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Il destino non basta

Parche

Si è sempre tentati di dire "faccio questo lavoro perché è l'unico che saprei e potrei fare". Classica risposta da scrittore, trovata in fin troppe interviste.  
A me però non piace. Innanzitutto, perché nel mio caso non sarebbe vero. Prima di scrivere fumetti - e anche intanto, all'inizio - ho fatto pure altri lavori, cavandomela. Magari erano tutti lavori "di concetto" (niente miniera, insomma), ma comunque diversi.

Poi non mi piace vedere me stesso e, peggio ancora, mostrarmi agli altri come una sorta di eletto, di predestinato. D'accordo, come capita per ogni mestiere si può essere più e meno portati a farlo. Tuttavia non è un semplice dono di natura. No, non è così facile: bisogna imparare, con fatica e con impegno. Senza scorciatoie, senza alibi.
E di imparare non si finisce mai. Proprio mai.

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Commenti

My 2 cent: per diventare un autore di fumetti (o qualsiasi altra cosa, la musica, le lingue, i massaggi afrodisiaci - ragazza italiana max serietà riceve via Anelli) bisogna imparare con fatica, impegno, senza scorciatoie.
Ma secondo me per diventare uno strafigo autore di eccellenti fumetti e gag memorabili bisogna essere come minimo in partenza un figospaziale iperlessico con un senso dell'humor ultrasviluppato, oltre a imparare con fatica, impegno, senza scorciatoie.
IMHO come tutte le cose fare fumetti beneficia da e contribuisce allo sviluppo di certe ben determinate doti.

Sì, ovviamente io una tavola disegnata a la so a malapena tenere dritta se sotto non ci sono i numeri di pagina per orientarmi, però è un concetto di massima, dai. Datemelo buono. Eddai. Su. Sarò buono. Riordinerò la cameretta.


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