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Con tutto il dovuto rispetto

Un bravo medico ascolta i propri pazienti, presta loro attenzione. Si interessa alle loro vite. Vuole che stiano bene. Li rispetta.
Ma non si fa certo dire da loro quali cure prescrivere.

Un bravo chef ha a cuore che i propri clienti siano soddisfatti. Cerca di capire i loro gusti, le loro esigenze. Li rispetta.
Ma non si fa certo spiegare da loro come cucinare.


Io sono uno scrittore di fumetti.

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Commenti

Bravo ? :-) (bravo medico, bravo chef) . Scherzo ovviamente, Buone Feste

Il "bravo" non ce l'ho messo apposta, ovviamente.
Auguri anche a te, Claudio.

però bisogna ammettere che i pazienti del medico e i clienti del ristorante ci provano abbastanza spesso a dire al medico o allo chef quello che devono fare. in realtà, quindi, questo è più un post "mal comune mezzo gaudio" :)

Certo, ci provano. Ma nella migliore delle ipotesi il medico o lo chef in risposta scuotono il capo con un sorriso benevolo. Nella migliore delle ipotesi.

E che dire di quelli che, pur non essendo mai stati presi in cura da un certo medico, ne criticano comunque il lavoro, così, giusto per sentito dire? O di quelli che, pur non avendo quasi mai messo piede in un certo ristorante, si piazzano fuori dall’ingresso per dire che (loro sono comunque riusciti a “farsi un’idea”) la composizione del menu è completamente sbagliata?
Per non parlare dei loggionisti (nel fumetto viene usato un altro termine che non starò qui a dire). I loggionisti sono quelli che vanno a vedere l’opera mica per ascoltare, ma per fischiare. Se non fischiano gli viene l’acidità di stomaco (ne soffrono fin da piccini). Sono quelli che, se chiedi loro quale sia stato il momento più bello al quale abbiano assistito, non ti rispondono: “Quella volta che ho ascoltato Muti o Pavarotti”, bensì: “Quella volta che il tenore ha preso quella stecca.”
I loggionisti sono una trentina, ma fanno casino come fossero tremila. Si riuniscono tra di loro, affittano lo stesso palchetto e, terminato lo spettacolo, si ritrovano al bar per dire peste e corna. Infine, ancora non sazi, passano all’analisi economica e ti spiegano, estraendo dal cappello dati e numeri, perché quel tale teatro è in perdita e di lì a fine anno certamente fallirà. E, ovviamente, loro saprebbero perfettamente come risolvere tutti i problemi: basterebbe dare a loro la direzione d’orchestra.
I (chiamiamoli così) loggionisti del fumetto amano citare i dati di vendita – ultimamente è diventato il loro Verbo. Li leggono, guardano la colonna del più e quella del meno e hanno capito tutto al volo. Le cose stanno così: se un giornale perde copie è perché quel giornale non è fatto come piace a loro. E basta. Il resto sono chiacchiere. Anche loro sono una trentina. Forse meno. Ma pensano di essere un esercito.
Hai voglia, Tito, a scrollare il capo e a sorridere benevolmente. A volte ci vorrebbe Pino Scotto per spiegargli un po’ di buona creanza.

"Anche loro sono una trentina. Forse meno. Ma pensano di essere un esercito. "
Quanto è vera, questa cosa! (Ma anche il resto...)

rilancio:
padre di paziente entra nello studio della psicologa (io).
padre: sono state le cattive compagnie. e poi è depresso, ha bisogno di una vacanza. ma io so come curarlo, non si preoccupi, è solo un po' irrequieto, sa, l'adolescenza.
io: suo figlio è stato arrestato con 5 chili di eroina, ecco perché è qua.
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ma questo, ovviamente, non lo dico. sarebbe inutile.

Certo che fai una vita dura, Susanna...

Con tutto il dovuto rispetto 2

E che dire di quei cuochi e di quei medici talmente ossessionati dai loro clienti e pazienti da affermare continuamente che i medici e i cuochi sono loro?
E poi, sempre con tutto il dovuto rispetto,IMHO il medico è un paragone abbastanza sbagliato perché è un mestiere delicatissimo e discutere sul suo ruolo implica anche considerazioni morali e perfino giuridiche , ma se il cuoco non cucina quello che piace ai suoi clienti, finisce che lo raggiunge l'inedia, a forza di stare in mezzo al cibo. Fermo restando che lo chef non sono io, me ne vado in un altro ristorante, dove lo chef è un altro.
;)

"E che dire di quei cuochi e di quei medici talmente ossessionati dai loro clienti e pazienti da affermare continuamente che i medici e i cuochi sono loro?"
Non lo so. Bisognerebbe chiederlo a loro.
A che cosa alludi? Ci sono centinaia di post in questo blog. Parlano di svariati argomenti. Oggi ho parlato di questo.

Caro Wasted, non riesco a seguirti...

