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Trabocchetti cubisti

Picasso

Torniamo a parlare di fumetti. Di sceneggiare fumetti.

Provate ora a immaginare, a farvi una immagine mentale di questa vignetta...
Sullo sfondo, c'è grande e maestoso palazzo. Davanti a voi, in primo piano, c'è un signore che guarda verso il palazzo, sorridendo. 

Vi siete figurati questa vignetta? Bene. Anzi, no: male.

Se il signore è davanti a voi e guarda verso il palazzo che è sullo sfondo, allora ovviamente vi volge le spalle. Quindi, come si fa a vedere che sta sorridendo?! Impossibile. Indisegnabile.

Chiaro che, pur con tutti i miei difetti, ormai da un pezzo non casco più in trabocchetti così. Ma i primi tempi può capitare questo e altro. E anche adesso ci sono insidie in agguato, sebbene più sottili.

Bisogna imparare a ragionare per immagini. Richiede uno sforzo. Lasciata a se stessa, l'immaginazione gioca brutti scherzi: genera visioni cubiste, non realiste. Spesso stimolanti, utili. Ma a volte pericolose, ai fini pratici.
Per questo, torno a consigliarvi di fare dei piccoli schizzi, dei disegnini. Non importa se sono orribili e ignobili. Tanto non li vedrà nessuno. Ma vi aiuteranno, appunto, a ragionare per immagini, con immagini. 

Commenti

Carissimo Tito,
è bello sentirti parlare di sceneggiatura.
OGNI GIORNO visito il tuo sito e ho letto MOLTO di quello che hai scritto o che hanno scritto su di te.
Finalmente ho preso coraggio per formularti una richiesta: a quale concorso nazionale suggeriresti di inviare un paio di sceneggiature?
Grazie di cuore
Fabio
Marsala
42 anni

http://www.lancianonelfumetto.it/

L'anno scorso ho fatto il giurato, qui, insieme a Lorenzo Bartoli. Devo dire che la parte del concorso è stata fatta con serietà.
Di altri concorsi, al momento, non me ne vengono in mente.

Se siamo in città, si può inquadrare il personaggio dal davanti che guarda sopra noi sorridente e alle sue spalle, riflesso nella vetrina di un negozio (o di un palazzo) il maestoso palazzo...

Sò che il fulcro del post non era questo, ma ti risparmiavo di riscrivermi la sceneggiatura eheh

Così però al lettore sembra che stia sorridendo guardando la vetrina, appunto, non il palazzo riflesso in essa.
Se avesse il palazzo a portata di vista e volesse guardarlo, di norma lo farebbe direttamente e non gli girerebbe le spalle, per guardarlo riflesso in una vetrina.


Altra cosa sarebbe se lui stesse guardando la vetrina e improvvisamente vedesse una persona a lui nota riflessa, mentre arriva alle sue spalle, e riconoscendola sorridesse.

Bravo Tito,
sembra un'ovvietà ma non lo è, almeno non quanto uno può immaginare: non è un errore in cui cadono solo gli sceneggiatori alle prime armi, ma è un limite che alcuni si portano dietro per tutta la vita professionale.
Sembra una contraddizione in termini, ma bisogna imparare a "ragionare come un disegnatore", non me ne vorranno i miei colleghi...

Aspetto altre perle.

Silvio! Il tuo sembra un grido di dolore...

ciao Tito, perdonami ma non hai letto con attenzione il post di Fabio...

cmq, un errore del genere (quello che scrivi nel tuo post) dovrebbe far capire come il lavoro di sceneggiatore non sia per i più... cosa che ultimamente vedo è diventata la moda di tutti. o meglio, scusa, mi domando come si possa fare un errore del genere... per me è basilare vedere l'immagine prima di rappresentarla scritta... suvvia, impariamo prima ad usare gli occhi che la penna... o la parola!!!

ciaociao :)

...Si,ma il fatto è che io quei disegnini voglio vederli!

Poi sarei costretto a ucciderti, Raul.

Ciao Tito,
non voglio assolutamente vantarmi, ma penso di avere una buona propensione a ragionare per immagini grazie agli studi e alle attività che ho frequentato e sto continuando a frequentare nei settori cinema e fumetto, anche se a livello amatoriale (sigh!). Sono comunque convinto che un conto è essere consapevoli delle "regole", un altro è metterle in pratica; per questo la dichiarazione di cui sopra non è da considerarsi vanesia (spero nessuno lo abbia fatto). Normalmente ho le idee per le storie, spesso ho ben chiari inizio, conclusione e titolo, ma fatico a costruire ciò che sta nel mezzo (il vero lavoro!). La cosa peggiore è che non credo affatto in me stesso, sono pessimista, penso sempre di non riuscire ancora prima di provare. Così mi ritrovo con diverse idee appuntate, mai fatte leggere o mai presentate ad un editore.

Concordo in pieno con le tue considerazioni/consigli.
Alfred Hitchcock sosteneva che per capire se un film funzionasse veramente fosse necessario vederlo senza sonoro, concentrandosi sulle immagini, sul montaggio. Se ogni cosa fosse stata comprensibile si poteva essere soddisfatti.

Nessun dolore (citando Battisti).
Solo presa di coscienza della realtà, qualunque cosa significhi questa parola.
Aspetto un post sulle vignette del tipo: "Piccadilly Circus, ora di punta, traffico sostenuto. Tizio, fingendo indifferenza, strappa il libro dalle mani di Caio, che lo insegue per la strada suscitando l'ilarità dei passanti (nella copertina del libro riconosciamo Sempronio che ci osserva felice dall'ultimo piano dell'Empire State Building) ".
Byez

Io quando ho qualche dubbio alzo il telefono e chiedo a un amico disegnatore. Meglio se so già che è quello che disegnerà la storia. E chiedo: "Secondo te si può fare?..."

Ma così resti nell'alveo del plausibile, non dai modo al disegnatore di superarsi, non gli lanci sfide. :-)

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