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Credenziali minime

Teacher-doris-day


Il requisito minimo per poter scrivere un libro intitolato "Come guadagnare un milione di dollari" dovrebbe essere possedere un milione di dollari. Non vi pare?

Ma perché c'è così tanta gente che pensa di potere insegnare qualcosa senza averlo mai fatto prima, di persona, questo qualcosa
Un conto è giudicare. Un conto è spiegare come fare. 
È vero: non bisogna essere una gallina, per valutare la bontà di una frittata. Pero se si vuole insegnare a fare un uovo...


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Commenti

Ci permettiamo di non essere d'accordo: probabilmente esiste almeno un individuo che ha guadagnato un milione di dollari scrivendo un manuale intitolato "Come guadagnare un milione di dollari", verificando nel contempo la ipotesi del titolo.
E' come la storiella di quello studente di liceo che, durante gli esami di fine ciclo, ha affrontato la prova di italiano scritto e la traccia '' Cosa è il coraggio per te ?'' scarabocchiando la pagina bianca e terminando con un QUESTO !!!! sottolineato.
Esistono regole ed occorre conoscerle per poterle aggirare o ignorare.
Ci pare di vedere un possibile sviluppo: l'uomo non si era ancora evoluto da quel simil girino che si aggira ogni estate nel mondo di Quark e la specie dominante è una proto gallina gigante con un'intelligenza pari a quella di uno studente di liceo durante gli esami di maturità: sensibilità estrema e facilità al panico. Il solito meteorite gigante si avvicina - il cielo si fa nero - le galline si alzano in volo tentando di raggiungere un Eden dove non ci sia ombra - i volatili sono talmente tesi che, sopra una valle arsa dal sole, sganciano le loro uova - la più grande frittata del pleistocene. Un pollo, deriso dai compagni perchè intellettuale, dalla vicenda trae ispirazione per scrivere un manuale intitolato '' un milione di modi di cuocere le uova '' che è subito un best seller.
Il Pollo scrittore riceve inviti per tutti i talk shows, ma poi arriva il sassone dallo spazio e tutto si copre di cenere. Peccato.

L'immagine a commento del posto viene per caso da "10 in amore", con Doris Day e Clark Gable? Molto appropriata! :)

Alle elementari, alle medie e alle superiori ci sono delle persone che insegnano storia, scienze, chimica, disegno tecnico, astronomia, biologia, musica, filosofia, fisica, ecc., senza essere storici, chimici, architetti, astronomi, biologi, musicisti, filosofi, fisici; sono degli insegnanti, persone che hanno studiato e che conoscono la materia e che sono pagate per "insegnare qualcosa senza [probabilmente] averlo mai fatto prima, di persona, questo qualcosa". Non a caso, quando si fanno le dimostrazioni pratiche di biologia, chimica, fisica, non è l'insegnante stesso a eseguirle, ma il tecnico di laboratorio.


Se qualche insegnante frequenta il forum potrebbe offendersi ;-)

Scusate, non è un forum, è un blog ;-)

Hai detto una cosa interessante, Filippo. Vale la pena di rifletterci.
Però un insegnante di matematica sa svolgere un'equazione, uno di disegno sa disegnare, uno di italiano sa mettere insieme un testo in forma compiuta e corretta...

Filippo, mi permetto di farti notare la differenza tra l'insegnamento scolastico di una materia e la scrittura di un manuale tecnico-pratico. Mi pare che Tito si riferisse a questa seconda categoria.

Per insegnare la storia occorre averla studiata molto bene, ma non è indispensabile avere combattuto a Waterloo. Così come per insegnare geografia non è richiesto aver visitato l'atollo di Kratakonku dove gli indigeni adorano il Grande Fagiano (che, curiosamente, assomiglia a Bruno Enna).
Ma la stesura di manuali tecnico-pratici è tutta un'altra faccenda. Se sto partendo per un'escursione in montagna ho assoluto bisogno che la "Guida per l'Alpinista Dilettante -Tutti i Trucchi per Sopravvivere ad Alta Quota" sia stata redatta da un alpinista. Un alpinista vero, esperto e capace. Ma se il tizio che ha scritto la guida è un cialtrone che è stato tre volte a Champoluc a mangiare polenta taragna e si spaccia come il nuovo Reinhold Messner (e io magari finisco per credergli…), corro il rischio di precipitare da un costone di roccia.
Nel caso di manuali tecnico-pratici di scrittura creativa, non si rischia certamente la vita. Si perde solo del tempo.

