Successivo » « Precedente

La ragione di chi vince

Larsson

Questa recensione - se proprio vogliamo chiamarla così - arriva fuori tempo massimo. E tuttavia...
Se ci sono 700mila italiani (così mi dicono) che hanno già letto Uomini che odiano le donne, ce ne saranno pur sempre decine di milioni che non lo hanno fatto. E non sono intenzionati a farlo. Molti dei quali, immagino, perché tale libro è un successo, un best seller. Una cosa valutata con sospetto e antipatia. 
Sono caduto spesso anch'io in questo errore. Questo pregiudizio. Devo dire, soprattutto in campo musicale. Ah, quanti gruppi ho rinnegato, in gioventù, quando cominciavano a fare capolino in classifica. "Ecco, sono diventati commerciali!" Quale terribile "colpa"!
Ma torniamo al libro in esame, che forse non avrei mai letto se non mi fosse stato regalato. Sebbene io sia un appassionato e orgoglioso lettore di letteratura di genere, questo non mi ispirava. E mi stavo perdendo qualcosa di davvero buono.
Uomini che odiano le donne coniuga con grande maestria le istanze del thriller americano alla Jeffery Deaver (continui colpi di scena e ribaltamenti di prospettiva, personaggi peculiari e maniacali, trame incrociate, digressioni psicologiche, efferati crimini seriali...) con quelle del classico giallo da "mistero della camera chiusa". E, già che c'è, offre un quadro della società svedese interessante e non indulgente. 
È un peccato non leggerlo. Ed è difficile smettere, una volta cominciato. Provateci, non siate troppo snob.

.

Commenti

Io ho letto una decina di pagina la settimana scorsa perchè era in casa dopo essere stato letto da mia madre e della mia morosa.
Solo che poi ho comprato anche monster nation dopo averlo visto sul tuo blog, non ho ancora iniziato, quale leggo per primo? :D

Ah... poi una collega che l'ha letto mi ha detto anche lei che è bello, solo che io da bravo nerd criticherò tutte le parti informatiche poco reali, cosa che avevo già previsto prima di iniziare.

Confermo anche lo "snob" commerciale, io lo facevo con la musica ma ho smesso molto presto, con i libri invece a volte mi scatta la curiosità. Per questo motivo ho letto harry potter trovandolo bello e il codice da vinci trovandolo una merdaccia. I bambini hanno ragione sugli adulti nella scelta delle letture.

Saluti
BES

Rivendichiamo il diritto di essere tanto snob da valutare con il sospetto di provare antipatia un titolo come Uomini che odiano le donne che, a nostro modesto avviso, fa il paio con '' gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere '' consultato da tutte le Bridget Jones del pianeta a caccia di un signor Jones ormai raro come un pellirossa
( da cui Indiana Jones, riteniamo ).
Proponiamo una variante dal titolo '' Uomini fuori tempo massimo '' - ci pare di vedere un abbozzo di trama: 700 mila svedesi decidono di averne abbastanza di tutta quella libertà che è la loro merce più esportata e decidono, per una volta, di fare una cosa tutti insieme, irregimentati come prussiani, all'unisono come giapponesi, felici come italiani in gita. La scelta eversiva consiste nel dipingere la più grande tela astratta del pianeta, visibile anche dalla Luna ( nuova declinazione del famoso'' quadro svedese '' ) .
Tutte le tecniche sono permesse, dripping, collage, decoupage a la page - l'unico vincolo è la totale assenza di significato, la ricerca di un nulla abbagliante come la balena bianca presa all'amo da un marziano bianco e cotta al sole di una supernova.
I cromo anarchici hanno appena terminato la loro opera collettiva e si riposano nel crepuscolo, sognando tutti - come in una uni- mente kyrbiana - la linea continua di un encefalogramma piatto, quando sono destati dall'entusiasmo di Jeffrey Jones, il critico pop- artico autore del best seller '' La ragione di chi vince '' e dei suoi ineffabili sequel
'' Chi vince ha ragione '' e '' Perdere va bene solo se parliamo di un rubinetto ''.
Mister Jones intravede nell'orgia di colori degli scandinavi '' colpi di scena e ribaltamenti di prospettiva '' , loda le ''trame incrociate '' e sospetta '' digressioni psicologiche ''.
E' l'inzio della fine: orde di intellettuali calano sui painters come le valchirie nel giorno del ragnarok. I predatori sobillati dal signor Jones sono tanto famelici di cultura da trasformare 700.000 innocui spennellatori in una legione di avversari del pensiero debole, del sofisma da happy hour, dell'arabesco bizantino.
J.Jones ne derivò il saggio '' Uomini che odiano gli snob '', best seller. Non lo abbiamo letto.

Confesso che io la trilogia l'ho letta subito (anzi, un po' "prima") perché quelli di Marsilio me l'hanno mandata per recensione.
E anch'io ero prevenuta, ma per motivi diversi (quello che penso sempre, quando mi arrivano tomi di 700 pagine, è: ce n'era davvero bisogno? e anche: ora dove cavolo me lo ficco, che le mie librerie hanno già dilagato per terra?)
Comunque non solo il primo libro è eccellente dal punto di vista narrativo, è anche uno dei libri più onesti e spietati (o forse spietatamente onesti) degli ultimi anni. E' un pugno nello stomaco, ma sferrato con garbo tutto nordeuropeo.
E se Lisbeth Salander si candidasse, io la voterei.
-
E, ok, che se si candidasse Annibal Lecter preferirei anche lui alla scelta attuale adesso non conta.

