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Una lezione

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Una volta si usava portare le scolaresche al cinema. Mi chiedo se succeda ancora. Forse qualcuno ben informato potrà rispondere. 

A ogni modo, penso che Gran Torino, di Clint Eastwood, sarebbe un film migliore, più utile e importante, di tante lezioni sui banchi di scuola.
La storia di un vecchio ex soldato in Corea ed ex operaio della Ford, unico "vero americano" rimasto in un quartiere popolato da famiglie asiatiche, è di quelle che impongono una riflessione, un giudizio. Ed è raccontata con purezza e semplicità meravigliose. Senza becero pietismo, ma con sincera pietas.
Una lezione di cinema, e non solo. 


Commenti

succede ancora di portare le scolaresche al cinema,ma avviene molto di rado.....a me capitava che,per evitare di portarci al cinema,ci facessero vedere un film convenzionale in aula magna....anzi,ad essere sincero ho scoperto molto di recente che cos'è veramente un cinema,che avevo 19 anni,prima non ci ero mai andato....ci sono andato ancora poche volte,ma mi sono piaciute tutte;)

Alle medie mi ci portavano. Cineforum un pò strambi, ma purroppo i film erano molto vecchi. In altri casi, eventualmente durante supplenze, vedevamo un film direttamente a scuola. di questi,una volta portai io il dvd di...Fight Club. Un'altra volta ci fecero vedere Sacco e Vanzetti di G. Montaldo. Una vergogna...non per il film, è che mi sono commosso. Una figura indimenticabile, io coi lucciconi e i miei compagni che mi guardavano...

"Gran Torino" è un film meraviglioso, hai detto tutto benissimo, Tito, non c'è altro da aggiungere in merito. Per quanto riguarda le scolaresche al cinema, si, vengono ancora portate, ma, come è stato ben riferito, sono situazioni rare.

L'unica controindicazione è che obbligare dei ragazzi a vedere un film, qualunque film, può diventare un modo per mal disporli.

Così come obbligare a leggere un libro, per quanto meraviglioso, o visitare un museo o...

Io ricordo che mi portarono in prima media a vedere "Fantasia". Ne rimasi estasiato, era la prima volta che avevo la possibilità di vederlo. Un anno più tardi uscì la vhs e mi feci regalare la confezione Deluxe per Natale!
;)

Con tutto il rispetto per ''l'attore da due espressioni: con il cappello e senza '',
offriamo la sintesi del ns personale Gran Torino:
Chiamparino e Peter Falk sono due fratelli - uno + sveglio, l'altro + gigione come i Savalas in Kojak - Chiampa è sindaco del capoluogo piemontese, Falk è reponsabile della pro loco - Clint è un vecchio attore di spaghetti western e di polizieschi che si ricava un buen retiro nella terra del pandoro. Falk è così abile nel promuovere i dintorni della mole antonelliana da far migrare tonnellate di ex star di cinelandia.
Immaginate lo sgomento di un uomo stanco che sognava di addormentarsi nel crepuscolo, cullato dai sapidi dialoghi dei ponti di Madison County e si ritrova a rintuzzare gli inviti a pranzo di Tony Hopkins , i viagra fest di Jack Nicholson ed i tentativi di flirt dell'indomita Angela Lansbury.
Un uomo deve conoscere i suoi limiti. Ed i limiti della penisola.
A Como, la banda Clooney sta girando Ocean 101 ( alcuni rapinatori sono cani dalmata ), nel Chiantishire, Sting ed i suoi musici mescolano reggae'n'roll e sonetti rinascimentali. Di notte. Tutte le notti.
Diciannove ore dopo, Clint è di nuovo nel Nuovo Mondo - due giorni dopo, ha già scritto un nuovo film, sperimentale : una space opera girata sulla Luna, la storia di un eremita astronauta sordomuto. Sta ancora filmando.

Su Repubblica di oggi è pubblicato un articolo di Luca Raffaelli che attribuisce la paternità del graphic novel a Bonelli, perché pubblicò prima di Eisner volumi a fumetti da libreria. A parte il fatto che il “dibattito” mi sembra un tantinello da sfigati, il fatto citato non è vero. Nel 1968 (8 anni prima dell’uscita di Un uomo un’avventura), Rizzoli pubblicava in volume L’Astronave Pirata di Guido Crepax, che i più ricordano a puntate sulla rivista Off Side. Ma la serializzazione su Off Side avvenne dopo la pubblicazione in volume. Raffaelli ha preso un abbaglio? No, assolutamente.
Il fatto è, per chi ancora non lo sapesse, che Bonelli sta per cedere baracca e burattini al gruppo editoriale che pubblica anche il quotidiano la Repubblica.
Qualche radical kitsch potrebbe storcere il naso al pensiero che Repubblica si occupi di editare fumetti, e quindi si sta prendendo la rincorsa per rivestire Bonelli con un’aura vagamente snob e molto culturale.

Caro Guido,
non mi risulta in alcun modo che la Bonelli stia per passare di mano. Ti consiglio di verificare le tue fonti. Si sente sempre dire che SBE passa in queste o in quelle mani, ma poi...

Per il resto, quella di Raffaelli mi sembra un'arguta provocazione e va presa come tale.

PS
Ma che c'entra tutto questo con il buon Eastwood?

