. Un istante dopo avere chiuso il libro, ho già cominciato a sentire la mancanza del vecchio Harry.
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Commenti
Stefano 10/dic/2009 19:52:09
Tito Faraci 10/dic/2009 20:08:09
Alessandro 06/gen/2010 14:28:43
Tito Faraci 06/gen/2010 15:09:10
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