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L'arte di non leggere

Yellowkid

Se ne sta parlando QUI, in modo interessante.

Un tempo, quando mi capitava di sentire un collega dichiarare che non stava leggendo fumetti, mi sbalordivo. Pensavo che a me non sarebbe mai successo. Mi scandalizzavo anche un po'.
Come si fa a fare fumetti e a non leggerli?!

Poi ho scoperto che capita. Per certi periodi, si sente il bisogno di non farsi schiacciare, soffocare, da influenze di altri fumetti. Si cerca, casomai, ispirazione in altre cose. In altre letture, in altre visioni. O anche "semplicemente" guardandosi attorno.
Sono periodi, che poi passano.
Io ne sto vivendo uno, senza preoccuparmi.

Anche perché, a ben vedere, continuo a leggere più fumetti della maggior parte della gente che incrocio per strada.
E ne compro a quintali. Li metto lì, impilati, e prima o poi li leggerò tutti (o quasi). Ma intanto almeno li guardo, li sfoglio. Qualcosa mi trasmettono, anche così. Capisco in che direzione sta andando la barca.

E ci sono anche tutti i fumetti che leggo perché legati al mio lavoro, in un modo o nell'altro. Fumetti che "consulto"... o di cui magari faccio le bozze. Valgono anche questi, no?

Solo i miei, quelli sceneggiati da me, non li leggo mai, una volta stampati. Non li porto neanche a casa.
Ma che gusto ci sarebbe? So già come vanno a finire.

Comunque, promesso: prossimamente vi parlerò dei fumetti che avrò letto. Dopo Lucca Comics, se tornerò tutto intero.


Post scriptum
Ho incontrato scrittori di romanzi che preferiscono leggere saggistica o andare al cinema, soprattutto quando stanno scrivendo. Uno, una volta (era verso Natale, ricordo), mi ha chiesto se gli portavo un po' di fumetti, meglio tanti, perché altrimenti non sapeva cosa leggere. Il che è rassicurante, non vi pare?

Commenti

bello 'sto intervento.
ma, secondo te Tito, a prescindere dal periodo, che può essere transitorio, si può fare fumetti senza leggerne?

SP

Senza averne mai letti, magari no.
Senza leggerli, direi di sì. Ed eventualmente non c'è nulla di "immorale".

certo che non c'è nulla di immorale
però lo vedo davvero difficile
non sarebbe come un romanziere che non legge libri?
o un regista che non guarda film?
per utilizzare un mezzo lo si dovrebbe conoscere per bene
certo, poi ogni autore è diverso e funziona in modo diverso
forse è questo il punto

SP

Se ti può consolare, da quando faccio il critico musicale per una rivista di jazz mi sorprendo ad ascoltare sempre meno jazz (tranne, ovviamente, quello che devo ascoltare per lavoro, recensioni ecc.).
Anzi, dopo aver ascoltato quasi soltanto quello, per anni, ora sto scoprendo un sacco di altre musiche che prima non avevo mai esplorato.

In questo periodo mi è capitato di "pensare" ai fumetti, forse perchè mi è venuta voglia di leggere Blake e Mortimer e mi sono messo a cercarli in libreria.... Chi è che legge fumetti in questo momento, ovvero che età hanno i lettori, oggi ?
Ripensavo a me, mi facevo comprare fumetti anche se non ero ancora capace a leggere. Onnivoro, leggevo di tutto, poi ho affinato col tempo i gusti e le tematiche.
I miei amici 40 enni o giù di li, leggono ancora fumetti ed a volte ci troviamo a discutere di come sta andando la baracca, l'ultima volta siamo finiti a parlare di Magnus the robot slayer.... Poi vedo i figli dei miei amici che di fumetti non sanno un tubo, un ombra di tristezza mi pervade e non mi capacito, ma sono cambiate così tante cose ???

>Ma che gusto ci sarebbe? So già come vanno a finire

Ah, quindi sei un lettore di gialli, non un lettore di storie ;-).

V.

Mah, a ben vedere nel 99% dei casi i gialli (non i noir o gli hard boiled) sai come vanno a finire: il colpevole sarà scoperto e assicurato alla giustizia.

Ma al di là delle battute, ci sarebbe un lungo e interessante discorso da fare su cosa significhi riuscire a destare davvero interesse nel lettore per come andrà a finire una storia, per cosa ne sarà dei personaggi.

