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Noi, la giuria

Judge_dredd


C'è un errore in cui è facile cadere, per tutti noi. Ma non per questo è meno grave. L'errore è valutare una storia in base alla differenza fra come l'avremmo fatta noi e come, invece, l'ha condotta in porto l'autore. "No, non va bene," borbottiamo, per esempio, "perché io ci avrei messo un altro finale!"
Ma questo non ha senso, ovviamente. E all'autore non deve importare un giudizio del genere.
Un autore non propone una storia. La impone.

Commenti

sì,sono d'accordo,perchè è logico che una storia scritta dal lettore sarebbe sempre diversa da quella che legge....sarebbe un'altra cosa,forse però è anche così che si diventa autori di fumetti...uno legge una storia e dice:"mah,io l'avrei fatta così"....e allora,zitto zitto cacchio cacchio alla fine diventa lui uno sceneggiatore(senza aver mai preteso di dettare legge su come bisognerebbe cambiare la storia di qualcun altro),e ci propone il suo punto di vista....in genere,chi ha tempo da perdere nel dier come avrebbe fatto lui il finale di una storia di un altro,poi non diventa uno sceneggiatore:perchè si fa troppe remore,e il suo destino è di lettore-critico all'infinito,o di critico-lettore su qualche fanzine,di successo o non....

Verissimo!

Ciononostante c'è anche un processo inverso e molto bello che penso - spero - capiti a molti che fanno il nostro mestiere: alle volte leggendo una storia mi succede di pensare "Questa trovata a me non sarebbe mai venuta in mente". Magari pure in una storia che nel complesso non mi piace, ma trovare anche solo un guizzo sorprendente fa apprezzare la diversità e varietà del mondo... e la libertà di esprimersi ognuno a modo proprio!

D'accordissimo con tutti! Si dovrebbe esprimere un giudizio su ciò che si è letto, visto o sentito e non su ciò che si avrebbe voluto leggere, vedere o sentire. Certo, ognuno di noi decide di "entrare" a far parte di una storia spesso prefigurandosi come potrebbe essere, o aspettandosi determinate situazioni (magari perché ha letto critiche a riguardo o conosce l'autore), ma se le aspettative non vengono rispettate, altrettanto di frequente, la prende sul personale. E' bene valutare, in positivo o in negativo, ciò che appare, oppure addentrarsi in un racconto senza aspettarsi alcunché, o ancora, perché no, partire prevenuti, mal che vada i nostri timori saranno confermati, ma se accade il contrario la gioia sarà grande.
Passando dall'altra parte, quella dell'autore, mi viene da chiedere: l'autore IMPONE sempre la sua storia? Riesce veramente a raccontare ciò che vuole? Mi riferisco al rapporto con l'editore e al tentativo dell'autore di accattivarsi il pubblico (forse, non sempre, per volontà sua).

Sulla specifica questione, sono del tutto d'accordo con il nostro ospite, mr. T. Vado addirittura oltre, affermando (anzi, ribadendo) che un autore che sia autore non insegue i gusti del suo pubblico: caso mai, li anticipa. Il che vuol dire che un buon autore non dà al suo pubblico quello che il pubblico si aspettava, ma quello non si sarebbe mai aspettato.

Tuttavia, soffermandosi sulla questione "ciò che avrei voluto leggere e ciò che invece ho letto", mi viene alla mente la raffinatissima tecnica della "variazione", che in ambito musicale ha offerto al mondo esempi di eccellente scrittura. Basti citare le Variazioni Goldberg, che molti conosceranno. Per non parlare delle variazioni in ambito jazz.
Mi chiedo se anche in ambito fumettistico possa ipotizzarsi la stessa possibilità. Data la trama di un numero di Dylan Dog firmato Sclavi, ecco la "Variazione Faraci". Oppure, ecco la "Variazione Enna" su una storia di zio Paperone di (poniamo) Martina.

Sarebbe in esercizio molto interessante. Ovviamente, occorre che chi si mette a "variare" dimostri di essere in grado di farlo. Su Tito e Bruno, ovviamente, non ci sono dubbi. Mi chiedo come verrebbe fuori una "Variazione su un Tex" o una "Variazione su un'avventura di Topolino" elaborate da uno dei tanti critici amatoriali di cui si è parlato anche su questo blog.
È plausibile pensare che, dopo aver certamente dato il meglio di sé nell'orale, davanti alla prova scritta possano saltare fuori grosse lacune.

Un autore, essenzialmente, è chi ha un punto di vista, possibilmente originale.
Scriveva Buzzati che un autore, sostanzialmente, '' dice '' sempre la stessa cosa.
La dice in infinite variazioni, come un jazzista che suoni la sua variazione di ''Zio Paperone e la disfida dei dollari ''accompagnato da session men del talento di Martina Enna o Tito Sclavi. La sua tecnica raffinatissima trasforma quanto ''dice '' a se stesso in uno scritto senza lacune che si imponga al lettore come la discesa sulla neve con uno slittino il cui nome è sinonimo di narrazione.

Poi ci siamo noi, crtici amatoriali e frequent flyers delle pindaro airlines, capaci di riscrivere la storia del Titanic, ma senza tutto quel ghiaccio, che abbiamo in qualche cassetto la vera storia di Macchia Nera e Zagar, separati alla nascita, e la prova provata che il Cico di Zagor e il Ciccio di Nonna Papera sono la stessa persona.
Se, al crepuscolo, irrompete nella nostra cella rivestita di what if ed elseworlds e ci costringete, dietro la minaccia di bruciare la nostra copia di ''Indiana Pipps e le sette città di Cibolla '', a scrivere una variazione del ''Fantasma di Anna Never'' in cui l'amica del signor Dog è la figlia crononauta dell'agente Alfa, vi accorgerete che siamo solo chiacchiere distintive del fan irriducibile.

