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Flusso di coscienza di Tito Faraci

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La prima svolta

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Quando vi proponete per una serie, con il primo soggetto, rischiate di sentirvi dare due risposte (be’, in realtà le risposte possono essere un milione, ma queste due sono interessanti…)

La prima risposta è che il vostro soggetto è troppo fuori dai binari di quella serie. E che sarebbe un rischio eccessivo affidare una storia del genere a un nuovo arrivato, alle prime armi.
Anche se contiene una sorta di gratificazione, è una risposta che fa male.

La seconda risposta è che il vostro soggetto non ha nulla di nuovo. Per roba del genere, la redazione è già attrezzata. E non si capisce, quindi, perché un editor dovrebbe fare un faticoso investimento su un nuovo autore per avere ciò che ha già. Il ragionamento non fa una grinza.

Che fare, allora? A parte deprimersi, chiaro…
Bisogna tentare di dare qualcosa di classico, che però abbia all’interno elementi innovativi, personali. Un paio di sterzate decise e inattese, uscendo di strada, per poi rientrarci dritti e sicuri.
Sorprenderete il lettore due volte: uscendo di strada e poi anche rientrandoci, appunto.

Oh, lo so: è più facile da dire che da fare. Però…

La cosa fondamentale è capire dove sono quei binari. Da che parte stanno andando. Quali sono le caratteristiche della serie, della testata, ora (non in un passato leggendario).
Per quanto possa sembrarvi paradossale, vi sarà più utile studiare con attenzione l’ultima annata, piuttosto che i singoli capolavori. Perché questi ultimi hanno sempre caratteristiche eccezionali. Non vi aiuteranno a comprendere quali siamo le attese dei lettori, quale sia la percezione attuale e radicata di quel certo personaggio, del suo universo narrativo.
Non potrete mai nemmeno sperare di essere originali, se non sapete rispetto a cosa esserlo.

(Poi, comunque, vale – o almeno dovrebbe valere – la solita regola generale: una buona storia non si rifiuta volentieri.)