È possibile ciò in una storia di Tex, per esempio, laddove è chiaro che lui, Tex, ne uscirà vivo e vincente?
Secondo me, sì. È una sfida, ma va affrontata.
Ne parleremo... perché qui siamo davvero fuori tema.

Riparliamone, allora. Quando vuoi ;-).

V.

@ Lorenzo
Chiaramente l'età media dei lettori di fumetti si alzata, allargandosi la fascia del pubblico più adulto e le proposte a esso dedicate. Dispiace anche a me, tuttavia, che la lettura dei fumetti non cominci più in tenera età.

@ Sergio
La tua è la stanchezza del critico. Ma forse tu hai più il dovere (e quindi la fatica, certamente) di tenerti aggiornato.

@ SP
C'è anche un momento in cui il tuo "mezzo" lo hai assimilato, dopo migliaia di visioni o letture. E ti puoi permettere di chiudere la porta e restare solo, con la tua ispirazione e le tue idee. Almeno per un po' di tempo.
Non riesco a pensare a un romanziere che non ha MAI letto romanzi. Ma capisco che, dopo averne letti tantissimi e avere costruito un proprio stile, uno possa smettere per qualche tempo.
Si tratta quasi sempre di pause, credo. Difficile che uno smetta in via definitiva.
Ma non esiste una regola...

Ciao, dopo aver letto i vostri due post, è venuto pure a me da dire i mie "2 cents"... Sul mio blog.

Una cosa che mi piace dei blog è il fatto di una sorta di discussioni "in differita", dove ognuno risponde agli altri dicendo la sua, facendo spargere la discussione a macchia d'olio...

ciao!

Giorgio

Non vorrei fare l'inteprete del pensiero altrui, tuttavia vorrei far notare come il post di Roberto Recchioni esordisse domandando/si "…avete notato che sui blog dei fumettisti…" non si parla di fumetti, se non di quelli che lo stesso blogghista-fumettista ha scritto?
Le esperienze di lettura di ciascuno sono indubbiamente interessanti, specie se poi si traducono in consigli e segnalazioni per chi legge. Tuttavia, io ho trovato particolarmente interessante la prima parte della riflessione di Roberto, ossia che il blog serve al fumettista anzitutto per parlare di sé, per autopromuoversi e, in alcuni casi, per suonarsi la grancassa (il più delle volte, per un pubblico sparuto se non per platee desolantemente deserte). Ci sono lodevoli eccezioni, ovviamente. Primo fra tutti proprio Roberto Recchioni (che non conosco personalmente, quindi il mio è un giudizio assolutamente neutro) il cui blog è una lettura sempre interessante, Poi, il blog di Tito (che è mio amico, ma questo non conta), il blog di Luca Boschi, quello di Massimo Perissinotto e altri ancora (anche non specificamente fumettistici).
Non c'è niente di male a promuoversi, ovviamente. E il blog sa essere in certi casi uno strumento molto utile per costruirsi una propria vetrina. Ma mi pare che utilizzare il web 2.0 solo ed esclusivamente per suscitare nei lettori lodi e applausi (che il più delle volte manco arrivano), o per dire la propria a prescindere o per dare consigli non richiesti sia, quanto meno, un enorme spreco. Senza contare che a volte alla costruzione della vetrina non segue un adeguato assortimento di merce da proporre al pubblico.
Non so se sono andato fuori tema. Forse sì.

@studiopazzia: "o un regista che non guarda film?"
Beh, di registi a cui non fregava niente dei film altrui (o quasi) ce ne sono stati parecchi e anche tra i più grandi... Peckinpah, Hitchcock, Fellini, John Ford, sono solo i primi che mi vengono in mente.

Credo che l'intervento di Fausto sia qualcosa su cui fare una sana riflessione...

Ho evitato di commentare da Roberto, ma commenterò qua.
Oltre a ciò che hai già detto tu, con cui sono d'accordissimo, bisogna anche aggiungere un'altra considerazione: i fumettisti in Italia si conoscono quasi tutti, spesso abbastanza bene. A volte sono proprio amici stretti.
Parlare del libro di un mio amico mi fa piacere se mi ha convinto totalmente. Se c'è qualche parte che non mi è piaciuta, proprio per motivi di amicizia/conoscenza, preferisco dirglielo di persona, piuttosto che scriverlo sul blog.
Oppure ci sono autori così ovviamente superiori che ti sembra stupido solo rimarcarlo. Come se scrivessi una lunga recensione dell'ultimo lavoro di Palumbo. Assurdo, una volta detto che è bellissimo che cosa c'è da aggiungere?

