I giudizi più feroci, corrosivi e assoluti sul lavoro di un autore spesso arrivano da gente che ha letto pochissime cose sue, magari solo una storia (e lo ammette con totale tranquillità).
Mi ricorda una cosa che ho visto di recente su un blog letterario.
"Ho letto solo un paio di gialli in vita mia", esordiva il pezzo, "ma ritengo che il giallo...." e seguiva una stroncatura di tutto il giallo e il poliziesco, in toto, con particolare riferimento al noir italiano, che l'autore del pezzo dichiarava candidamente di non conoscere.
Anni fa, il critico cinematografico di un giornale, inviato ad un importante Festival, mancò la prima di un film prodotto da un paese in via di sviluppo, perchè stava cenando con una signora dagli occhi ardenti. Trasmise lo stesso il suo pezzo e, per non sbagliare, lodò la pellicola.
Quella sera, per un imprevisto imprevedibile, il programma era stato modificato ed era stato proiettato un altro pezzetto di Settima Arte.
Il giornalista romantico è stato immediatamente licenziato per giusta causa.
Ancora oggi non riusciamo ad accettare che si sia punito una intuizione che avrebbe potuto cambiare il rapporto tra opera e pubblico: riteniamo, da sempre, che sia possibile esprimere un giudizio oggettivo solo su quanto non abbiamo sperimentato con i sensi e l'intelletto. Abbiamo firmato petizioni perchè il WWF sostituisca il panda con la tappezzeria non pre incollata, sebbene le pareti del nostro home siano bianche. Abbiamo scritto un libello per stigmatizzare il numero inverecondo di proprietari di Smart che superano i limiti di velocità in autostrada e frenano direttamente con i piedi, come il coyote dei cartoons, quando compare il pulotto, sebbene il modo migliore di viaggiare ci sia sempre sembratal'amaca. Abbiamo recensito il Necronomicon, paragondolo al Manuale delle Giovani Marmotte, sebbene non avessimo mai letto il testo dell'Arabo Pazzo e stiamo lavorando alle biografie dell'Ebreo Errante, dell'Olandese Volante, di Babbo Natale e di Mastro Lindo. Nelle intenzioni, i quattro suonano in un complesso come erano i Pooh, prima delle defezione di D'Orazio
( Stefano, dopo soli 38 anni abbandoni la nave ? pfui ).
In un solo, UNICO, caso abbiamo pesato un artista dal singolo lavoro - siamo sostenitori incrollabili di Fabio Concato dai tempi di '' A Dean Martin ''. Non siamo minimamente interessati a cosa abbia fatto dopo. Se avesse scritto e cantato altre canzoni, auspichiamo che nessuno sia mai così crudele dal dircelo.
Comunque, da critico musicale posso dire che anche la pratica di recensire concerti a cui non si è stati, o dai quali si è andati via dopo dieci minuti, è mooolto diffusa. Ma molto molto molto.
Ricordo lo storico sfondone di uno dei più famosi critici musicali italiani (di cui non farò il nome; dirò solo che, in una categoria di noti e preclari cialtroni tromboni, lui si è sempre distinto per aver elevato la cialtroneria a requisito professionale essenziale) il quale riuscì a recensire un concerto che era stato annullato causa pioggia.
E ne scrisse anche bene.
Un genio.
Commenti
sergio pasquandrea 22/apr/2009 09:29:37
s. raule 22/apr/2009 12:18:21
Giorgio 22/apr/2009 13:23:38
Tito Faraci 22/apr/2009 13:30:02
CREPASCOLO 22/apr/2009 14:29:50
sergio pasquandrea 22/apr/2009 16:09:56
Tito Faraci 22/apr/2009 16:13:31
Fausto 22/apr/2009 16:31:26
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