Quella del medico è una metafora, del tutto legittima in quanto tale. Si parla di lavori, che richiedono competenza e professionalità.
O ritieni che scrivere non sia un (vero) lavoro?
Il medico fa un mestiere, lo chef ne fa un altro, chi scrive un altro ancora. Sono mestieri diversi, ciascuno con le sue implicazioni (anche morali, anche giuridiche...). Ciascuno con la sua dignità. Ciascuno con la sua importanza.
Pazienti, clienti, lettori... hanno tutto il diritto di giudicare il risultato del lavoro altrui, ci mancherebbe altro. E di rivolgersi a qualcun altro.

Wasted, ho forse scritto che le opinioni, i gusti e le esigenze dei miei lettori non mi interessano? Che non mi stanno a cuore?

Per favore, non stravolgere il senso delle mie parole. Rileggile con maggiore calma, anche se forse il significato non ti piacerà ugualmente.

Grazie comunque dell'intervento.


Il significato non mi convince, più che non piacermi: se è vero che lo scrittore sei tu e che è un vero mestiere (proposizioni che trovo innegabili), perché non dai il giusto peso al dialogo con chi legge le tue cose con passione? Ho visto la tua reazione alle critiche sullo "sceriffo indiano" su Two e su TWF:IMHO te la sei presa a cuore in una maniera esagerata.
Dovresti, secondo me, ma non sono uno scrittore ed il professionista sei tu, (come me nel mio campo, per dire) accettare che fa parte del mestiere, visto che rendi pubblico quello che scrivi e che molti ti apprezzano, me tra i primi specie per Brad Barron ma mi aspetto grandissime cose da Tex, dove ancora ti sei espresso per meno di quello che farai, IMHO.
Mi piacerebbe leggere Tito Faraci che dice: criticate pure, accetto il dialogo (bonario ed educato, come quello dei forum di Tex), anche se in ultima analisi lo scrittore sono io.
Invece Tito Faraci lancia un messaggio che facilmente suona agli orecchi: sono IO IL PROFESSIONISTA, vi ascolto ma non è il vostro mestiere, non insegnatemi a scrivere.
Francamente, nel capire questo, verrebbe voglia di criticare a prescindere, anche se secondo me si capisce che c'è anche di mezzo un atteggiamento di difesa contro qualcuno che ha esagerato nel disprezzare quello che forse invece andava apprezzato perché, al di là dei gusti, era scritto da chi conosce come si scrive.
Io non voglio provocare né fare polemica, se è questo che hai capito, vorrei invece una tua presenza maggiore e più serena negli spazi texiani, specie sul TWF, visto che là è pieno di persone che non aspettano altro che escano le tue storie, anche se poi troveranno dei difetti, rimarranno insoddisfatti, faranno un polverone, ma solo perché amano il personaggio e l'autore, e si aspettano sempre l'impossibile. Poi però contano i giorni che li separano dalla tua prossima storia.
Ciao e buon lavoro.

Caro Wasted, mi pare che continuiamo a non capirci. E mi dispiace. Davvero mi dispiace.
Ho sempre accettato serenamente le critiche, come parte del gioco. Ne ho anche discusso, con calore, ma credo sempre con cordialità e rispetto. Non credo di avere mai dato risposte meno che educate, civili. Per favore, non dipingermi per quello che non sono.
Questo però è vero: "vi ascolto ma non è il vostro mestiere, non insegnatemi a scrivere". Che c'è di male, a dirlo?
Vi ascolto - con attenzione, con rispetto! - ma il vostro mestiere non è scrivere. Questo può non piacere, ma è vero. Non c'è nulla di spocchioso, nel dirlo.
Ho già spiegato in un paio di occasioni, e non soltanto qui, perché preferisco ridurre - se non addirittura annullare - la mia presenza nei forum. Per esempio qui:

http://titofaraci.nova100.ilsole24ore.com/2009/03/razzolando-male.html


Lo faccio anche per rispetto nei vostri confronti. Per non turbare la serenità e la naturalezza delle vostre discussioni.

Ti ringrazio di nuovo per l'intervento. E della stima che comunque traspare da quanto scrivi. Spero che la mia prossima storia di Tex ti appassionerà.

Mi dispiace che siamo finiti, di nuovo, a parlare (soltanto) di forum, quando il mio discorso voleva essere più ampio.
A ogni modo...

Per maggiore comodità, copio e incollo, quanto ho scritto su questo blog il 18 marzo scorso (http://titofaraci.nova100.ilsole24ore.com/2009/03/razzolando-male.html):

"Mi chiedo perché noialtri autori di fumetti - no, non tutti, ma parecchi - alla fine non resistiamo alla tentazione di intervenire direttamente in forum e spazi del genere. Accetto volentieri smentite, ma non mi pare che lo facciano cineasti e romanzieri... E credo che sia un comportamento giusto, il loro.

Calma, non fraintendetemi: ora non sto facendo una questione gerarchica. Comunque, nel caso, gli autori dovrebbero stare più in basso. Sugli autori deve gravare il giudizio di chi li legge. Devono accettarlo e reggerne il peso. Lasciamo che sia il nostro lavoro a parlare per noi e non noi per lui. Cosa che ho già detto altre volte. Ma predico bene e razzolo male.

