Siamo quello che mangiamo. Ma anche quello che non mangiamo.
Soprattutto i primi giorni di questa dieta, arrivavo a sera di umore perfido. Per poi avere un netto miglioramento dopo la cena (per quanto frugale).
Adesso la situazione si è stabilizzata. Più che altro, nel senso che moglie e figli si sono abituati. Mi prendono in giro.
Come avevo promesso, o forse dovrei scrivere "minacciato", vi tengo aggiornati. Sette chili se ne sono andati, in un mese. Niente male. Rispetto all'obiettivo, sono a metà strada.
Da qui in avanti, però, incomincia il pezzo in salita. Non soltanto perché, si sa, i primi chili si smaltiscono in fretta, mentre quelli dopo oppongono tenace resistenza... ma anche perché avrò il pubblico contro.
Mi spiego. All'inizio, un mese fa, quando dicevo di essere a dieta, la gente inarcava un sopracciglio e taceva. Messaggio sottinteso: "Be', in effetti, non è una cattiva idea..."
Ora già cominciano i vari: "A dieta? E perché?", "Ma non sei grasso!", "Ecco, un altro fissato..." e così via.
Per favore, non fatelo. O,almeno, rimandate di un altro paio di mesi. È già abbastanza dura.
La convivialità, comunque, non è andata persa. Se ho ospiti, cucino volentieri cibi di cui poi mangerò razioni puramente simboliche. Sabato sera, per esempio, quel risotto ai funghi porcini...
Godo di piacere riflesso, guardando gli altri mangiare di gusto. Ciò mi fa sentire virtuoso e generoso.
E così il mio ego una dieta non la fa mai, anche se forse ne avrebbe bisogno pure lui.
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Commenti
Dario 03/feb/2009 07:44:08
andrea V. 03/feb/2009 10:51:19
Tito Faraci 03/feb/2009 11:46:28
andrea V. 03/feb/2009 14:20:45
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