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Una deprimente fortuna

Fortune

Ci penso spesso. E magari ve ne sarete pure accorti, poiché ho già lambito il problema in passato.


Chissà perché chi fa il mio lavoro, o lavori limitrofi, è così spesso depresso.
"Ciao, come va?" "Ah, non ne parliamo! Sono qui, su questa sceneggiatura..." Con il tono di chi sta per andare al funerale del proprio peluche preferito, o deve caricare di letame un grosso camion usando un cucchiaino.

Intendiamoci, ci casco anch'io. E giustamente quelli che mi stanno vicino talvolta mi mandano a quel paese, ricordandomi quanti milioni di modi peggiori per guadagnarsi il pane esistono al mondo.

Suppongo che ci si deprima per una forma di scaramanzia. Per non osare ammettere con nessuno (in fondo, nemmeno con se stessi) che si ha avuto una gigantesca fortuna. Perché abbiamo paura - una paura irrazionale quanto possente - di rovinare tutto, dicendolo ad alta voce. La solita vecchia storia degli dèi invidiosi...

Così il settore è pieno depressi fortunati. Una specie di calamità naturale.
Non abbiate pietà.

Commenti

Mai avuto pietà per questo atteggiamento e mai ne avrò
Muahahahahahahah >:-D

Non me ne parlare.... sono qui, su questa tavola che non "vuole" finire mai.... che vitaccia.

la scelta dei termini è interessante con quel lambire il problema ed il riferimento al limitrofo: l'idea di confine, lo sporgersi sull'abisso e sbirciare.
Probabilmente un brutto sogno, generato dalla prima zuppa di castagne bollenti che sigilla la fine di questa lunga estate tiepida, di cui mi pare di vedere la trama: il piccolo Tito è al funerale del suo peluche. L'officiante, l'espressione depressa del camionista che ha trasportato solo letame, impone al little Titus di scavare la fossa per l'orsotto a colpi di cucchiaino. Brusco risveglio, la destra corre al taccuino sul comodino, uno sceneggiatore è una macchina per elaborare idee, ed il giorno dopo è passato nel tentativo di elaborare lo strano codice di chi scrive subito dopo la fase REM.
Se consideriamo che il fumetto è nato proprio con Mccay ed il suo Nemo, siamo di fronte alla fase back to the basics del signor Faraci.

Sei matto, Crepascolo... ed è il tuo bello!
Ciao a tutti

A chi mi contesta che scrivere è comodo, che «se sai parlare sai anche scrivere», che non è mica questa roba poi così difficile... ho imparato a rispondere: «Be', allora fallo tu, cosa vieni a rompere le balle a me che c'ho già i miei problemi con la pagine che non mi escono dalla penna?».
...
Dopo un po', quando hanno verificato che non è così facile come credevano, tornano e mi lasciano lavorare tentando di non rompere troppo le scatole.

Ma la lagnanza è il sale della vita, questa è la verità.

Scrivere non è facile e, in effetti, non è per tutti.
Però, accidenti, che bello poterlo fare...
Grazie degli interventi.
Tito

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