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Nulla è per caso

Quadrifoglio

Secondo Mark Twain, la differenza fra la realtà è la fantasia è che la fantasia deve risultare credibile. Il che spesso vi leva un buon asso dalla manica: la casualità.

Qualche giorno fa avevo bisogno di parlare con una certa persona, di cui avevo però perso i recapiti. Il mondo reale mi ha offerto una valida soluzione...
Quella persona l'ho incontrata per strada, del tutto casualmente. 

Ora, immagino che nessuno di voi sarà particolarmente stupito. Non è un miracolo. Cose così capitano, nella vita.
O, meglio, nella vita vera. In una storia, una scorciatoia del genere non è consentita. Se ci provate, il lettore o lo spettatore vi prenderanno a sassate, con buona ragione. A meno che non riusciate a farlo con l'ironica spavalderia usata da Quentin Tarantino in Pulp Fiction. Avete presente quando il personaggio interpretato da Bruce Willis attraversa la strada e, per caso, passa davanti all'auto del boss che lo cerca per fargli la pelle? Be', è la classica eccezione che conferma e sottolinea la regola. Se volete un consiglio, voi a casa non fatelo. 
Risulterebbe incredibile.


Commenti

A volte in una storia umoristica magari la casualità è quasi accettabile se non è fondamentale per la struttura della storia e soprattutto se è resa con una gag che fa molto ridere... la cosa bella è che Pulp Fiction, pur con tutto quel sangue, è creato come se fosse un film comico, soprattutto quella parte... è strapieno di gag (memorabile quella di Willis che torna a casa e scopre che un sicario sta facendo i bisogni nel suo bagno) che miste al sangue fanno un umorismo veramente grottesco, e fanno passare senza problemi anche qualche piccola incongruenza...

Ci sono situazioni, come in "Pulp Fiction" appunto, in cui la casualità funziona grazie al tono grottesco, surreale, ironico o comico della vicenda; altre, dove la stessa è più seriosa, in cui rischia di non essere accettata (ma se la storia è particolarmente coinvolgente da non lasciarti il tempo di pensare non ti accorgi di nulla). Penso che la presenza, l'utilizzo della casualità dipenda molto da ciò che l'autore vuole raccontare e come voglia raccontarlo. Per quanto riguarda il lettore (o lo spettatore), non credo si debba generalizzare: ci sono quelli che contestano ogni minimo particolare irreale non capendo che ciò che stanno leggendo (o vedendo) è fiction per definizione (se vogliono leggere o vedere la realtà devono affidarsi a libri storici o documentari); quelli che pur notando comprendono quanto in realtà sia possibile; quelli totalmente immersi nella storia da non accorgersi di nulla. Insomma, "tutto è relativo".

E' buffo che poi noi lettori dalla sassata facile non facciamo caso a casualità ben più bizzarre che pure ci vengono propinate quasi ad ogni storia.
Tipo quella del personaggio che vuole sentir parlare di una notizia, accende la Radio o TV e... miracolo! stavano giusto e immancabilmente parlando della cosa a cui era interessato. Che io ricordi l'unica volta che un personaggio si pone il problema dell'orario dei notiziari e gli tocca aspettare è Robert Redford in "I tre giorni del Condor".

Bah, con tutti gli improperi che tirano gli sceneggiatori a internet e ai cellulari (tempo zero per ottenere notizie = fine delle suspense) qualche volta questo aiuta anche.
Ma sto andando OT. Per restare IT, lasciatemi citare il capolavoro della coincidenza fatta a script: The snatch. Allora si potrebbe quasi dire che UNA coincidenza non torna, UNA SERIE di coincidenze tornano benissimo :)

"Allora si potrebbe quasi dire che UNA coincidenza non torna, UNA SERIE di coincidenze tornano benissimo :)"

Eh, in effetti...

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