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La politica dello struzzo

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Gli autori tendono a dare molto peso alla critica. D'istinto, ritengono che i critici si rivolgano direttamente a loro. E, in effetti, va detto che talvolta è così.
Ma mi chiedo se sia giusto. La critica dovrebbe rivolgersi a una platea ben più vasta, quella dei lettori. Sono loro ad avere vero vantaggio nel sapere che cosa c'è in giro da leggere o da non leggere. Nel ricevere consigli e giudizi, decidendo se e in che misura accettarli.


Guardandomi indietro devo dire che nei periodi in cui ho applicato la politica dello struzzo ho prodotto le cose migliori.
O, almeno, le ho prodotte nel modo più sereno e appagante per me.
Farsi dire da qualcun altro che cosa fare, in questo mestiere, è poco gratificante e, spesso, rischioso. Questo a prescindere da qualità e meriti della critica fumettistica di cui disponiamo al momento: questione troppo imbarazzante, spinosa e impervia, per un lunedì autunnale.

Bah. Magari poi il punto è che la scrittura ha (anche) una componente onanistica. Da cui deriva la necessità, l'impulso di esercitarla da soli. Un pensiero inquietante, non vi pare?

Commenti

a me piace la critica costruttiva, quella cioè che ti fa ragionare, che scava sull'analisi del segno o sulla forma della struttura. L'altra, quella spicciola, quella del "mi piace non mi piace", "era bello prima ma poi", credo sia legata più al valore personale del gusto e il gusto è solo figlio dell'esperienza. Magari si è su parametri differenti o si è assaporato nel tempo roba differente. In questo caso ci sono due strade o attaccare il prodotto o cercare di capirlo...
ma non tutti lo fanno.
Ciao

Cla

strano. si stanno creando strani incroci: anche da me si è finiti a parlare di cose simili.
comunque, metto i miei due cent.
credo che quando uno scrive qualcosa per a fine di pubblicazione tenga conto, volente o nolente, di vari fattori: il target di riferimento della testata, quello che l'editore "vuole" da te, ecc. ma, tutto considerato, quando sei lì, davanti allo schermo, l'unico per cui scrivi sei te stesso.
credo che la critica, che inevitabilmente viene dopo la fase creativa, possa influire in modo piuttosto modesto sulla fase creativa stessa. in fondo nessuno è un veggente. puoi immaginare quello che diranno del tuo lavoro, ma mai saperlo davvero.
uno può cercare di correggere il tiro in seguito ad una stroncatura (ma anche no), ma, di nuovo, non saprà mai se lo sta correggendo nella giusta direzione.
basta, mi sono annoiata da sola :)

@ Claudio
Claudio, il punto comunque è se/come/quanto un autore debba rapportarsi alla critica.
Non è in discussione che la critica serva. Soltanto, a chi serva.
Di sicuro ai lettori.

@ Susanna
Due validi cent.
Adesso vengo da te a leggere, allora...

Interessante discorso. Dico la mia: intanto chiunque si ponga di fronte ad un'opera d'arte (in senso lato, ci siamo capiti) col cervello accceso, esercita un'operazione critica.
Dopodiche', il "critico" che scrive in un luogo pubblico, se scrive "mi piace non mi piace", come detto, non sta facendo un servizio a nessuno se non alle proprie pulsioni onanistiche, evidentemente. Pero' aggiungo due cose: la frase "Nel ricevere consigli e giudizi, decidendo se e in che misura accettarli." e' pericolosa, perche' qualcuno potrebbe sentirsi legittimato a travestire quel "mi piace non mi piace" in giudizio oggettivo, mentre e' ovvio che il "critico" si confronta con l'"opera d'arte" in maniera necessariamente soggettiva, attingendo a gusto, esperienze personali e capacita' di capire che cosa l'autore volesse esprimere. E' quindi un processo mediato, chiaramente.
La seconda cosa e' che un altro pericoloso condizionamento e' quello, da parte dello scrittore, di scrivere, invece che per il "critico", per il pubblico (e non per se'). Se l'autoerotismo e' inquietante, come dice Tito, la masturbazione di altri e' un pensiero disgustoso, no?

