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Suonando sul Titanic

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C'è un passaggio, in L'accademia dei sogni, in cui William Gibson sostiene che (cito a memoria) "per conoscere un'epoca bisogna conoscerne i sogni".

Ecco. La narrativa, il cinema, il fumetto di genere... la fantascienza, il western, il noir, l'horror, la commedia... hanno saputo raccontare i sogni e gli incubi del proprio tempo.
Le storie sono state il riflesso della Storia. Non tutte. Lo so, c'è anche stato tanto pattume. C'è stato, c'è e ci sarà.
Ma si può, si deve fare questo mestiere non semplicemente come se si stesse suonando nell'orchestra del Titanic: ostinandosi a distrarre la gente, mentre la nave cola a picco. È una cosa a cui sto pensando parecchio, in questo periodo. E magari lo avete già notato. Invecchio e tendo a ripetermi, scusate.

Non ho ancora le risposte. Ma almeno ho trovato qualche domanda.
Ne riparleremo. È una promessa (o una minaccia).

Commenti

Molto interessante come spunto!

Secondo te, negli ultimi anni, quali sono i prodotti che, raccontando una storia, volenti o nolenti stavano riflettendo la Storia?

Rimanendo il campo fumettistico, mi viene subito in mente la serie "Ultimates" di Mark Millar, ma pure tutta la deriva odierna degli eroi Marvel.

Certo, è difficile districarsi tra prodotti che presentano una metafora voluta (penso al "The Village" di Shyamalan), che hanno intento grottesco-parodistico (come "Cell" di Stephen King) o che piuttosto riescono più sottilmente a filtrare paure, sogni e speranze moderne semplicemente raccontando una storia (non so perchè, ma mi viene in mente "Lost")

Io sono fatalista al riguardo. Se uno vuole ardentemente essere lo specchio del suo tempo, probabilmente fallirà. O creerà opere, velleitarie, forzate, rigide.
Se ti capita ogni tanto di leggere Prospect, lì c'era un articolo in cui parlavano della "moda" di scrivere romanzi sullo stato dei tempi - ad esempio storie ambientate in simbolici anni '80, con la crisi di sfondo, ecc. - che in Inghilterra ha prodotto una serie di romanzi in realtà piuttosto ingessati, anche se pop e ultracitazionisti (come dicono i Wu Ming, questo ultimamente viene considerato un bene, ma lo è davvero?).
Ho il sospetto che una cosa del genere sia involontaria. L'autore vive nel suo tempo come una spugna e, a un certo punto, inizia a rilasciare nei suoi lavori quello che ha assorbito.
Solo mio parere, eh?

Ah, tutto questo pistolotto, per inciso, da una che ha scritto un fumetto (Inferno) pop, ultracitazionista e sullo stato dei tempi :)

"Se uno vuole ardentemente essere lo specchio del suo tempo, probabilmente fallirà. O creerà opere, velleitarie, forzate, rigide"

Non sono del tutto d'accordo.

Il rischio esiste, ed è enorme.
Penso ad esempio alla, spesso lodata, serie Vertigo Comics "DMZ", che parla di un giovane giornalista abbandonato dietro le linee di una Manhattan distrutta dalla guerra civile. Ecco, in questo fumetto avverto proprio la forzatura e la rigidità del voler operare una critica all'odierna società americana (soprattutto ai media) ma senza riuscire a costruire intorno una storia interessante e -soprattutto- dei personaggi "veri".

Al contrario penso ai già citati "Ultimates" di Mark Millar. Un fumetto che sprigiona politica ad ogni pagina e nasconde critiche per nulla velate all'imperialismo americano.
Ecco, pur conservando questa lettura politica, rimane fondamentalmente un gran bel fumetto di supereroi.

Gli esempi che ha citato Gak mi sembrano giusti, così come il richiamo di Susanna a evitare forzature, con il rischio di essere insinceri.
Credo che sia anche importante utilizzare un linguaggio moderno, raccontare con strumenti narrativi attuali. Anche il modo in cui si racconta riflette il tempo, l'epoca in cui si racconta. Il Tex delle origini, per esempio, ha saputo ergersi al di sopra di gran parte del fumetto avventuroso italiano dell'epoca, parlando un linguaggio adulto (addirittura inventandolo). E facendosi portatore di un discorso anche morale.

