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La regola di Alfredo (forse)

Ideas

Mia figlia deve scrivere un racconto di fantascienza. È il compito assegnato a lei e alla sua classe dal professore di italiano, al culmine di un encomiabile ciclo di lezioni sui generi letterari (di cui vi ho già parlato).

"Be', copialo," le ho consigliato io. "Ma come, papà?!" ha esclamato lei, stupita. "Aspetta, ti spiego. Non devi mica copiarlo per intero. Ne prendi uno che ti piace. Cambi il finale, poi l'inizio. E dopo anche tutto quello che c'è in mezzo."

Così ora le ho dato qualcosa su cui riflettere, mentre io cerco di ricordare a chi ho rubato la regola. Alfredo Castelli, credo.

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Commenti

Se può esserti d'aiuto al workshop organizzato presso la Scuola Internazionale di Comics, sede di Padova, quasi un anno fa dicesti che era la regola di Alfredo Castelli e sembravi molto sicuro.

Questo mi conforta, Filippo.

Lo dice Alfredo nel mitico COME SI DIVENTA AUTORI DI FUMETTI, allegato a Eureka. Un testo che conservo e che ho mandato a memoria. Andrebbe ristampato...

Grazie, Gianni. La mia memoria non mi ha ingannato, allora.

Nutriamo un profondo rispetto per il papà dell'omino bufo, ma è il momento di dare a Cesare quello che è di Cesare. In sintesi: il giovine Castelli, stregato dai cahiers du cinema ed in generale da tutto quello che è francese, aveva trovato lavoro come aiuto vice apprendista assistente dattilografo di Truffaut che, in quei giorni stava intervistando Hitch. Folgorato dalla frase del regista secondo cui '' il cinema è la vita senza le parti noiose '' si ritirò in una lamasseria tibetana a meditare ''sulle escrescenze che l'umana esperienza si porta appresso siccome soma dal peso ineffabile ''
( Pensieri - 1968 - pubblicato sotto l'eteronimo di Fred Castles ). Ne esce, anni dopo, con il fermo proposito di diventare cuoco perchè '' la pietanza è il luogo in cui convergono istanze di natura affatto difforme come il porro ed il gallo cedrone in una sinfonia di sapori in cui nulla osta alla comunione con il mondo sensibile '' ( op. cit. ).
Di trattoria in agriturismo, l'irrestibile ascesa del nostro lo porta ad essere consulente non accreditato sul set della Grande Abbuffata di Ferreri. Ed è un commosso Ugo Tognazzi - satollo del pasticcio di rane alla atlantidea - che lo presenta a Stanley Kubrick, in quel momento al lavoro con Fredreric Raphael sull'adattamento di ''Doppio Sogno''. Il regista di Lolita era solito lavorare su dieci cose alla volta - come Castelli del resto - e propone allo chef di collaborare ad un remake di Roma città aperta con Marcella Bella al posto della Magnani e lo scontro tra Atlantide e Mu al posto della Seconda Guerra Mondiale. Il signor K. è stufo di armi da fuoco - esausto dopo l'impresa di Full Metal Jacket - e chiede al divino Alfredo di studiare la possibilità di concludere la pellicola con una gara di abilità come quelle nella cucina della Clerici.
Castelli è perplesso, Raphael anche di più perchè teme che K. si lasci trascinare lontano dal progetto con Cruise e Kidman, ma K. è come un toro a Pamplona e l'unica opzione è spostarsi dalla sua strada.
Per festeggiare la prima stesura della sceneggiatura è organizzata una festa con il cast in fieri nel maniero di K. ed è lì che Marcella Bella - dopo aver intonato una versione unplugged di Rio de Janeiro che anni dopo Castelli sublimerà in una tortura che Orloff infliggerà al rivale Mystere - si cimenta nella sua, apprezzatissima, impepata di cozze e vongole in salsa di aglio selvatico. Quando Nicole, che non aveva mai assaggiato nulla del genere in Australia se non consideriamo il brodetto di coccodrillo, le chiede quale sia il suo segreto, la ricciolina che tanti cuori ha infranto nel ns Paese le risponde:
prendi una ricetta che ti piace, ma non devi mica copiarla per intero. Cambi il finale, poi l'inizio. E dopo anche tutto quello che c'è in mezzo."
Purtroppo le cozze risalivano ai giornalieri di Arancia Meccanica e le vongole alla post produzione di Spartacus e ci fu un'epidemia di indigestioni di cui, ingiustamente, si diede la colpa a Marcella. E Stanley si dedico toto corde al suo Eyes Wide Shut. Peccato.

Crepascolo: sempre grande. Sempre gradito. Un punto fermo.

Immaginavo si trovasse in quel manuale. Ho provato sfogliarlo e a cercare il punto esatto, ma non l'ho trovato così non mi sono pronunciato in merito. Mi ricordavo solo del suddetto workshop.

Ma lo sai che con questo post ti sei fatto perdonare di avermi plagiato in età infantile con le tue storie?

Sì, perchè la Regola di Alfredo mi ha permesso di aggirare un tragico blocco in cui ero incappato.

Banalmente, ho scoperto che la regola di Alfredo funziona, e a meraviglia, anche nell'arte del songwriting.

Grazie!

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