Prendiamo il tuo blog, Antonio, per esempio.
Siccome in questo momento ho deciso di (ri)avvicinarmi all'hip hop, il tuo blog per me è prezioso. In base a una serie di considerazioni su di te e sulle tante cose musicali che apprezziamo entrambi, valuto che del tuo giudizio soggettivo io posso fidarmi come se fosse, di fatto, oggettivo. È una scommessa che faccio.

Il tuo blog serve a me, fruitore. Dubito che possa servire ai musicisti che parli, o interessare loro (e non lo dico solo perché è assai improbabile che finiscano per leggersi un blog italiano).

È anche vero, tuttavia, che se tu convinci cento, mille persone a NON premiare una certa opera... e se lo fanno altri mille, con te... alla fine a non comprare quel disco potremo essere in un milione. E chi ha fatto quel disco avrà qualcosa su cui meditare.
Ma mi rendo conto che è un ragionamento ipotetico.

In ogni caso, quello che tu fai - come critico - sul tuo blog non ha nulla di masturbatorio. Serve a me. E, spero, a tanti altri come me.

ciao a tutti.............avete detto cose talmente interessanti che io ho paura a dire la mia....ecco,mo divento io l'onanista,che soddisfa le proprie angosce sul blog......
scherzi a parte,ho sempre pensato che il modo migliore per sentirsi in pace con se stessi,o meglio,per prendere sul serio il proprio lavoro,specie se lo si fa su fasce alte,perchè ci sono poi le pubblicazioni,è appunto sondare il terreno,capire cosa la gente pensa.....è vero che non puoi mai sapere come la pensano tutti,ma io credo che un buon autore debba fare tesoro di quello che impara ascoltando chi parla con lui......parlo dal punto di vista dell'autore,in questo momento.....poi non so se sia vero che la critica si rivolga anche e soprattutto ai lettori,come dice tito.......certo,è un fatto che se io compro un fumetto che è corredato anche da un'analisi critica,come si fa in molte(anzi tutte)le pubblicazioni speciali,allora da lettore capirò qualcosa di interessante dalla lettura di quella critica,o analisi,non sempre riesco a differenziare le 2 cose..........magari invece se la legge tito non gliene importa nulla,o in ogni caso poco,perchè lui fa parte dello stesso universo che lavora,a quelle cose,e non è parte in causa come lettore,non deve capire anche attraverso le analisi.........

ma insomma,voglio concludere dicendo che,in questo come in altro, la soluzione mi sembra più semplice di quello che appaia....non credo esista un referente ideale per la critica delle cose.........solo si capisce sempre qualcosa di più,interessandosi a come le cose vengono giudicate nel settore...........con una piccola,importante differenza:che se la critica la leggo io che non sono nessuno e non ho mai pubblicato nulla,per me vale oro ela rileggerò volentieri anche 3 volte,mentre chi ha già i suoi buoni lavori alle spalle,ha già dentro il senso delle cose,e può scrivere e lavorare,credo,anche senza leggere certe critiche dall'alto......ma il legame con il basso-mi si passi il termine bonario-non va mai perduto.........

per questo mi piacciono tanto i blog come questo,e qui cerco solo le riflessioni,senza pretesa di inquadrarli,e non li leggo mai-giuro-come delle critiche......non ne sarei capace.......

Tito, parlare di me mi viene piu' facile, e forse mi permettera' di spiegarmi meglio: e' chiaro che quando scrivo sul blog cerco di "comunicare", ma i miei giudizi sono ovviamente basati sul mio giudizio, che e' basato sulla mia esperienza e quindi la mia soggettivita'. Hai ragione che non mi rivolgo agli autori, mentre invece questo a volte lo faccio in maniera piu' o meno inconscia quando parlo di fumetto. Ma e' comunque un processo dialettico, nel senso che solo un pazzo pretenderebbe di avere ragione a priori.
Detto questo, ritengo che i giochi al massacro, cosi' come le leccate non servano a nessuno... Pero' c'e' anche il rischio, da parte dell'autore di scrivere solo per il pubblico, e questo e' un rischio che si corre...

