
Gli autori tendono a dare molto peso alla critica. D'istinto, ritengono che i critici si rivolgano direttamente a loro. E, in effetti, va detto che talvolta è così.
Ma mi chiedo se sia giusto. La critica dovrebbe rivolgersi a una platea ben più vasta, quella dei lettori. Sono loro ad avere vero vantaggio nel sapere che cosa c'è in giro da leggere o da non leggere. Nel ricevere consigli e giudizi, decidendo se e in che misura accettarli.
Guardandomi indietro devo dire che nei periodi in cui ho applicato la politica dello struzzo ho prodotto le cose migliori.
O, almeno, le ho prodotte nel modo più sereno e appagante per me.
Farsi dire da qualcun altro che cosa fare, in questo mestiere, è poco gratificante e, spesso, rischioso. Questo a prescindere da qualità e meriti della critica fumettistica di cui disponiamo al momento: questione troppo imbarazzante, spinosa e impervia, per un lunedì autunnale.
Bah. Magari poi il punto è che la scrittura ha (anche) una componente onanistica. Da cui deriva la necessità, l'impulso di esercitarla da soli. Un pensiero inquietante, non vi pare?
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Commenti
clau 24/nov/2008 16:57:20
s. raule 24/nov/2008 18:32:31
Tito Faraci 24/nov/2008 18:37:39
Antonio Solinas 24/nov/2008 21:09:40
Tito Faraci 24/nov/2008 21:28:38
pippo 25/nov/2008 00:15:03
Antonio Solinas 25/nov/2008 09:05:41
CREPASCOLO 25/nov/2008 11:15:54
sraule 25/nov/2008 20:56:10
CREPASCOLO 26/nov/2008 15:42:24
Tito Faraci 26/nov/2008 18:32:19
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