Insegnare a "fare" qualcosa è difficilissimo. Un antico detto recita: "Chi sa fare, fa. E chi non sa fare, insegna". Ma non è del tutto vero. Insegnare, per esempio, a realizzare fumetti (visto che qui si parla anche di questo) è una faccenda molto complicata. A me non verrebbe mai in mente. Non ne sarei capace, anzitutto; e poi, non ho maturato neppure un decimo della competenza che occorre. Soprattutto quando si parla di "insegnare a SCRIVERE". Accidenti, per avere una pretesa del genere non dico che occorra essere Umberto Eco, ma siamo lì…

Tuttavia, di manuali per "scrivere fumetto" se ne trovano diecimila. Se può servire come indicazione, posso segnalare gli unici due testi che mi siano veramente serviti: "Capire il fumetto" di Scott McCloud e "Fumetto e arte sequenziale" di Will Eisner. Sono titoli che chi fa questo lavoro conosce benissimo, ma mi permetto di indicarli per i lettori di questo blog che non sono ancora (diciamo così) addetti alla confezionatura di giornalini.

Non dico che a parte McCloud e Eisner gli altri siano tutti cialtroni. Ci sono autori bravi e di provata esperienza che cercano di "trasmettere" quello che sanno.
Ma ci sono molti, troppi wannabe. Di questi, meglio diffidare. Per bene che possa andare, avranno fatto una scopiazzatura (magari fatta bene, magari fatta male) di qualche altro testo serio, scritto da persone serie.

"Per insegnare la storia occorre averla studiata molto bene, ma non è indispensabile avere combattuto a Waterloo. Così come per insegnare geografia non è richiesto aver visitato l'atollo di Kratakonku dove gli indigeni adorano il Grande Fagiano (che, curiosamente, assomiglia a Bruno Enna)."

Sei forte, Fausto.

Fausto, come spesso accade, ha ragione. Anche la faccenda del Grande Fagiano, d’altro canto, gli dà ragione (gli somiglio molto, infatti gli adepti della setta che lo adora continuano a spedirmi patate arrosto e salsine da spalmare sulle ali... che nel mio caso corrispondono alle maniglie dell’amore). Insegnare è difficile, io ci ho provato recentemente e ho scoperto di non saperlo fare. Ma non voglio arrendermi. Ho dunque deciso di parlare di quel poco che so (ne so davvero poco, non faccio il modesto), senza prendere in prestito nozioni dai manuali. Meglio, a mio parere, comunicare entusiasmo e aspettarsi una risposta perlomeno adeguata, magari proponendo continui esercizi. La pratica è tutto, si sa, ma nel fumetto questa regola d’oro sembra valere più del doppio. Quello della manualistica è comunque un settore delicato. Se non c’è esperienza è meglio stare zitti. La tentazione di salire in cattedra e bruciare le tappe è forte, ma credo che ogni autore debba prima guadagnarsi la stima dei colleghi e dei lettori e poi cominciare a dispensare consigli. Ma anche no. Da anni cerco di convincere un grande amico e sceneggiatore, Massimo Marconi, a scrivere un manuale di sceneggiatura. Basta parlare con lui cinque minuti, per fare un balzo in avanti. A volte, in questo mestiere, ci fossilizziamo su certi meccanismi e non riusciamo più a vedere oltre. Massimo ha la capacità di squarciare le nuvole, con semplicità e chiarezza. Eppure, ogni volta che gli faccio questa preghiera (perché di preghiera si tratta), lui dice che ci penserà su. Ecco, il “suo” manuale di sceneggiatura per me sarebbe una fonte unica e preziosa di consigli e credo lo sarebbe per tutti. Anche per quelli che ancora non hanno imparato, ma credono di avere già un sacco di cose da insegnare.

Ringrazio Tito per l'"interessante", ma leggendo e riflettendo (anche) sulle considerazioni di Fausto e Bruno, che ringrazio allo stesso modo, forse non è poi così interessante ciò che ho scritto, più che altro mi sembra fuori luogo. Avete perfettmente ragione. Mi scuso umilmente per aver frainteso.

Un manuale di sceneggiatura di Massimo Marconi?!
Che idea! Che sogno!
Avviamo una raccolta di firme...

Io firmo e strafirmo. Aiutami a convincerlo, Tito!

Ok, allora...McCloud, Eisner, Marconi (quindi firmo pure io, per quanto possa contare la mia firma)... Ho parecchio da studiare, forse è meglio che mi metta all'opera. Marconi lo lascio per ultimo perché dovete ancora convincerlo. Mi raccomando, ci conto.

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