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Tornando a casa

Neuromancer


Il cielo sopra Milano aveva il colore di un televisore sintonizzato su un canale morto.

Avvicinandomi alla città, questa mattina, mi è venuto da parafrasare l'inizio di Neuromante (promemoria: prima o poi lo dovrò ri-ri-rileggere). Ma, una volta arrivato a Milano, quel cielo si è aperto offrendomi un bel sole confortante. E poi la mia casa - dolce casa - mi è sembrata gigantesca, in confronto al bungalow. Non che ci volesse molto. Peccato che, a quanto pare, prima di partire io abbia sbagliato a regolare l'irrigazione automatica. Qualcuno deve avermi mandato al diavolo, nella strada qui sotto.
Ho passato tre settimane molto rilassanti e serene. Con la mia famiglia. Con me stesso.
Ho scritto una novantina di tavole che non mi sembrano male. Se fossi rimasto a lavorare a Milano, in studio, non ne avrei scritta né una di più né una di meno. Ho trasgredito alle ferree regole della dieta, ma solo ogni tanto e senza contraccolpi evidenti. Ho avuto qualche pensatona, che magari porterà a qualcosa. Ho ricevuto poche telefonate e ne ho fatte pochissime, ma forse è stato meglio così. Anzi, cancellate quel "forse". Ho aggiornato assiduamente il blog, ma questo già lo sapete. Ho letto dieci romanzi, quasi tutti buoni. Sto meglio di quando sono partito. E...
E ripartirò presto. Molto presto.


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