Commenti

Leggendo quello che scrivi sembra tutto cosi' facile. Ricordo che io al liceo odiavo i temi di italiano: non sapevo mai cosa scrivere. Per fortuna ho finito per fare un altro lavoro e adesso mi svago leggendo (anche) le (tue) storie di Topolino e Diabolik.
Ma pensa. Per la verità io, quando scrivo qui queste cose, ho il timore che sembri tutto così difficile...
A me ai tempi dissero che il soggetto era uno dei più belli mai presentati sul personaggio (Paperino Paperotto) ma che il tema accennato non sarebbe MAI stato utilizzato. Infatti circa un anno dopo esce una storia in cui il tema viene ampiamente trattato. Se vuoi, Tito, te la faccio leggere (in privato, ovvio!)
Be', a naso, mi sembra probabile che il tuo soggetto rientrasse nel primo dei due casi di cui sopra (o forse in uno dell'altro milione). Si trattava - da quanto dici - di qualcosa di mai fatto e difficilmente sarebbe stato affidato a un esordiente. Leggere soggetti altrui, in particolare disneyani, mi provoca sempre molto imbarazzo. E ci metto una vita. Ho paura che il mio giudizio possa creare false aspettative o ingiuste disillusioni. Preferisco cercare di dare qualche consiglio generale qui, basato sulla MIA esperienza, nella speranza che possa essere utile a qualcuno. In bocca al lupo, ciao Tito
Resta però un interrogativo di fondo: " perché perdere il tempo a realizzare i sogni degli altri?" come diceva Orson Welles a Ed Wood. Perché uno scrittore dovrebbe farsi un mazzo tanto per scrivere personaggi di altri, per i quali non prenderà nemmeno i diritti d'autore? Non è più semplice scriverne dei propri? Se il motivo è "per far bollire la marmitta" tanto vale scrivere della "roba" minore poca fatica e le idee miglior le tieni per te. Arrivato a 65 anni, hai scritto molto, le enciclopedie ti citano come collaboratore di, non hai un minimo di caratteri su cui appoggiarti per ristampe, rivendite, cessioni per altri media, ecc.
Domanda interessante. Vedi, io quelle storie le sento e le scrivo come mie. E come tali sono percepite anche dai miei lettori. Si può essere autori (!) anche all'interno di una produzione seriale. È una sfida difficile, me ne rendo conto, ma non impossibile. Una sfida vinta anche da gente come Frank Miller, Romano Scarpa o Carl Barks. Ti prego, inoltre, di non farmi i conti in tasca e di non parlare per sentito dire. Oggi, io sulla maggior parte delle storie che scrivo ho diritti sulle ristampe. Anche su personaggi non miei. Brad Barron è un mio personaggio, a ogni titolo. Laddove non ho accordi in tal senso, ho un compenso che ritengo adeguato a rimediare a tale "mancanza". Ma la questione è interessante. Quindi ti ringrazio e mi riprometto di ritornarci. Lo farò di sicuro.
Oggi ho inviato una sinossi a un signore che tu conosci molto bene e che, dopo tanti anni, continua a far muovere un ALTRO tipo ( tipaccio, per alcuni: ma sono voci false e tendenziose ) in calzamaglia nera. Mi ha mosso una cifra di " puntuali critiche", come le definisce lui: alla fine si salva titolo e colpo di scena di chiusura. Però ho letto il tuo post proprio un attimo prima di cominciare l'editing alla sinossi e mi sono domandata se avevo fatto quello che consigliavi. Sì, lo avevo fatto. Rimetterò a posto tutto quello che mi è stato consigliato di ricalibrare, ma mi sono resa conto che la storia " gira" ed è proprio bello.
Cara mia, posso immaginare la scena. La strada, oltre che piena di curve, in questo caso è pure in salita...
A me hanno dato una risposta ke rientra nel milione. Dei soggetti da me spediti a un noto editore(disney)mi sono stati rispediti NON LETTI, con la precisazione ke la casa editrice per evitare polemiche ke potrebbero nascere da similitudini con loro progetti in via di sviluppo "NON LEGGE soggetti esterni non richiesti". Originale, vero???
La puntualizzazione finale del tuo post (sull'ultima annata da preferire ai capolavori) mi mette tristezza, e mi ricorda in particolare la deriva attuale di Dylan Dog.
Scusate, mi ripeto: "Non potrete mai nemmeno sperare di essere originali, se non sapete rispetto a cosa esserlo." Il mio era un invito all'originalità, non alla mediocrità. Per prendere coscienza di CHE COSA È ADESSO una serie, bisogna osservare la produzione recente. Per sollevarsi da un livello medio, bisogna sapere a che altezza è questa linea media. In che posizione. Se non sai da dove partire, il viaggio non lo cominci neppure.
Caro Tito mi riconosco completamente nelle tue parole: "Vedi, io quelle storie le sento e le scrivo come mie. E come tali sono percepite anche dai miei lettori. Si può essere autori (!) anche all'interno di una produzione seriale. È una sfida difficile, me ne rendo conto, ma non impossibile. Una sfida vinta anche da gente come Frank Miller, Romano Scarpa o Carl Barks". Mi fa molto piacere leggere queste cose. Unisco complimenti per la qualità e quantità del tuo lavoro. Nel caso volessi ordire qualche avventura borderline per il nostro amato topo e volessi coinvolgermi, basta un fischio. O uno squittìo. EF
Enrico! Sarebbe un gigantesco piacere! Ma... perché non lo abbiamo fatto già?
Yes, abbiamo condiviso il sentiero di uno o due episodi divertenti ma brevi. Una storia noir di sapore classico ci manca, per coronare il nostro matrimonio professionale. A te la palla.
Ok, affare fatto... ora bisogna fare rimbalzare la palla in via S. Sandri.
Ho finito da poco di leggere "Per Scrivere Fumetti". Complimenti vivissimi, penso comunque, che ne avrai già ricevuti a iosa. Ho letto il pezzo ed i commenti. Qualsiasi consiglio e lettura, per migliorarsi e migliorare è sempre ben accetta. Però... Sono rimasto purtroppo folgorato (in negativo) da quanto riportato dal buon Marco Ferrandino. Se io studio la serie, con meticolosità ed impegno. Calibro la media qualitativa e progetto una storia in cui i binari, scompaiono per poi ricomparire nel posto meno ovvio (la sterzata) però poi, mi devo scontrare contro il peggiore dei mali: l'indifferenza, tutto il castello precipita. La tenacia alla lunga paga ?