Non voteremmo per Hannibal Lecter, perchè ci pare di aver letto che abbia una mano con sei dita e l'mmagine di quella pinza mutante che si tende sulla cosa pubblica, degna di un Rosi sotto acido, non ci pare il toccasana per il nostro Stivale sdrucito e trascurato come le calzature di Trinità e Bambino. Forse è per questo che i laici italici tengono in così grande considerazione la Parola della Chiesa.
Voteremmo piuttosto Hannibal Smith - presto al cinema con il muso dolente di Liam Neeson - che adorava i piani ben riusciti e sorrideva come un infante di fronte a 200 ml di latte.
I nomi ci incantano come quei micro -forni il cui crepitìo acccompagna le nostre serate in pizzeria, quando l'ennesima zanzara kamikaze si annulla nell'estasi del bruciaticcio e Salander è quasi la variante nordica di don Lisander ( Alex Manzoni, lo scrittore che ha relegato la Provvidenza al ruolo di deus ex machina e sancito il carattere fatalista di tanti suoi concittadini ).
Ci sentiamo Lisander e lisergici a sufficienza per proporre un camovaccio onesto e spietato di un libro che potrebbe intitolarsi '' Uomini che odiano uomini '' - la trama:
la solita faida tra due famiglie - i fratelli Smith e Lecter Hannibal si contrappongono ai fratelli Dawson e Fiorello Rosario. Si perdono nel tempo le ragioni di tanto odio e come al solito non sono rilevanti. Gli Hannibals sono abituati a lavorare in team, Smith intellettuale cuorcontento progetta , Lecter epicureo amante dei piaceri della carne esegue. I Rosarios sono istrionici ed evanescenti , Dawson incantevole come un crepuscolo d'estate, Fiorello eternamente sotto lo spotlight del suo ego.
Arriva il giorno della SFIDA: divorare 700 pagine di testo macerato nell'olio di oliva - tipica pietanza servita con garbo nordeuropeo - di fronte alla commissione per il Guinness dei Primati. Gli Hannibals sono a pagina 357 quando i caratteri dei personaggi sono ormai delineati, ma i Rosarios recuperano quando Fiorello digerisce un riassunto della storia ( a.k.a. bignami/bigino ) che lo porta a tre capitoli di distanza da Lecter.
Smith rimonta mischiando la cellulosa della parte centrale del romanzo al tabacco del suo pseudo Avana, ma Dawson lo riagguanta ricordandogli che alla fine solo la Bellezza ci salverà.
Arrivano al the end nello stesso momento. La Provvidenza allertata dal solito delatore stava arrivando per fare il suo sporco lavoro, ma se ne ritorna nel suo nido con le pive nel sacco. Adoriamo i lieti fini ben riusciti.

Confesso che ho evitato il libro in questione per l'orrido titolo, non si può proprio reggere. Lieto di sapere che il contenuto sia valido.

Ho letto questo libro. Poi ho letto anche gli altri due della trilogia di Stieg Larsson – che sono capitoli della stessa storia ma anche storie completamente diverse.
Mi ritrovo in un articolo che scrisse anni fa Corrado Augias per il Venerdì di Repubblica, in cui diceva: «Niente come il romanzo giallo ci aiuta a capire il mondo in cui viviamo». Niente di ciò che avevo letto in precedenza mi ha dato l'impressione come questa trilogia – di farmi capire la società svedese, e più in generale come funzionano gli strumenti del potere «democratico» nelle nazioni dell'occidente.

Ma forse ero condizionato io, mentre leggevo, dal fatto che Larsson era un giornalista, cioè uno che faceva il mio stesso mestiere (in una nazione dell'occidente).

È bello andare d'accordo.

Il libro in questione e l'intera trilogia "Millennium" non li leggerò mai per un semplice motivo: 676, 754, 857 pagine rispettivamente per primo, secondo e terzo capitolo delle avventure di Lisbeth e Mikael. Sono sicuro che sono tutti e tre prolissi, c'è sicuramente qualcosa di troppo. Lo so che il ragionamento suona presuntuoso, che non fila per niente, ma sono convinto di questo, che ci posso fare? Un'accanita e onnivora lettrice mi ha detto che la vicenda inizia dopo 150 pagine, Sergio Badino (per chi non lo conoscesse sceneggiatore professionista) ha detto lo stesso qui: http://blog.komix.it/professionesceneggiatore/2009/07/07/uomini-che-odiano-le-donne-romanzo-e-film/
Entrambi, nonostante i difetti riscontrati, dicono di aver apprezzato il romanzo. Essendo venuto a sapere del "prologo" di 150 pagine (erano necessarie tutte queste pagine???) e conoscendo la mia pazienza, ho deciso di evitare la lettura di questo e dei due seguenti capitoli di Larsson. Se ho interrotto "Il nome della rosa" a pagina 100 a causa delle noiosissime descrizioni degli affreschi, con "Uomini che odiano le donne" non penso che sarebbe andata meglio.

Scrivi un commento