Onan il barbaro solitario, rapido come una intramuscolare, si riaffaccia ogni volta che si accennna al rapporto tra creativo e pubblico: un falso problema, come il doppio mento per un ultracentenario.
Un autore scrive sempre per se stesso. Un professionista adatta le sue capacità al personaggio/storia sul quale è chiamato a lavorare. Un professionista è tanto più autore in quanto riesce a proporre il suo punto di vista attraverso il veicolo/personaggio seriale senza snaturarlo. Un autore è tanto più professionista in quanto riconosce le istanze di un pubblico - anche mainstream - che potrebbero non entrare in sintonia con i tic del suo intimo.
Paradosso: un autore scrive per raccontare l'evoluzione della sua persona/maschera alla sua persona/maschera, un professionista scrive per il pubblico più ampio possibile, quindi nessuno dovrebbe scrivere per la critica ( o quanto meno, non dovrebbe essere identificata come prima interlocutrice ), ma la critica è necessaria.
Occorre, cioè, un cospicuo numero di professionisti della critica, spalmati, di gusto, ripieni di informazioni multidisciplinari ed aromatizzati con l'entusiasmo che traccino i progressi ed i passi falsi del medium.
Problema: in rete e su strada, abbiamo una discreta percentuale di persone in grado di scrivere un sonetto su di un bollito, un libello contro i reality shows, un distico sull'ultimo istant book , ma è difficile trovare un pellegrino che analizzi il rapporto tra vaudeville e Popeye, la relazione tra Orwell e V per Vendetta, il vincolo di causalità tra Gianfranco Funari e l'ultima incarnazione del Joker.

"in rete e su strada, abbiamo una discreta percentuale di persone in grado di scrivere un sonetto su di un bollito, un libello contro i reality shows, un distico sull'ultimo istant book , ma è difficile trovare un pellegrino che analizzi il rapporto tra vaudeville e Popeye, la relazione tra Orwell e V per Vendetta, il vincolo di causalità tra Gianfranco Funari e l'ultima incarnazione del Joker."
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Ringrazia per le piccole cose, piuttosto ;)

la storia in sintesi: batman era un successo da un paio d'anni e la National chiedeva a Bob Kane, in continuazione, nuovi criminali da contrapporre al dark knight, nuovi gadget con cui armare la mano del detective mascherato, nuove avventure in cui cacciare l'alter ego di bruce wayne. Kane salutava i managers della major con un sorrisone ed un entusiastico ' yes, we can' poi correva da Bill Finger e lo scongiurava di inventarsi qualche altra diavoleria.
Finger, ormai sull'orlo dell'esaurimento nervoso dopo aver creato in poco tempo Robin, il batplano, la bat cintura ed il bat segnale, prese la scusa di un lontano parente emigrato ed in punto di morte per scappare a Roma.
La città eterna negli anni quaranta appare magica agli occhi del creativo del bronx fino al momento in cui, all'uscita da un teatro, con gli occhi ancora ripieni delle gambe della Osiris, Finger non si ritrova ad inseguire un ladruncolo dal ciuffo impertinente, il ghigno ossessivo ed un completo chiassoso come solo uno spezzato stinto poteva essere in quei giorni neorealisti.
Gambalesta Finger sfoggiava l'allungo di chi si è scavato un tunnel nella Grande Mela inseguendo editors e raggiunse il piccolo di borgata senza azzopparlo con un batarang.
Il bimbo, un giovanissimo Gianfranco Funari, non rubava per fame, ma perchè aveva scommesso con il suo sidekick Franco 'er califfo' Califano che sarebbe riuscito a mettere le mani su veri dollari yankee.
Il resto è storia: secondo la leggenda, Finger scrisse la storia di esordio del Joker mentre aspetta di imbarcarsi a Fiumicino.
Recentemente, un nipote di Bill, pianista dilettante con il nick name di 'Fingers'Finger ha trovato,in una pianola che ha ereditato dallo zio, il canovaccio di una storia in cui Batman si scontrava con un pazzo singer romano che credeva di essere la reincarnazione di Nerone - the Caliph Nero. Parecchi anni prima di Max Zeus e di Ra's al Ghul. E' strano, ma nessun critico italiano ha raccontato la vicenda.

Siete matti (quasi tutti), ma vi amo (tutti)...
Tito

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