Be', io il mio blog l'ho creato apposta per comunicare l'uscita di miei lavori o altre news che mi riguardassero in quanto autore. Non per "suonarmi" la grancassa, ma per fare in modo che quei dieci interessati potessero restare aggiornati...

Poi dopo, come per naturale conseguenza delle cose, mi sono trovato a scriverci sopra diverse riflessioni che mi capitava di fare sui fumetti e argomenti affini... una specie di "taccuino pubblico" di appunti e riflessioni... Non ci vedo niente di male! Anche perché è quello che succede a molti autori (Tito e Recchioni compresi).

Personalmente cerco di restare coi piedi per terra, sapendo di non essere certo un maestro e non è che mi lodi e imbrodi... Altri magari si "vendono" diversamente. Penso che, come spesso accade, il problema non sia il "cosa", ma il "come".

Una "vetrina" di un autore è utile, se quell'autore ti interessa. Ad esempio il blog della Barbato parla quasi solamente di ciò che fa lei a livello lavorativo, e anche solo per questo è molto interessante... perché a me i suoi lavori interessano e voglio sapere cosa bolle in pentola!

A parte questo, sono d'accordo con Fausto che i blog migliori da seguire sono quelli di Faraci e Boschi. Recchioni non sempre, però è un vulcano di spunti di riflessione. quindi seguo anche quello. Anche il blog di Badino ad esempio è interessante, perché ogni tanto ci sono degli spunti di discussione sulla sceneggiatura, come succede anche qui. E' come se gente come Tito, Recchioni, Badino, facessero da moderatori di una pubblica discussione: loro gettano il sasso nello stagno, e i cerchi si spandono.

Altri blog che leggo spesso sono poi quelli che pubblicano webcomic: Eriadan, Canemucca, Bonny-Ed, Braccio di Culo, l'Orso Ciccione... ce ne sono un sacco e alcuni sono veramente validi.

Giorgio

Il mio ragionamento partiva anzitutto dalle parole di Roberto Recchioni, il quale mi sembrava (posso ovviamente sbagliare nell'interpretazione) aver posto due domande:

1. I fumettisti leggono fumetti?
2. I blog dei fumettisti parlano solo dei fumetti che fanno loro?

La prima discussione era senza dubbio quella più interessante e, difatti, sia sul blog di Recchioni sia su quello di Faraci gli interventi più numerosi sono stati a questo riguardo. Io mi sono permesso di riprendere anche la seconda questione, ma non era rivolta a qualcuno in particolare. E se qualcuno si è sentito chiamato in causa e forse se l'è anche presa, mi dispiace, ma (Giorgio) io non stavo proprio parlando di te. Il tuo blog non lo seguo molto e ovviamente tu puoi usarlo per fare quello che ti pare, essendo casa tua.

Quanto al fatto che i blog di Recchioni, Faraci e anche Badino svolgano una simultanea azione di moderazione del dibattito, be', mi pare un po' azzardato. Non credo neppure che Badino abbia questa intenzione. Ho dato uno sguardo al suo blog e ho visto che (legittimamente) Sergio informa i suoi lettori sulle sue svariate attività di fumettista, scrittore, scrittore di prefazioni, organizzatore di mostre eccetera.

Sui blog di Tito e di Recchioni trovo invece, pressoché quotidianamente, informazioni e spunti "altri", e spesso di livello molto alto. Cito, per fare solo un paio di esempi, il post che Tito ha dedicato ai Prodigy e quello che Recchioni ha dedicato a Bill Hicks, uno dei più grandi e straordinari stand-up comedian di tutti i tempi, un autentico genio, non notissimo al grande pubblico.
Hicks non era un fumettista, né, che io sappia, Recchioni aveva o ha in mente di scrivere un fumetto su di lui. Eppure, ne ha parlato. Mi sembrava (ma, ripeto, posso sbagliare) che almeno una parte della discussione girasse intorno a questo punto.
Dopodiché, peace and love.

Ti ringrazio delle belle parole, Fausto. A Lucca ricordati di passare alla cassa.