Il graphic novel italiano potrebbe essere un parto di Guido Buzzelli - tra l'altro, si tratta di un'ipotesi proposta nel volumetto dei Classici di Repubblica dedicato al Goya dei comics. Se è vero che Repubblica si pappa la SBE, dovrà sbianchettare le postille della monografia, in caso di ristampa. Non vediamo Sergio Bonelli come lo Eastwood del fumetto italiano e condividiamo la perplessità del ns anfitrione: considerato che Zagor è un Robert Taylor virato a Gallieno Ferri e Mister No era, all'inizio, una macedonia di Paul Newman, James Coburn e Steve Mc Queen, oggi remixato da Diso, ci pare che l'editore di Tex oscilli tra i belli apollinei dei tempi che furono e la modernità delle simpatiche canaglie. Clint è disincanto e, paradossalmente, speranza mai doma - è il tizio felice di prendere l'acqua al pozzo se può godersi un tramonto in santa pace. Non ci sembra il paradigma di un editore di fumetti. Al limite, di riviste di settore.
Il tizio che pubblica un buon magazine sulla tecnica del decoupage ha molto in comune con Dirty Harry.
Speriamo che SBE non sia fagocitata, sebbene una rivista in formato tabloid , quotidiana e ripiena di brevi storie di personaggi bonelliani , abbia il suo fascino.

Di solito si parte dalla coerenza di Eastwood, che è cambiato negli anni restando fedele a se stesso. Oppure, dall’attualità del tema che mette in scena. Invece, non è davvero male la tua scelta di parlare dell’ultimo film del grande Clint a partire dalla voglia di farlo vedere a dei giovani, perché sarebbe meglio di tante “lezioni sui banchi di scuola”. E giustamente, caro Tito, metti il link alla recensione di Mereghetti che definisce il film di Eastwood “testamentario”: qualcosa da lasciare a chi viene dopo… ma quello che ci consegna Gran Torino non è semplicemente un messaggio (per quello esistono i telegrammi, avrebbe detto un produttore di Hollywood) è piuttosto uno sguardo sulla condizione umana, una predisposizione dell’animo e, infine, la conquista della disponibilità verso l’altro. Paradossalmente è lo stesso percorso che chiede il cinema (allo stato puro) allo spettatore: la disponibilità a cambiare lo sguardo per indossare quello di qualcun altro (il regista o il personaggio?). Pare però che ultimamente sia una battaglia persa suggerire di vedere un film ad una scolaresca: puoi spremerti le meningi, andare avanti e indietro con la moviola che hai piazzato nella mente, oppure metterti a scartabellare un dizionario del cinema (Morandini o Mereghetti?), o ancora puoi chiedere consiglio via sms a qualche amico cinefilo ma, alla fine, devi arrenderti all’evidente cruda realtà: non c’è il film perfetto da far vedere ad una banda di adolescenti per farli innamorare del vero cinema. Un film è come un bicchiere di vino o un brano di musica, si apprezza di più, se viene dopo averne provati tanti altri: ad esempio, Fight Club che il ragazzo porta a scuola, andrebbe visto dopo Arancia Meccanica, Cane di paglia, Un tranquillo week end di paura… Certo, qualche prof particolarmente intraprendente può sfruttare il cinema come supporto didattico: dicono che Amadeus avvicini alla musica, o Salvate il soldato Ryan renda l’idea di cosa fosse la seconda guerra mondiale e qualcuno ci casca con il Gladiatore e l’antica roma (due cose ben diverse). Peccato, perché questo approccio "illustrativo" pone il limite, crea degli spettatori passivi (televisivi!). In questo modo si anestetizza il potere anche rivoluzionario del cinema: quello di far deflagrare la realtà in utopia, il vero luogo del pensiero e delle possibilità. Ma qui dovremmo lasciare spazio (come un'odissea 2001?) alle immagini, che diventano idee e toccano qualcosa dentro di noi. Per questo l’ammissione del ragazzo che si lascia andare di fronte alla visione di Sacco e Vanzetti lascia ben sperare. Ciao

"L'unica controindicazione è che obbligare dei ragazzi a vedere un film, qualunque film, può diventare un modo per mal disporli.

Così come obbligare a leggere un libro, per quanto meraviglioso, o visitare un museo o..." (Tito Faraci)

Fino a qualche tempo fa lo pensavo anch'io, ed in parte è vero, altroché. Però credo che se un prodotto incontra i miei gusti, non cambia poi molto se me l'ha imposto qualcuno o se ho deciso di leggerlo di mia spontanea volontà.
Quest'estate mi avevano detto di leggere 4-5 libri. Risultato: due di quei cinque sono i miei libri preferiti (parlo di Delitto e Castigo e 1984). Gli altri non mi hanno entusiasmato, ma credo che non mi sarebbero piaciuti particolarmente comunque.
Dipende un po' da persona a persona e dalla fascia d'età. Io ho apprezzato sempre molto queste iniziative, che prendo più come consigli che come obblighi (perché alla fine se non leggi il libro/vedi il film non succede niente). Per quanto riguarda l'età, mi sembra ovvio che se porti una scolaresca delle elementari a vedere il bellissimo "Vincitori e vinti" di Kramer l'unico risultato possibile è quello di annoiarli.

Ho visto che qualcuno ha citato "Sacco e Vanzetti". Lo vidi un paio d'anni fa se non sbaglio, film immenso.
"Gran Torino" lo devo ancora vedere, ma di solito il buon vecchio Clint non delude mai.

Infatti io ho portato mio figlio Davide di 13 anni a vederlo, ed è uscito entusiasta (nonchè piacevolmente sorpreso perchè si aspettava strage finale di Clint: è cresciuto fra i film di Leone e quelli di Siegel)

Belle riflessioni. Grazie.

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