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Come barchette di carta

Barca

Il tempo cancella le storie trascurabili. Restano, nella memoria, soltanto le storie molto belle, i capolavori... e quelle molto, ma molto brutte.
Più per logica che per ottimismo, ritengo queste ultime numericamente inferiori alle prime. Una storia orrenda, al punto da rischiare di diventare memorabilmente orrenda, di rado passa fra le maglie anche della più distratta e sciagurata delle redazioni. È più facile, per fortuna, che un capolavoro sia riconosciuto come tale. O, perlomeno, che non sia scambiato per robaccia non pubblicabile.

E così, nella memoria, il passato finisce per riempirsi di capolavori. "Sì, certo," si ammette. "Mi ricordo di un paio di storie bruttissime, forse anche più di un paio... ma un'inezia in confronto a quelle meravigliose! Mica come adesso, con tutta questa mediocrità..."

Invece, purtroppo, la mediocrità c'era anche una volta. È un'erba grama. Difficile da estirpare, anche se bisogna almeno provarci.
Le storie mediocri sono quasi peggio di quelle pessime. Infastidiscono e intristiscono di più. Ma si dimenticano. L'onda del tempo le travolge e trascina via, come barchette di carta. 
Per un autore è consolante: resterà solo il meglio, a patto di non produrre anche qualche mostruosità. Oppure non resterà nulla: pure questa è una possibilità. Forse l'unica, sulla lunghissima distanza.




Commenti

Ciao Tito,
se non ricordo male è stato Stephen King a sostenere che si può imparare molto da storie brutte. Quindi forse è un bene che ci siano.
A mio avviso per un lettore può essere facile giudicare un racconto scadente ma penso che per un autore riconoscere come brutte le proprie storie non sia facile.
Ciao

Sì, ricordi bene. King ne parla in "On Writing".

E' l'effetto "bei vecchi tempi", detto anche "ai miei tempi era tutto meglio, oggi va tutto a rotoli".
Tutti, a un certo punto della propria vita, cominciano a dire che "ai loro tempi" le cose erano più belle, senza pensare che, "ai loro tempi", i loro genitori e nonni dicevano esattamente le stesse cose. Se questo fosse vero, se veramente di generazione in generazione tuto peggiorasse, il mondo dovrebbe essere MOOOLTO peggio di quel che già è.
Il problema, come dici tu, è che la memoria fa da filtro: da una parte le cose brutte sbiadiscono in favore di quelle belle, dall'altra parte anche le cose bruttine si colorano di tinte affettuose e sembrano meno brutte. Per dire, i Righeira facevano robaccia orribile, però io all'epoca ero un bambino e li ricordo con affetto.
Lo stesso con i vecchi numeri di Topolino: io ricordo l'incanto di quando li leggevo a cinque o sei anni, ma magari quelle stesse storie, rilette oggi, mi sembrerebbero bruttine, o magari mi sembrerebbero belle solo perché le collego a quei ricordi.

Ciao,
come fai a sapere che una storia è buona per essere presentata a un editore?
Certo l'esperienza aiuta, ma un autore non considera tutte le sue opere più che ottime. E i terzi ai quali si può far leggere spesso possono essere troppo indulgenti.
Sarei curioso di sapere se hai un parametro o un metodo per stabilire a prescindere dalla tua affezzione per un racconto se esso sia valida o meno.

Se è una storia che io leggerei volentieri, posso scriverla. Questa è la condizione minima e necessaria. Scrivere per il lettore che hai dentro. Che, fra l'altro, è anche abbastanza severo.

Ogni tanto chiedere un parere a un collega è di aiuto. Fra di noi, evitiamo di essere troppo indulgenti: faremmo il nostro male e finirebbe un rapporto di reciproca fiducia.

Chiaramente (non dovrebbe esserci bisogno di dirlo), la storia deve rispettare la psicologia dei personaggi, avere una coerenza narrativa, un capo e una coda... deve stare in piedi.
Il rischio sempre in agguato è che qualcun altro abbia già scritto una storia così, che al momento tu non riesci a ricordare o che proprio non hai mai letto.
Ma a quel punto entra in gioco il filtro degli editor...

Tito, dovresti passare il resto della tua carriera a scrivere storie brutte per far dimenticare le tante belle e bellissime che hai scritto...

Detto questo: NON FARLO! Continua con quelle belle! Eh eh!

Ah, sei troppo buono...

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