Successivo » « Precedente

Senza offesa


Agatha-christie-5079

In una storia con un mistero, arriva il momento delle spiegazioni finali. Quello in cui il suddetto mistero si chiarisce. I lettori di romanzi gialli ci sono abituati e si godono quella scena, confrontando le proprie deduzioni con quelle dell'investigatore di turno. Se avevano indovinato qualcosa, ne sono compiaciuti. Se non ci avevano azzeccato, meglio ancora: è stato bravo lo scrittore (a patto che non abbia barato).
Ho l'impressione che invece i lettori di fumetto - non tutti, okay, ma certi -  detestino le spiegazioni per principio. Se gli si spiega qualcosa, si sentono trattati da idioti. Si offendono, addirittura. Salvo poi, venire a fare le pulci all'autore (giustamente, direi), se tralascia di far luce anche solo su un minimo dettaglio.
Così bisogna cercare di dare spiegazioni facendole un po' scivolare via, come se non fossero davvero tali. Il che non è affatto semplice, e non sempre concepibile.

.

Commenti

Succede sempre mei commercials di detersivi: la macchia sparisce ed una voce armoniosa rende grazie a qualche Principio Attivo. Non sarebbe tanto più seducente il mistero? David Copperfield ci ha forse spiegato come ha attraversato la Grande Muraglia? Naturalmente no, ha lasciato il compito a Marco Polo, tanto per rifarci ad un ns precedente intervento.
Agatha Christie, evidentemente, ha preferito la via di Mastro Lindo a quella di Mandrake. Opzioni. Come scegliere, in pittura, l'iper-realismo o il dripping.
Se la Signora del Giallo lo avesse chiesto a noi, le avremmo indicato un sentiero poco battuto da esplorare. Ci pare di vedere già la trama: Il corpo di Marco Pollok, celebre astrattista itinerante, è ritrovato davanti al muro che divide il parco della sua villa dal resto del suo latifondo. Sui mattoni, prima di spirare, l'artista è riuscito a dipingere una composizione delle dimensioni di Guernica, ma meno rassicurante.
Hercule Poirot, Jane Marple e Parker Pyne, ospisti di Pollok, sono tutti sospettati dall'ispettore Drake perchè 1) tutti e tre dovevano pagare a Pollok i diritti per le tele che campeggiano sulle copertine dei loro libri 2) hanno tutti un alibi formidabile ed in una storia della Christie equivale ad essere colpevoli come il demonio 3) è strano che siano nello stesso posto, considerato quanto siano gelosi uno dell'altro.
Drake sta ancora decidendo in quale direzione muoversi, quando, poco dopo pagina cento, entra in scena Fielding '' Dave '' Masterclean, il famoso detective sensitivo che punta il dito contro Drake sentenziando si tratti dell'assassino.
Mamma Christie, sopraggiunta per vedere come se la cavavano i suoi pargoli, osa chiedere perchè. Dave risponde: perchè sì. Fine.

Temiamo che la regina del giallo british, se anche avesse seguito il nostro canovaccio, ci avrebbe infilato uno spiegone in cui scoprivamo che Drake era il ghost painter di Marco Pollok e si era stufato di esser nutrito solo a briciole.
Pfui.

in realtà condivido l'opinione dei lettori di fumetti: non c'è niente di più noioso delle spiegazioni.
e però ogni tanto mettere una lunghissima scena di spiegazioni finali, con tanto di principali attori seduti davanti al camino e il detective di turno che conciona sorseggiando Porto è una soddisfazione vera.
ci possiamo sempre parare il culo dicendo che era una "citazione". :)

E' perché il fumetto chiede anche di vedere qualcosa muoversi: uno "spiegone" di 5-6 pagine sono 5-6 pagine di teste contrapposte o, se il disegnatore ha voglia di farsi venire l'esaurimento, di inquadrature sempre più ardite per non far annoiare l'occhio del lettore.

Notare come in "watchmen", c'è uno "spiegone finale", ma è sovrapposto a gente che si mena, catastrofi sullo schermo, gente che viene disintegrata e poi riappare... insomma, non è SOLO uno "spiegone".

