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King of Comics

KirbyBig

La direttrice della biblioteca si rivolse all’uomo seduto accanto a lei, che casualmente era Jack Kirby, e gli chiese se pensasse che i fumetti riflettessero la realtà. “No,” rispose Jack, “niente affatto. La trascendono.”

La risposta lasciò perplessa la direttrice. “Se si preoccupassero di rifletterla, forse aiuterebbero le persone a capirla.”

Jack masticò un pezzo di formaggio riservando alla donna una di quelle sue occhiatacce, come doveva avere imparato a fare nei vicoli di Brooklyn o sulla spiaggia di Omaha Beach.

“Signora,” disse, “se lei guarda un riflesso, vede la realtà al contrario. Trascendendo, invece, si ottiene un quadro ben più preciso di com’è veramente la situazione.  

Kirby, King of Comics 
di Mark Evanier


Commenti

Lo attendo con impazienza. Quando arriva?

Presto.
Stavo appunto rileggendo la traduzione, quando ho trovato quel passaggio.
Ma i momenti interessanti, sorprendenti e spesso emozionanti sono davvero parecchi.

Grande Jack.
Il fumetto di supereroi non mi è mai stato molto congeniale, ma il genio è genio.

Sì, genio assoluto.

Quando mi capita di leggere fumetti di Kirby ("mi capita", perché non frequento molto quel tipo di produzione) mi viene da pensare che oggi nemmeno ci accorgiamo più dell'influenza che ha avuto, perché certe soluzioni grafiche e narrative inventate da lui sono penetrate così in profondità che sono diventate ormai quasi scontate, mente all'epoca erano assolutamente rivoluzionarie.
Lo stesso per tutti i grandi del fumetto americano di quegli anni (Hogart, Foster, Caniff, Eisner, Raymond...), che hanno praticamente inventato la grammatica del fumetto.
Anzi, se poi guardiamo Winsor McCay o George Herriman, direi che hanno già inventato anche il meta-fumetto, l'avanguardia, la post-avanguardia e tutto il resto...

E a dimostrazione che la realtà non funziona come nei fumetti e i buoni non vincono mai, era un eroe ed è morto povero in canna, mentre una multinazionale mangia ancora sulle sue idee (e per un equivoco qualcuno pensava che quello figo fosse Stan Lee. Stan Lee è quello furbo, ed è quello rimasto vivo).
Così, giusto per.

Oggi nemmeno nei fumetti i buoni vincono sempre. Fumetti realistici, qualsiasi cosa significhi.

Jack Kirby è una delle ragioni - probabilmente la più importante - per cui amiamo i comics. Non riusciamo nemmeno ad essere obiettivi sul suo lavoro. Il suo Sandman contro il Generale Elettrico ci eletrizza almeno quanto quello delle Eumenidi di Gaiman. La sua Pantera Nera sci-fi ci piace almeno quanto quella contro il KKK di Don Mc Gregor e quella tarantiniana di Priest/Texeira. Troviamo geniale il suo O.M.A.C. e ricco il suo Demon. Siamo consapevoli che la Marvel ha integrato i concetti della serie Eternals nel suo multiverso e che la Dc usa con successo i personaggi del Quarto Mondo. Autori come Timm, Miller, Ortolani, Larsen, Ladronn, Byrne e Romita Jr devono qualcosa al Re ( ma l'elenco potrebbe continuare ).
Ha inventato il romance nei comics ( con Joe Simon ). Ha sperimentato layout innovativi ed è arrivato ad una sintesi di segno che gli permetteva, negli anni settanta, di scrivere, disegnare e supervisionare ottanta tavole al mese ( + le copertine ).
Però...
La Marvel Age è frutto anche del lavoro di Lee. A nostro giudizio, sindacabile of course, il Sorrdente è stato l'altra metà del cielo. Possedeva, nei Sixties, lo spirito del tempo - ha saputo rielaborare la lezione di Julius "Julie" Schwartz , editor Dc vero responsabile della rinascita silver age dei moderni super eroi - ha creato il primo eroe nerd con spider man ( le idee '' fondanti '' che lo allontanano dal prototipo di Simon/Kirby sono sue ) - ha imposto la mistica del ''super eroe con super problemi''- aveva un maggior orecchio per i dialoghi ( i personaggi di Kirby nelle storie di Kirby fanno sembrare accettabile la sintassi crepascolare ). E ci fermiamo.
Tutto questo non ha nulla a che vedere con la mancata spartizione dei meriti del periodo 61/70 - riteniamo che abbia ragione Kirby ( vedi intervista rilasciataa Groth ).

La cosa incredibile è che leggendo con attenzione questo bellissimo, straordinario libro su Kirby - scritto totalmente dalla sua parte, come è ovvio - mi sono, paradossalmente, convinto che le accuse a Stan Lee non siano legittime e siano nate da non adeguata (sebbene comprensibile, umanamente) valutazione del lavoro di Lee da parte di Kirby stesso.

Non vediamo l'ora di leggere il libro.
Ribadiamo che siamo grandi fan di Kirby. Nonostante questo, è innegabile che Lee e Kirby danno due versioni diverse della stessa storia. Praticamente un film di Kurosawa.
Un esempio: l'origine di Hulk.
Per Lee: contaminazione di Jekill e Hyde e Frankenstein nato per sfruttare l'enorme popolarità di Ben Grimm/la Cosa.
Per Kirby: il Re vide una signora quasi sollevare una utilitaria per salvare il suo bimbo
- da questo, decise di raccontare la storia di un uomo capace di grandi imprese sotto stress.

Negli anni settanta il ritorno alla Casa delle Idee per il King provocò un impietoso paragone tra le sue cose ed il lavoro di chi lo aveva sostituito: il Cap nel Watergate di Englehart ''non'' è quello che affronta Arnim Zola, biofanatico.
Aveva vinto, in quel momento, il mood di Lee e dei suoi collaboratori, Thomas in testa, ma anche quelli più eversivi come Gerber.
Gli exploits di Lee più recenti - il ravage 2009 del 1922 e la serie Just imagine per la Dc di qualche anno fa - invece mostrano un autore non più sintonizzato con il suo pubblico.
Eppure le creazioni del dinamico duo continuano ad essere apprezzate - alcune hanno raggiunto lo status di icone. Ed è abbastanza facile capire cosa si deve ad uno e cosa all'altro - dalla zucca del Re, abbiamo Silver Surfers e Black Racers, Capitani e Guardiani, Eterni e Immortali - dalla zucca del Sorridente, dramma urbano, l'uomo dietro la maschera, monologhi degni di Polonio e dialoghi da soap opera.
Excelsior.

Mi inchino al Genio.
A nessun altro, neppure ai presunti dei ma al genio umano sì.

Non vedo l'ora. Ho letto poco di Kirby (si, linciatemi), ma basta conoscerlo anche appena per capire che genio fosse. Se posso, consiglio la sua chiaccherata con Will Eisner in "Chiacchere di bottega". Anzi, vado a rileggermela anch'io.

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