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Un tizio con la pistola

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Devo averlo già scritto da qualche parte, qui dentro. Scusate se mi ripeto. Senilità...
I lettori possono perdonarti tutto, tranne la noia. E non te la puoi perdonare nemmeno tu, come autore.
È un lavoro a volte faticoso, a volte leggero. A volte cammini con i piedi di piombo e altre volte corri in discesa, mentre la storia sembra scriversi da sola (ma non è vero, la scrivi tu). Certi giorni, ti diverti. Ma non tutti. Certi altri giorni, è dura: hai problemi da risolvere, di quelli grossi. Però, come si diceva la settimana scorsa, ben vengano pure i problemi.
Il guaio vero, il segnale di allarme che ti deve preoccupare, è la noia. La tua noia. È molto probabile, quasi certo, che si trasformerà nella noia del lettore.


Butta via, allora. Cambia strada. Scombina le carte. Tira fuori un asso dalla manica.
Come ti hanno insegnato i vecchi maestri dell'era d'oro del pulp, fai entrare un tizio con una pistola. Poi deciderai chi è e perché è lì. 
Oppure un mostro...
O un tizio con la pistola e un mostro. 

Sceneggiando questo secondo Speciale dedicato a Brad Barron, credo di non avere mai corso il pericolo di annoiarmi. La storia avrà un milione di difetti (cielo, spero di no) che non riesco a vedere, ma di cose ne succedono. Cose interessanti, credo. 
A ogni buon conto, ci sono anche parecchi mostri e diversi tizi che entrano con la pistola. 

I disegni sono dell'ottimo e vigoroso (e volenteroso) Walter Venturi. Ma quelli ve li mostrerò più avanti. L'albo sarà in edicola a fine febbraio. C'è tempo.
Per ora, ecco la copertina, illustrata con maestria da Fabio Celoni.

Commenti

Ciao Tito!
Non volermene, ma di "Brad Barron" ho letto solo il primo albo ("Non Umani") nel lontano 2005. Ricordo che non lo trovai originale. Non tanto per la stora in sé, semplicemente per il fatto che mi sembrava tutto già visto. Con tutta probabilità la mia valutazione di allora (mi sto appellando a dei ricordi e mi sto riferendo a un solo albo) è stata influenzata dal recupero delle "pulp-stories" (fantascienza, horror, ecc.) letterarie e cinematografiche degli anni Cinquanta che la miniserie intendeva (e credo intende ancora) mettere in atto. Un recupero che, nel primo albo, non mi sembrava aggiungesse nulla di nuovo a quelle storie. Magari il bello, ahimè, sarebbe giunto negli albi successivi. C'è da dire che sono passati quasi quattro anni da allora e che sono cambiato molto. Per darti un giudizio obiettivo su "Non umani" dovrei rileggerlo ora perchè spesso succede che si legga o si abbia esperienza di un "qualcosa" in un momento sbagliato, in una situazione in cui siamo (inconsapevolmente magari) non disponibili a quel "qualcosa". Perciò non prendere troppo sul serio il giudizio di cui sopra basato su una reminiscenza, ma aspettati che nelle prossime ore rilegga quell'albo e ti dia un parere più concreto.
A fine febbraio non perderò l'appuntamento con il secondo speciale di B.B., nella cui copertina compare uno dei tanti tizi con la pistola. Caio, sullo sfondo, forse l'aveva.
Ammiro molto Fabio Celoni, un disegnatore completo, abile nel tratto comico quanto in quello realistico. Ho avuto il piacere di fare la sua conoscenza nel 2003, quando frequentavo la "Scuola del fumetto" di Milano. Prima, lo ammetto, non sapevo chi fosse.

Tranquillo, Filippo. I gusti sono gusti, ci mancherebbe...
Ciao
Tito

Posso fare una digressione psicoterapica?
Il tuo discorso sulla noia dell'autore che si trasmette al lettore è interessante perché è molto psicoterapico (analitico non si dice più). La prima (forse la seconda, và) cosa che ti dicono quando impari ad essere uno psicoterapeuta è che quello che provi per il paziente, per quanto abile tu sia a nasconderlo, influirà sempre sulla seduta e sul clima della relazione - e, allo stesso tempo, che quello che provi può derivare da quello che il paziente prova per te (e del quale non è cosciente). Per me capire che se un paziente derelitto, sfigato e disperato ti annoia probabilmente è perché è noioso (e lo è con tutti, e forse qualcuna delle sue sfighe dipende da questo) è stata una piccola rivelazione, aldilà della formulazione tautologica.
Non avevo mai pensato che si applicasse anche alla scrittura.
O meglio, probabilmente lo sapevo, ma non avevo mai dato al pensiero una forma compiuta.
Bisognerebbe adesso analizzare se il lettore può contagiare l'autore in qualche strano modo - e come.

Sraule!!! Finalmente sei tornata...

eh-eh, pensavi di esserti liberato di me... :)

Io sono talmente pigro che, quando la storia che sto scrivendo comincia a annoiarmi, faccio entrare in scena un tizio con le pantofole.

Ciao a tutti! Ciao Tito!
Come promesso ho riletto "Non Umani". La sequenza iniziale è strutturata e narrata con maestria sia dal punto di vista visivo che letterario. Interessante il riferimento a Primo Levi, "Se questo è un uomo". Nello specifico la didasclia: "Io sono un uomo, non un numero. Continuo a ripeterlo a me stesso, per non dimenticarlo mai". E ancora le vignette di ricordi. Nella prefazione a "Se questo è un uomo" Levi scrive: "Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere sé stesso"; e ancora "[...] accadeva di ricordare e di pensare, ed era meglio non farlo". Mi sembra evidente il parallelismo (voluto o involontario?).
In generale il racconto è fluido, scorre veloce. Forse un poco di noia (per restare in tema) nella parte centrale presso il Dipartimento della difesa, ma è assolutamente necessaria e inevitabile. Atmosfere, tematiche e situazioni sono molto classiche. Oltre alla deportazione degli ebrei (umani) nei lager nazisti (alieni/non umani) si può riscontrare un secondo elemento non standardizzato: la narrazione discontinua. Se libri e film pulp dei Cinquanta-Sessanta si servivano, in genere, di una narrazione lineare e cronologica, in "Non umani" si preferisce la diacronia, il salto temporale, Il presente inframezzato da flashback che lo giustificano e che approfondiscono la psicologia e la caratterizzazione del protagonista. Obiettivamente il tutto funziona, perciò complimentoni Tito!

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