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Posti di lavoro: Diego Cajelli

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Non so che periodicità avranno queste interviste, se ne avranno una. Dipenderà da chi mi capiterà a tiro, e da quando ciò avverrà. So però che le domande saranno sempre le stesse, con minime variazioni. È già qualcosa, in tanta indeterminatezza.


Si comincia con Diego Cajelli. Sceneggiatore milanese di storie di Napoleone, Dampyr, Zagor. Ideatore e autore di progetti propri, come Pulp Stories e Milano Criminale, nonché di un ormai introvabile saggio sullo scrivere fumetti. E, incidentalmente (ci ho pensato adesso), colui che ha scattato la mia foto in cima a questo blog.
Un uomo che sa il fatto suo. Se lo cercate, potete trovarlo (anche) qui.

Dov'è e come è fatto il tuo posto di lavoro?
Lavoro a casa, nel mio studio. È un rettangolo di cinque metri per due, con una finestra sul capolinea del metrò. La Diegocaverna è occupata principalmente da una libreria a U, alta dal pavimento al soffitto, piena di libri, fumetti, Cd, pupazzi, cose strane che recupero in giro, faldoni/archivio, e la mia personalissima raccolta di documentazione strana.
Poi c'è una scrivania con la postazione di lavoro vera e propria: computer, scanner, stampante, e un muro pieno di disegni, tavole, fotografie...

Ti sei dato una tabella regolare di marcia, orari fissi o qualche altra regola?
Per me, l'unico modo per rispettare orari, regole o tabelle, è credere di non averne. Mi spiego meglio. Se mi organizzo il lavoro per bene, va a finire che faccio tutt'altro. Per cui, ho sicuramente delle regole, degli orari eccetera, ma non me li dico.
In una situazione "normale", mi alzo abbastanza presto, e alle otto sono di fronte al computer con la mia prima tazzona di caffè. Vado avanti fino a ora di pranzo, sacco un'oretta e poi proseguo fino all'ora di cena.
In situazioni "straordinarie", lavoro anche dopo cena.
In situazioni da "panico" dormo quattro ore e vado avanti fino a quando non svengo sulla tastiera.
Quando si passa da una situazione all'altra?
Appena lo scopro ve lo dico. È che mi ritrovo in situazioni da "panico" senza capire come ci sono arrivato.
Ecco. Dovrei avere orari, tabelle di marcia e regole ben scritte su un foglio appeso a un muro.

Prima di cominciare. Oggetti e operazioni necessari, piccoli riti...
Sigarette. Purtroppo.
Giovani che sognate di diventare scrittori, non fare come me: non fumate, che fa male.
Nononono non prendete come esempio la mia "operazione necessaria", avere almeno un pacchetto iniziato e uno intonso sulla scrivania, nononono, non si deve, fa male.
Altra necessità assoluta, la musica. Tanta, varia, di tutti i tipi possibili, a seconda del momento e delle situazioni. Prediligo i Metallica a palla, ma anche Barry Manilow o Black Oak Arkansas.

Ci sono giorni senza idee? Nel caso, che si fa?
Più che di giorni senza idee, ci sono giorni in cui mi manca la voglia di mettermi a scrivere per bene le idee che ho avuto. È una tortura, litigo letteralmente con la tastiera e mi basta pochissimo per distrarmi. Per cui, che faccio? Mi distaggo. E di brutto, anche.
Chiaramente, più mi distraggo, più mi sento in colpa, e più mi sento in colpa, più non riesco a lavorare e mi distraggo.
La santa donna che sta con il sottoscritto mi dice sempre: Quando sei così esci, fatti un giro!
Non ci riesco. Soffriggo davanti al computer, sperando di recuperare il tempo perduto, incarognendomi.
In genere recupero il giorno dopo. Capita almeno una volta ogni quindici giorni, giusto per dovere di statistica.

Un trucco del mestiere che sei disposto svelare.
Non sono uno che riesce a scrivere di getto, per cui l'unico "trucco" che posso svelare è quello di scrivere prima di scrivere. Prima di mettermi di fronte ad una pagina bianca ho già "pensato", immaginato, "guardato" quello che sto per scrivere.
Di solito, il lato più visionario della mia immaginazione si mette in moto mentre lavo i piatti o guido l'automobile. Ho imparato a ricordarmi per bene tutte le scene e le "parole" che evoco in quei frangenti. Anche durante il dormiveglia, in quella fase che viene definita ipnagogica.
Basta un po' di allenamento e si riesce conservare la memoria di quelle visioni. E di solito, sono quelle che finiscono nei miei lavori. Ora mi prenderete per pazzo, vero?

Commenti

Occhei, da oggi ho un nuovo tatuaggio sulla schiena: "Un uomo che sa il fatto suo".
Grazie Tito!

Diè!

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