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Scala di valori

Eh1800_f15


Quando io scrivo, quando riesco a farlo, sto bene. A volte, mi sento felice.
Ci ho messo fin troppo tempo a rendermi conto di questo semplice fatto. Semplice e importantissimo...


Scrivere è importante di per sé, più del risultato finale. Scrivere è il gesto che precede tutto. Che è al di sopra di tutto.
Questa mia felicità è più importante di quella dei miei lettori, anche se per loro provo affetto (be’, per qualcuno di più e per qualcuno di meno... ma è un’altra faccenda).
Credo che le cose migliori siano quelle che scrivo provandola, questa felicità. Che è tutta mia, non dei miei personaggi. Posso scrivere storie terribilmente tristi, e sentirmi tremendamente - vergognosamente, dite? - felice.
Tirando le somme, questa mia felicità è molto, molto più importante del giudizio finale di qualunque critico (anche se a volte ci godo, a volte ci soffro).
Aveva ragione Bukowsky: scrivere è come andare a letto con una bellissima donna, e farsi pure pagare.

Quindi, ripeto, vietato lamentarsi.

Commenti

Allora... non eri molto felice quando scrivevi Brad Barron, vero? 0:-)

Capisco la sensazione, la provo scrivendo e suonando, e condivido il concetto che sia lo scrivere a venire prima di tutto, il motore primo, diciamo. Non so come sia la situazione quando quello che si scrive è per altri un prodotto che va venduto, consumato e quindi giudicato. Immagino faccia parte del gioco...

Gabriele.

Eh, no. Scrivendo Bred Barron ero felicissimo. E lo sono ancora.

PS
Scusate se non intervengo spesso. Come spiegato in altro post, non frequento molto la rete in questi giorni. Ho "seminato" alcuni post che partiranno in automatico. Mi auguro che tutto funzioni (senza immagini gigantesche o testo minuscolo o altri problemi... nel caso, però, chiedo comprensione).

personalmente mi diverto molto di più a letto. c'è anche da dire che ogni due giorni vengo ripresa dalla sindrome "io volevo fare il boscaiolo".

personalmente mi diverto molto di più a letto. c'è anche da dire che ogni due giorni vengo ripresa dalla sindrome "io volevo fare il boscaiolo".

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