Ahah questo intervento di Crepascolo mi è piaciuto proprio!

Anch'io ho sempre pensato che Macchia Nera e Zagar siano parenti!

Il giovine Jac ha preso qualche spunto dai topi e topoi disneiani - il suo Pippo è un Topolino autarchico, il suo Pertica di Pippo ha lo chassis, il suo Palla è Ciccio, che abbiamo detto essere Cico part time.
Gira e rigira, forse è vero che le storie si riducono a '' un ragazzo incontra una ragazza '' e ''un ragazzo impara una lezione '' e che gli archetipi sono quelli della sceneggiata partenopea ( Isso, Issa e o'malafemmena ).
E le note sono sette. Quindi sarebbe ora di piantarla di criticare Tiziano Ferro per le sue citazioni.
Proponiamo una di quelle varianti che fanno di noi un critico amatoriale:
Nonna Papera è stufa di stipendiare un interinale che passa il tempo dormendo sul fieno ed assaggiando le applepies e lo licenzia - Ciccio si allontana in autostop, sorbendosi dieci ore di Perdono di Tiziano ferro e seicento chilometri di O' zappatore remix di Merola - è appena sceso dal secondo veicolo, traumatizzato come nemmeno Alex Delarge in arancia meccanica, quando il vento gli porta la pagina di un giornale che canta le gesta di Macchia nera & Zagar, il dinamico duo di rapinatori, ancora alla macchia...nera. Dopo il crepuscolo, Ciccio, in un completo color carbone penetra il caveau di una banca, da lì fora il muro che lo divide da una pasticceria: le telecamere lo immortalano mentre si mangia la prima torta di mele.
Il giorno dopo, Papersera titola: audace colpo di Cattivik ! Divorata una sporca dozzina di crostate ! -
Mai la fine.

Crep è un grande, solo che certe volte mi fa venire la labirintite.
Mi permetto di correggerlo su un unico punto. Il triumvirato della sceneggiata napoletana è in realtà così' composto: isso, issa e 'o malamente. Non 'o malafemmena.
Sono certo che si è trattato di una svista dovuta all'auto-turbinìo semantico.
Con immutata stima.

Malamente, of course. Ci piacerebbe poter scrivere che lo abbiamo fatto apposta per creare un corto circuito con il principe De Curtis, ma temiamo sia un lapsus che disvela la nostra misoginia. Stasera ne parleremo alla signora Crepascolo.
Ci piacerebbe riferirlo al nostro analista, ma è in analisi - legge abitualmente le nostre bislacche divagazioni.
Ringraziamo, commossi, per i complimenti che ricambiamo.

Hai letto la mia recensione di Tex, per caso? ;-) Non me ne volere, comunque, è solo che mi piace usare un tono un po' da sbruffone, cerco di imitare pallidissimamente le recensione che Scòzzari faceva un tempo su Frigidaire. Ciao.

Ehi, e io che pensavo (ma chissà poi perché) che questo sarebbe uno di quei post - ornai rari, per fortuna - da zero interventi...

Questo post non c'entra affatto con alcune critiche al finale de "lo sceriffo indiano?"
Se no va benissimo.
Se sì in effetti quel finale lascia l'amaro in bocca, non lascia le cose in equilibrio ma le riporta all'inizio della vicenda che porterà al precipitare degli eventi che danno origine alla storia.
Tante suggestioni e questioni che si presentano alla mente del lettore rimangono sospese nel finale.
L'autore impone, il lettore può anche non essere convinto.

Ma no, figuriamoci. In questi giorni mi arrivano parole fin troppo buone su quella storia: mail, telefonate, commenti letti qui e là... oltre (ed è importante) alla soddisfazione dell'editore e di chi ci ha lavorato.
Che possa esserci qualche voce fuori dal coro è naturale, anche giusto.

Bhè, come sempre il tuo blog presenta delle discussioni da portare avanti.

L'autore impone, ma è così corretto dire che il lettore non deve valutare secondo le sue aspettative?

Non è mai capitato a nessuno di guardare un film, o leggere un libro piuttosto che un fumetto, e dirsi: bello, però quella scena m'ha lasciato un retrogusto leggermente amaro. La difficoltà principale, a mio giudizio, è quella d'essere in grado di cogliere l'idea dell'autore e di commentare in base a quest'ottica.

A questo punto però difficilmente ci sarà un voto negativo... come può, infatti, un lettore valutare negativamente l'idea di un autore, "impostogli" tramite la lettura?

Quel che può fare un critico (per lavoro o in erba, attribuendogli quindi pesi diversi se si vuole) è tener conto delle proprie aspettative.

L'amaro in bocca a volte capita quando ci si affeziona al cattivo (a volte capita) e poi esso muore. Ci si dice, ad esempio: "ma potevano trovare un modo per farlo scappare/restare in vita".

Certo, non è perchè una voce solitaria, o tutta la platea, fa tale commento che l'autore deve per forza di cosa far si che la prossima volta, in fase di stesura, debba far si che il pinco pallino di turno si salvi... non sarebbe giusto, altrimenti non potrebbe più imporre.

È un circolo vizioso, come spesso capita tra uomini... si vuol avere ragione. Molto spesso però, la ragione sta nel mezzo, ed ecco che il cattivo sparisce sott'acqua, lasciando mille dubbi... "È morto?" 'Certo, non hai visto che è stato colpito?' "Si, ma il corpo? Secondo me tornerà" 'Tu dici? Vedremo....'

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