Se poi parliamo di Disney... be', come ho detto e ripetuto ossessivamente, difficile immaginare un fumetto più legato al mondo, alla realtà, più capace di trarne materiale narrativo.

Sì, e infatti mi trovo d'accordo anch'io con l'analisi di Giak. Credo che Millar intendesse raccontare una storia e che la sua storia non potesse prescindere da un determinato background politico, come, in fondo, nessuna storia. Sono insincere, piuttosto, quelle storie che pretendono di essere al di fuori di un contesto politico/sociale.
E però l'intento di Millar era appunto quello di raccontare una storia, non di raccontare una società. Che poi la sua storia sia diventata uno specchio è, a mio parere, segno che la storia è stata ben raccontata.
Si potrebbe fare lo stesso discorso con molti autori, da Moore a Pratchett, fino al "nostro" Dylan Dog - per non tirare in ballo i presenti ;)
Diverso è il caso di chi è partito dall'idea di essere "specchio", per poi costruirci intorno una storia.

" La narrativa, il cinema, il fumetto di genere... la fantascienza, il western, il noir, l'horror, la commedia... hanno saputo raccontare i sogni e gli incubi del proprio tempo."

E anche i fumetti migliori... Barks, Pazienza, persino Jack Kirby e i suoi super-eroi che sono "sixties" come i Beatles (a come i betles, appunto, eterni, mentre chi voleva essere eterno viene dimenticato). Perchè se non parli del tuo tempo... di che cavolo parli???

E qui forse ci sarebbe spazio per qualche riflessione sull'emorragia di lettori alla Bonelli dagli anni 90 ad oggi, e del perchè Dylan Dog all'epoca vendeva così tanto...

Credo sia impossibile scrivere qualcosa senza che ciò che siamo si mescoli a quello che vogliamo raccontare...E questo è frutto diretto delle esperienze fatte, metabolizzate o meno. Certo, ognuno di noi ha il proprio grado di sensibilità, sia che creiamo qualcosa o usufruiamo della creazione di qualcun altro. Un periodo storico segnato dalla superficialità non porta ad un gran numero di opere " profonde": la consapevolezza si sedimenta attraverso l'uso quotidiano e diffuso dell'attenzione, sotto forma di ricettività.
Già il fatto che gli esercenti di una comunicazione minore ( opinione altrui, non certo mia ) come il fumetto stiano parlando del senso del loro agire segnala che, se il mondo sta per finire, quello che viene dopo promette bene....
Ragazzi, ma vi rendete conto di quanto siete utili al cervello di tutti?
Vi bacio.
LeieVandelli.

Scrivere è sottrarre, ma dopo che hai capito tutto. E' camminare un passo di lato, per guardare il treno senza finirci sotto. E' vivere ogni giorno, creare una differenza, amare i personaggi di contorno e l'assalto alla diligenza. Hemingway diceva spesso: "Il mondo è pieno di vittime delle passioni non sincronizzate." Ecco, questo è il rischio maggiore: perdere la passione e la paura di rischiare, a vantaggio di qualcosa scritto bene, ma da buttare.

Io credo che, insomma, il punto sia nel guardarsi attorno, a lasciare che il mondo filtri con naturalezza in quello che scrivi. Certo, se però tieni la testa sotto la sabbia...

Alle volte penso a film come "Giù la testa". Quello è uno modi che mi piacciono di più di raccontare la realtà, ossia attraverso un filtro come il western, o la fantascienza, o altro. Togliere l'attenzione dello spettatore dai particolari poco significativi della realtà attuale per concentrarla sul "succo" del discorso. Pochi hanno saputo raccontare gli anni di piombo - ed esprimere la propria opinione in merito - come ha fatto Leone con "Giù la testa".

Ma anche la parodia è un ottimo modo di raccontare la realtà, ovviamente. Credo che I Simpsons siano lo specchio - deforme - più illuminante che possiamo avere sulla società americana. E' impressionante come colgano sempre il punto, facendo pure ridere.

Ecco, ho detto pure io la mia!

Giorgio

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