Auguri a te, Tito!
Un giorno o l'altro, compatendo la mia ignoranza (magari è cosa nota e stranota a tutti) ti sarei grata se mi spiegassi da dove ti viene questa passione quasi feticista per i nani di gesso :D
Tito! Un paio di volte quest'estate passeggiando in montagna mi è capitato di vedere qualche fantasioso nanetto nei giardini dei villeggianti... Mi sono mangiato le mani perché non avevo la macchina fotografica, se no te li avrei mandati... Erano più assurdi del solito!
Uno dei primi ricordi della mia infanzia è quello di me stesso a passeggio con mio nonno per le stradine del paese dove sono nato, giù nel profondo Sud. Passavamo sempre davanti a uno stretto vicolo che rivelava, in prospettiva sullo sfondo, una terrazza con Biancaneve e tutti e sette i nani in bella mostra (non sono sicuro se di gesso o di plastica).
Penso che siano passati anni prima che io sia andato direttamente sotto quella casa, per rendermi conto di dov'era. I nani li vedevo sempre da quella prospettiva.
Buon Natale a tutti.
Uno dei primi ricordi della mia infanzia è quello di me stesso a passeggio con mio nonno per le stradine del paese dove sono nato, giù nel profondo Sud. Passavamo sempre davanti a uno stretto vicolo che rivelava, in prospettiva sullo sfondo, una terrazza con Biancaneve e tutti e sette i nani in bella mostra (non sono sicuro se di gesso o di plastica).
Penso che siano passati anni prima che io sia andato direttamente sotto quella casa, per rendermi conto di dov'era. I nani li vedevo sempre da quella prospettiva.
Buon Natale a tutti.
Un secolo fa circa, si passava le afose giornate estive al campetto (chissà se i giovini di oggi usano ancora termini desueti quali "campetto"?).
Il campetto in questione confinava con il casolare di una famiglia cordialmente detestata da tutti, per vari validissimi motivi, primo tra tutti la tradizione di trafugare qualsiasi oggetto finisse per errore nel giardino di loro proprietà (leggende narrano di migliaia di palloni rubati ai ragazzi del quartiere e tenuti come trofei in un'enorme sotterraneo della casa)
Da tempo, nella nostra incoscenza giovanile, meditavamo la Vendetta.
Vendetta per noi e per tutti i ragazzi che prima di noi s'erano visti privare di preziosi Super Tele e negare le succose albicocche che pendevano, mai raccolte, dall'albero adiacente alla casa.
Vendetta che, in una notte senza luna di metà agosto, divenne tragicamente realtà.
Da tempo avevamo addocchiato l'orrida fila di nani da giardino che circondavano una fontana mai messa in funzione. Di questi il più indifeso era -ovviamente- il giovane Cucciolo.
Dopo aver approntato il sordido piano, una notte -come detto- partimmo in quattro per portarlo a termine.
Rosso -il più veloce di noi per una concomitanza di fattori (essere in sella ad una bici e dover rientrare a casa prima delle 23...)- ci precedette sfrecciando e, forte della sua agilità, scavalcò senza problemi la recinzione della casa.
Avvicinandoci a nostra volta con molta cautela, iniziammo a sentire una serie di grugniti ed imprecazioni. Il nostro compare, dopo essersi intrufolato nel giardino, s'era accorto suo malgrado che il nano in questione non era di plastica, forse nemmeno di gesso. Probabilmente di cemento, dato che pesava qualcosa come due quintali.
Ma la nostra era una Missione, certo non poteva essere rimandata per simili quisquilie.
Con enorme fatica issammo il maledetto nano e lo trafugammo.
Il dubbio atroce era: dove nasconderlo? In casa di uno di noi era impensabile, dato il pericolo che i genitori (i quali, da matusa, non avrebbero capito la grandezza del nostro gesto) avrebbero potuto scoprirlo.
Optammo per una buca di cemento nei dintorni, credo fosse un tombino nel quale defluiva l'acqua usata per irrigare i prati.
Tornammo a casa stanchi ma felici e dormimmo il sonno dei Giusti.
Il giorno dopo tornammo per rimirare la nostra preda, per scoprire con sommo orrore che era scomparsa.
Corremmo verso il giardino degli odiati vicini, ma nemmeno lì si intravedeva Cucciolo.
Non vedemmo mai più il giovane nano.
Da tanto non torno al vecchio campetto, ormai abbandonato.
Ma so che, passando vicino al confine con il giardino, ancora oggi osserverei una fila di SEI nani, con un eloquente buco nel mezzo della stessa.
Per un attimo uno strano brivido mi coglierebbe, al pensiero della sorte del nano.
La paura che stia meditando vendetta da anni è solo un poco mitigata dalla speranza che abbia, grazie a noi, riacquistato la giusta libertà e che viva ora in un posto migliore.
Commenti
sTUDIOpAZZIA 24/dic/2008 10:42:01
Brigitta MacBridge 24/dic/2008 10:52:30
Tito Faraci 24/dic/2008 11:29:27
Giorgio 24/dic/2008 13:53:12
Stefano Priarone 24/dic/2008 16:35:11
sergio pasquandrea 24/dic/2008 17:38:58
sergio pasquandrea 24/dic/2008 17:39:09
sraule 25/dic/2008 11:15:05
GIAK 26/dic/2008 12:22:45
Tito Faraci 28/dic/2008 17:13:23
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