Però vorrei far notare come lo "spiegone" sia un problema sentito soprattutto dai lettori Bonelli. E' anche segno che l'insofferenza nasce dall'abuso, da anni di storie in cui alla fine per pagine e pagine veniva spiegato il minimo dettaglio. Gli altri lettori, quelli che si lamentano se manca la spiegazione anche del dettaglio più ovvio e banale, sono quelli allevati ed abituati da questo stile di ultraspiegazionismo. Non sono le stesse persone.

Cosa cerca il pubblico in un fumetto? Emozione. Niente a che fare con l'informazione. Lo spiegone serve solo a tenere buoni quei due o tre lettori pedanti che cercano inconguenze e inverosimiglianze. Cose che abbondano in qualunque fiction, se si vuole essere pedanti (appunto). Ha ragione Moreno nel dire che ormai gli spiegoni sono un marchio di fabbrica. Di cui personalmente farei davvero a meno.

Non è che possiamo buttare il bambino con l'acqua sporca, però.
All'interno di un certo tipo di racconto, il momento della chiarificazione, della spiegazione, può - deve - essere un momento narrativo interessante, avvincente e, per esempio in una storia gialla, indispensabile.
Il problema non è, io credo, se fare una cosa o non farla, ma se (continuare a?) farla male o (iniziare a?) farla bene.

Il momento della chiarificazione ci vuole, sono d'accordo. Ma la preoccupazione della verosimiglianza non deve essere più importante della stesura di una storia avvincente ed emozionante. In alcune storie che ho letto, l'ansia di spiegare al lettore ogni cosa trasformava la narrazione in una specie di telecronaca sportiva: nei quadretti l'azione, nei balloon la spiega. L'azione non è uno "swiss tump" ogni dieci pagine. Azione è anche creare una situazione interessante e movimentata per una scena di dialogo.

"Ma la preoccupazione della verosimiglianza non deve essere più importante della stesura di una storia avvincente ed emozionante"

Capisco che cosa intendi, ma questa mi sembra un'affermazione insidiosa.

Anche nel cinema quello dello spiegone del complottone è un momento assai importante.
Trovo che questo
http://www.youtube.com/watch?v=_yK1i9cLAMM
sia un esempio magistrale di spiega che non spiega. Soprattutto gli ultimi trenta secondi.
A volte, la chiarificazione è del tutto inutile. Perché non c'è proprio niente da chiarire. Niente che si possa chiarire.
Prendiamone esempio.


Sono andato fuori tema?

No! Non sei andato fuori tema, anzi!
Quella scena mi aveva fatto fare una sana riflessione...


PS
Purtroppo, quella stessa scena, con quelo stesso dialogo... messa in un fumetto, avrebbe occupato, ben più di una tavola. Provare per credere.
Ma sarebbe COMUNQUE rimasta una buona scena.

Gli ultimi due film dei frateli Coen declinano - uno con humour nero, l'altro in tono farsesco - lo stesso messaggio che potrebbe suonare come una variante de '' la vita è uno schifo e poi si muore ''. Una riflessione sui temi leopardiani dell'indifferenza della natura nei confronti dell'umana intrapresa. Se hanno ragione, ogni spiegazione è inutile, ogni ''spiegone'' presuntuoso.

È vero, Crep. Ma nel caso di "Non è un paese per vecchi", si ha l'impressione che la visione leopardiana hard dei Cohen sia stata dovuta a un lettura forse un po' frettolosa del romanzo di McCarthy.

Condivido l'opinione dei lettori di fumetti: lo spiegone finale è quanto di più barboso esista! Non deve essercene bisogno, i nodi devono essere sciolti col fluire della storia, dei dialoghi, degli eventi su carta, senza un "master" che spieghi perchè quello ha agito così e perchè quella cosa è andata in quel modo.

Una "affermazione insidiosa"? non saprei. Provo a chiarire. Non dico di NON cercare la verosimiglianza, ma dico che non deve essere questa la PRIMA preoccupazione quando si scrive una storia. Raccontare è come raccontare balle, bisogna SAPER GIUSTIFICARE ogni affermazione, altrimenti scoprono che stai mentendo. Perchè lui era lì? E lei come faceva a sapere che lui...? quando ha avuto il tempo per...? Dunque bisogna avere tutte le RISPOSTE, ma non è necessario darle tutte se NON TE LE CHIEDONO, bensì solo quelle necessarie. Scusate l'abuso di MAIUSCOLE.