Seriamente. Questo blog per me non può essere che così. È un impegno che ho preso.
Qui non sono da solo. La scatola su cui mi sono messo in piedi, per dire la mia, me l'ha data qualcun altro. Ed è una gran bella scatola. Ce ne sono quasi altre cento, qui attorno, nel progetto Nova.
Condivido l'impegno che abbiamo preso, tutti noi, di proporre testimonianze, notizie, proposte di discussione che siano stimolanti e di pubblico interesse. Non per un ristretto club od orticello.
Qui a destra vedete una colonna di "categorie" che va da "creatività" a "weblog". C'è anche "fumetti", chiaro. E per me ha il posto d'onore. Ma non può e non deve esserci solo quello.
A volte parlo anch'io degli affaracci miei. Lo ho appena fatto. Cerco però di farne un punto di partenza, un momento di confronto. Ci provo.

Da giugno - quando è partito il blog - ad adesso di cose mie ne sono state pubblicate diverse. Giusto settimana scorsa, guardavo un'edicola e vedevo lì cinque cose scritte in tutto o in parte da me. Soltanto di una vi ho parlato. Quella che mi sembrava più interessante, per tutti.
Poi, come ho già scritto in questo blog, cadere nelle trappole del narcisismo è facile. Forse a volte inevitabile. Però tento di stare in guardia, di pormi dei limiti precisi. Ma, ripeto, questo è un tipo di blog particolare, di cui è impossibile ignorare la cornice, il contesto.

Fausto, non me l'ero affatto presa! Figurati! Sapevo che non stavi parlando di me, ma volevo precisare cosa ne pensavo io del tuo ragionamento, partendo dalla mia esperienza personale.

Ah, volendo sul blog ogni tanto parlo anch'io di cose che esulano dal mio orticello, vedi Blu, Novecento, la mostra di Bacilieri, o i dialoghi uomo-computer giusto per dire le ultime... così giusto per dire che anche per me è cosa buona e giusta parlare un po' di tutto esprimendo il proprio punto di vista, purché si dica qualcosa di personale.

Giorgio

Devo però dire che effettivamente, riguardo al discorso del fatto che i fumettisti parlino poco dei fumetti che leggono, spesso (non sempre) ho una specie di pudore nel parlare degli altri fumetti. Film, romanzi, eccetera sono più "lontani" dal mio ambito attuale (non per sempre, spero).

Invece ho sempre qualche remora nel parlare dei fumetti che leggo. Perché, a seconda della "recensione" ho il timore di dare l'impressione di "leccare" qualcuno, di offendere qualche altro collega, di fare la figura del fan "nerd" per quanto riguarda i fumetti che adoro, di fare lo spocchioso nel caso di fumetti che non mi piacciono, e compagnia bella. E' una cosa in cui sono talmente "dentro" che è difficile mantenere un profilo discreto.

Le mie influenze sono dichiarate apertamente nella colonna a sinistra e in basso nel blog, questo dovrebbe bastare... Con questo non significa che non debba prossimamente parlare di fumetti che leggo, chissà!

Giorgio scrive:
"Invece ho sempre qualche remora nel parlare dei fumetti che leggo. Perché, a seconda della "recensione" ho il timore di dare l'impressione di "leccare" qualcuno, di offendere qualche altro collega, di fare la figura del fan "nerd" per quanto riguarda i fumetti che adoro, di fare lo spocchioso nel caso di fumetti che non mi piacciono, e compagnia bella. E' una cosa in cui sono talmente "dentro" che è difficile mantenere un profilo discreto."

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Ti capisco perfettamente, Giorgio. Grazie per gli interventi.

Una precisazione: Roberto e' il maestro nel suonarsi la grancassa, su questo non c'e' dubbio. Solo che lo sa fare in maniera intelligente e coinvolgente (quasi sempre, dei videogiochi non me ne puo' sbattere di meno, per esempio). Questa e' la differenza con altri blog di fumettisti che invece risultano molto, molto piu' piatti. Anzi, mi spingo pure a dire che la maggioranza dei blog di fumettisti che ho visto (fra professionisti e pseudo-tali) non sono proprio stimolanti per nulla.
Fra le eccezioni, appunto, il blog di Rrobe, quello di Susanna e questo (parlando di sceneggiatori, dei disegnatori parlero' un'altra volta, magari)
Alla fine il blog e' interessante se la persona che lo scrive e' interessante, di solito...
Per quanto riguarda il discorso di leggere i fumetti se uno li fa, e scusami se riconduco tutto sempre alla musica, durante le registrazioni di Ritual De Lo Habitual, Perry Farrell disse di non ascoltare affatto altra musica. Il risultato e' un capolavoro.
Per cui non penso che ci siano regole, in generale.
Certo, le risposte "standard" citate nel blog di Rrobe fanno tristezza, comunque...

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