Ho avuto parecchi editor. Con alcuni è nato anche un rapporto di forte e sincera amicizia, con altri ho avuto relazioni più ardue. Ma sono stati tutti importanti, necessari.
C'è chi pensa che un editor sia una specie di ostacolo alla libertà di espressione. Be', secondo me questo qualcuno non sa di che cosa sta parlando.
Senza un editor io mi sentirei perduto e sperduto. Come un trapezista, a trenta metri di altezza, senza la rete sotto. Rischierei di farmi male o, peggio ancora, di non avere il coraggio di osare un volteggio più difficile, un esercizio mai provato prima. Sarei bloccato. Di fatto, meno libero.
Alla fine di un bel romanzo appena letto, trovo un ringraziamento da parte dell'autore a un tizio che questo romanzo glielo ha fatto riscrivere tutto. Immagino che non sia stato divertente, in quel momento. Però quel ringraziamento suona sincero, credibile. E non è il primo del genere che leggo.
Posso capire.
L'importante è che l'editor sia qualcuno che stimo, che rispetto. Con cui io possa (anche) discutere. In questo senso, posso dire di avere avuto una carriera fortunata. Sinceramente.
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Commenti
Giulio 30/giu/2009 11:06:23
Tito Faraci 30/giu/2009 11:53:56
Giulio 30/giu/2009 14:20:00
Fausto Vitaliano 30/giu/2009 14:48:28
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