Quando si scrivono decine di storie ogni anno, non si può mica pretendere che siano tutte capolavori. Figuriamoci. Non si può sperare che neanche una risulti meno buona del previsto.
Però io alle mie storie, alla fine, voglio sempre bene. A tutte. Provo, addirittura, un particolare affetto e una sorta di tenerezza per quelle meno riuscite. Figlie deboli, indifese.
D'altro canto, mi rendo conto che spesso (anche se non sempre: sia chiaro) le mie storie migliori - quelle da cui ho ricavato più soddisfazioni, premi e riconoscimenti vari - hanno in sé qualcosa di imperfetto. Sono frutto, almeno in parte, di arrischiate sbandate fuori carreggiata, sull'orlo del precipizio.
Ci sono cose che non rifarei, e non consiglierei a nessuno di fare. Ma io sono contento di averle fatte. E sono certo che altri precipizi mi attendono, fra qualche curva. Non ho paura.
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Commenti
micol 08/dic/2009 20:08:01
Tito Faraci 08/dic/2009 20:31:39
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