Nel romanzo che sto leggendo oggi, a un certo punto una dura e scafata poliziotta di Chicago per tutta una serie di ragioni prende in ostaggio un tizio, lo costringe a salire in macchina e, messasi al volante, guida tenendo - contemporaneamente - l'ostaggio sotto tiro, con una pistola puntata all'orecchio. (L'orecchio dell'ostaggio, intendo.)
Alzo gli occhi dal libro, borbottando: "Che assurdità! Quante mani ha? Tre?"
Mi accordo subito dopo, riflettendoci meglio, che non è un'assurdità totale. Le auto americane di norma hanno il cambio automatico. Due mani forse bastano. Però bisognerebbe essere dotati di vista laterale. Voglio dire: o guardi la strada o guardi l'ostaggio.
Sarebbe stato meglio che lei avesse messo lui al volante, obbligandolo a guidare con la pistola puntata addosso. Magari tenuta bassa, sotto il livello dei finestrini, per evitare il rischio di essere vista da fuori.
Non è che questo sistema me lo sono inventato adesso. È una situazione che ho già messo in scena, e più di una volta.
Il punto è che sceneggiare un fumetto significa immaginare, studiare una sequenza in modo che poi funzioni visivamente, disegnata. Ed è forse per questo che quel passaggio, nel romanzo, mi è subito sembrato una stonatura. Mentre leggevo, non potuto evitare di farmi un'immagine mentale. Deformazione professionale.
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Commenti
CREPASCOLO 30/giu/2009 22:43:40
Gianni Barbieri 01/lug/2009 10:03:33
Tito Faraci 01/lug/2009 13:03:52
Marco Longo 01/lug/2009 15:30:26
Filippo 02/lug/2009 00:57:23
Tito Faraci 02/lug/2009 09:24:48
Filippo 02/lug/2009 15:01:22
Tommaso 02/lug/2009 17:19:50
Gaetano 04/lug/2009 19:18:57
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