Altra cosa che ho già detto, ma non ancora imparato, è che la presenza di un autore in un forum è troppo, troppo ingombrante. Critichereste duramente l'operato di un tizio, se fosse seduto nel vostro salotto a un metro da voi?
Qualche volta farsi da parte, uscire da quella stanza, può e deve essere anche una questione di rispetto: di un autore nei confronti di lettori che vogliono discutere serenamente. Con il diritto di dire pure cose sgradevoli, "sbagliate", pesanti."

In quel post era nata - in un delirio di stronzate d'autore nel quale erano stati coinvolti anche Francesco e Bruno - un'idea acuta: un forum in cui si potessero criticare le critiche. Ovviamente, era una boutade. E tuttavia, quando capita di leggere certi "distillati di pensiero" che scorrono dentro certi forum, la tentazione viene. Ma non si tratta di critica. Quelle (anche le più esacerbate ed estreme) ci stanno sempre. Le devi accettare e stop. Le situazioni che almeno a me risultano inaccettabili (parlo della "forumistica disneyana", che è l'unica che mi riguarda e mi compete) sono due:
1. quando il forumista ritiene di avere un'opinione (a suo dire) "precisa" su questioni che non conosce - marketing, vendite, strategie editoriali e quant'altro. Opinione che, poi, ritiene di dover esprimere nel modo più aggressivo possibile.
2. quando i trenta o quaranta utenti "fissi" di un forum (che magari conta qualche migliaio di iscritti, ma dove poi scrivono sempre gli stessi trenta o quaranta) ritengano di essere rappresentativi di una massa di lettori che si calcola nell'ordine delle centinaia di migliaia. Trenta o quaranta che, talvolta, pensano di essere, chissà perché, lettori meritori di ascolto e attenzione particolari.
E, a volte (non sempre, ma capita anche questo) si tratta di persone che neppure comprano il giornale che criticano.

Un cliente va dallo chef e gli dice "c'è poco sale nel minestrone".
Un secondo cliente va dallo chef e gli dice "c'è poco sale nel minestrone".
Un terzo cliente va dallo chef e gli dice "c'è poco sale nel minestrone".
Alché lo chef assaggia il minestrone e capisce che c'è un problema: manca il pepe.

Morale: le critiche possono anche scorrere via, in quanto il lettore solitamente non ha una conoscenza della materia pari a quella dell'autore; dal suo punto di vista c'è però qualcosa che non va, che non l'ha convinto. E l'autore può aver rispettato tutte le regole fumettistiche del mondo, può ritenere la sua opera un capolavoro, ma se il lettore non è contento... beh, non è contento.
A parte gli estremismi, sta anche nella voglia di recepire dell'autore, capire se è possibile migliorare. E "capire se è possibile migliorare" non significa "mettere il sale" (cioè ascoltare tutte le stron**te che i lettori dicono), ma capire semplicemente che per piacere di più al lettore va modificata la ricetta (o, come dici tu, "Cerca di capire i loro gusti, le loro esigenze", in alcuni casi non li rispetta solo, ma secondo me -per quanto possibile- li asseconda pure).
Poi, ovvio, ci sono i lettori che mangiano in maniera poco salutare. In quel caso, l'autore deve solo ricordar loro che fa male alla salute mangiare troppo salato. :)

Sotto questo aspetto, dissento (per quel che può valere il mio dissenso) tanto dall'amico Tito quanto da Quad. Non credo che compito dello chef sia capire e assecondare i gusti, ma anticiparli. Crearne di nuovi. Creare quel che prima non c'era. Trasformare il niente in qualcosa.
In ultima analisi - e so che questo potrà risultare un ragionamento estremo e, magari, poco adatto al fumetto popolare (ma, poi, perché non dovrebbe essere adatto anche a quello?) - direi che compito dello chef non è affatto cercare di piacere, ma fare quel che deve e quel che sente di fare. Sarà il cliente a decidere se continuare a mangiare le sue cose o costringerlo a imparare un altro mestiere.

"direi che compito dello chef non è affatto cercare di piacere, ma fare quel che deve e quel che sente di fare. Sarà il cliente a decidere se continuare a mangiare le sue cose o costringerlo a imparare un altro mestiere."
Alla fine, di fatto, è sempre così. Cerchi di capirli, hai a cuore i lettori. Li ascolti. Però poi, quando scrivi, sei sempre da solo. Solo con te stesso. Devi chiudere la porta, in quel momento. E correre il rischio. "Capire" sì, è un concetto che ho usato. Assecondare è un'altra cosa, che secondo me non vogliono neppure i lettori: finirebbero per avere sempre la stessa roba riscaldata.

"Assecondare" in effetti è un termine improprio, soprattutto se declinato a tutti gli aspetti del confronto autore-lettore.
Mi piace pensare (ma non ho riscontri veri e propri) che Boselli in Dampyr, dopo i primi numeri, abbia leggermente assecondato la vox populi che richiedeva più continuity.
Ma come ho detto è solo una teoria tutt'altro che empirica, un entimema che ha come premesse un cambio di rotta della testata e le richieste di alcuni lettori.

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