Ci penso spesso. E magari ve ne sarete pure accorti, poiché ho già lambito il problema in passato.
Chissà perché chi fa il mio lavoro, o lavori limitrofi, è così spesso depresso.
"Ciao, come va?" "Ah, non ne parliamo! Sono qui, su questa sceneggiatura..." Con il tono di chi sta per andare al funerale del proprio peluche preferito, o deve caricare di letame un grosso camion usando un cucchiaino.
Intendiamoci, ci casco anch'io. E giustamente quelli che mi stanno vicino talvolta mi mandano a quel paese, ricordandomi quanti milioni di modi peggiori per guadagnarsi il pane esistono al mondo.
Suppongo che ci si deprima per una forma di scaramanzia. Per non osare ammettere con nessuno (in fondo, nemmeno con se stessi) che si ha avuto una gigantesca fortuna. Perché abbiamo paura - una paura irrazionale quanto possente - di rovinare tutto, dicendolo ad alta voce. La solita vecchia storia degli dèi invidiosi...
Così il settore è pieno depressi fortunati. Una specie di calamità naturale.
Non abbiate pietà.
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Commenti
Michele 17/nov/2008 20:36:22
Pasquale 17/nov/2008 20:51:58
CREPASCOLO 18/nov/2008 10:11:38
Tito Faraci 18/nov/2008 10:34:48
Guido Tedoldi 18/nov/2008 13:08:13
s. raule 18/nov/2008 19:01:32
Tito Faraci 19/nov/2008 12:46:40
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