@Fausto
Non saremmo Crep se non andassimo fuori carreggiata, ma ci piace troppo la deriva dell'off topic e quindi rilanciamo affermando che ogni traduzione da un medium ad un altro DEVE essere un tradimento per funzionare, come nel caso di Apocalypse Now che di Cuore di Tenebra prende appunto uno spicchio del nucleo.
Il testo è uno spunto. E' la ragione per cui Hitch riduceva romanzi di genere, ma si teneva a distanza dai capolavori dove ogni parola ha un senso e non avrebbe senso cambiarla. Naturalmente, se tutti la pensassero come il regista di Marnie, non avremmo avuto tutti quei film dalla Austen o tutte quelle versioni di Amleto al mare o nella IIWW.
Ci piacerebbe un principe di Danimarca nelle giungle del Vietnam che pontifica sul teschio di Darcy, ma probabilmente dovremo aspettare a lungo.

Viceversa, i Cohen (che sono straordinari uomini di cinema, beninteso) alla storia di McCarthy hanno preso il migliore spicchio (quello della pietas, per intenderci) e lo hanno sputato direttamente nel bidoncino dell'umido.
Certo, è del tutto possibile che lo abbiano fatto intenzionalmente. Forse volevano andare prima possibile al sodo e dirci che la vita effettivamente fa schifo e che poi si muore.
Oppure, semplicemente quell'aspetto gli è sfuggito. Può capitare.
La terza spiegazione è che non volessero perdere tempo in spiegone filosofiche. Se così fosse, hanno fatto male. Non sarebbe stato male vedere lo sceriffo Bell (per riprendere la suggestiva immagine di Susanna Raule) concionare della vita e della morte con un bicchiere di porto in mano, davanti al camino. Che male c'era?

Nulla di male, naturalmente. Non riusciamo ad essere obiettivi con i Cohen.
Il Grande Lebowsky ed Ariziona Junior sono due film crepascolari, se ne esistono.
Abbiamo sentito un gran bene di McCarthy e prima o poi ne affronteremo le pagine.
Ci piace moltissimo l'immagine presa di peso dal mondo della raccolta differenziata.

Una storia è anche un inganno, in un certo senso. Una magia.
E in questo Gianni ha ragione (anche se non siamo perfettamente d'accordo su tutto): se spieghi e mostri tutto, compreso il trucco, il gioco smette di funzionare.

Fausto e Crep: un grande duo! Grazie!

Hytok: dipende dal tipo di storia.
Per esempio, nella mini serie Brad Barron (che tu non apprezzi troppo, mi pare) mi ero dato la precisa regola che le storie si spiegassero da sole, anche quando c'era un mistero. Perché volevo che avessero un certo tipo di ritmo, di approccio.
Ma in alcune storie il momento delle spiegazioni ha una sua importanza, una sua suggestione, una sua forza.
Poi, ovviamente, è questione di gusti. Che rispetto.

Ciao a tutti!
Non penso sia un problema di inserire o meno la spiegazione, ma di COME la si inserisce o meno. Ci sono storie con finali aperti, in cui non tutto è spiegato, altre in cui è illustrato ogni minimo particolare, ma dipende dal caso specifico. Meglio se la spiegazione è camuffata, piuttosto che esplicita, alla Christie, per intenderci. Agatha ha anche un altro difetto: all'entrata in scena di un personaggio segue descrizione fisica e caratteriale. Insomma, certe cose si possono scoprire un poco alla volta e la personalità può essere esposta attraverso le azioni del personaggio. In conclusione, lo spiegone non è indispensabile, non è sempre necessario, ma quando viene utilizzato deve essere ben mascherato, non deve risaltare, deve essere un evento naturale e spontaneo della storia e, come dice giustamente Tito, "non è affatto semplice".

@Tito: hai ragione, dipende dal tipo di storia. O anche dal tipo di personaggio. Ad esempio riesco ad accettare di buon grado gli spiegoni (se non sono esageratamente lunghi) su Martin Mystère, invece non mi piacciono mai su Dylan Dog.

Scrivi un commento